venerdì 27 aprile 2012

Il bambino che è in noi



Ascoltare questa intervista di Michelle Thomasson mi ha emozionato.
Ho avvertito vicinanza ad una persona con cui condivido profondamente un modo di sentire.

E' capitato spesso anche a me, e mi capita talvolta ancora, di cercare il "bambino che è in noi" nelle persone che incontro.
Spesso ne percepisco l'assenza; raramente lo intravedo presente, se non nei bambini stessi, che non hanno ancora perso quella vivacità dello sguardo, quella saggezza nel vivere il presente così com'è, nel vivere con la parte profondo del proprio sè, con la propria essenza.

Per uno strano scherzo del destino, proprio qualche ora fa stavo rileggendo un passo di Frammenti di un insegnamento sconosciuto e mi sono imbattuto in un passo che parla proprio della distinzione tra essenza e personalità:
"Ricorderemo che l'uomo è costituito da due parti: essenza e personalità. L'essenza è 'ciò che è suo'. La personalità è 'ciò che non è suo'. 'Ciò che non è suo' significa ciò che gli è venuto dall'esterno, quello che ha appreso, quello che riflette.
"Il bambino non ha ancora personalità. Egli è ciò che è realmente. Egli è essenza. I suoi desideri, i suoi gusti, ciò che gli piace, che non gli piace esprimono il suo essere così com'è. Ma allorchè interviene ciò che si chiama educazione, la personalità comincia a crescere."

Personalità ed essenza sono necessari l'uno all'altro.
Come il guscio è necessario all'uovo.
 

E ho sentito la tristezza
nel vedere sguardi spenti,
finestre di gusci vuoti,
in cui riesco a volte a sentire
l'eco delle risate dei bambini
che li hanno un tempo abitati.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Fantastico post e, blog, volevo chiedere una cosa che non c'entra col post...perchè su questo blog la data segna due giorni della settimana avanti?

Jan Quarius ha detto...

:)

Complimenti per il blog... semplice ma compatto.

Jan