Si dice che l'amore non è bello se non è litigarello.
Ieri ne parlavamo io e Vale, pensando alle coppie che conosciamo:
più o meno tutti litigano,
alcuni lo fanno vedere altri no,
ma soprattutto
alcuni litigano per le stesse identiche ragioni,
magari per una vita intera...
Quando io e Vale continuiamo a litigare per lo stesso motivo,
è evidente che c'è un blocco, c'è un ostacolo che va superato.
In quel caso é veramente frustrante,
perchè sembra di essere impantanati nelle sabbie mobili,
ad ogni passo si affonda.
Il pericolo è l'adattamento.
Sento che una parte di me ci starebbe bene in quella situazione,
pur di non muovere un passo,
sarebbe disposta a fare una vita di adattamento.
Se mi guardo intorno vedo spesso coppie che si adattano,
litigi che da acuti diventano cronici,
a volte anche folcloristici,
ma comunque frutto di un adattamento:
"io non voglio cambiare e neanche tu, quindi sopportiamoci".
Una volta ho letto che c'è un metodo per uscire dalle sabbie mobili:
bisogna fare dei passi indietro, come se si salisse una scala al contrario.
Cambiare vuole dire anche fare dei passi indietro,
dei passi che ci fanno uscire dall'impantanamento
e ci portano in alto.
Litigi d'amore
martedì 10 novembre 2009
domenica 8 novembre 2009
Tempo di raccolto
Festa di compleanno per mia madre.
Sono in tensione per il "cosa penseranno".
Il motivo è la torta che ho fatto con Vale ieri: spero che piaccia, ma temo che verrà criticata.
Se l'avessi fatta per i miei amici non sarei così in tensione ma: mia madre, mio padre, mio fratello.
La famiglia al completo, davanti alla nostra torta. Ed è come se sentissi che è la mia vita ad essere sotto giudizio.
Mi rendo conto che la mia famiglia fa del giudizio un'abitudine quotidiana.
E' uno dei meccanismi chiave che regola la mia vita, fin da piccolo.
Quando sono con loro continuo a criticare, interiormente ed esteriormente.
La persona che critico di più? mio padre.
La persona da cui vorrei ricevere approvazione? mio padre.
La persona a cui faccio meno complimenti? vabbè l'avete già capito...
La famiglia è la culla dei meccanismi, quelli più radicati, che si stenta quasi a vederli.
Ma è anche la culla dei nostri talenti.
Grano e gramigna abbracciati insieme fin dalla nascita.
Ma quando il grano è maturo, cosa ce ne facciamo della gramigna?
Sono in tensione per il "cosa penseranno".
Il motivo è la torta che ho fatto con Vale ieri: spero che piaccia, ma temo che verrà criticata.
Se l'avessi fatta per i miei amici non sarei così in tensione ma: mia madre, mio padre, mio fratello.
La famiglia al completo, davanti alla nostra torta. Ed è come se sentissi che è la mia vita ad essere sotto giudizio.
Mi rendo conto che la mia famiglia fa del giudizio un'abitudine quotidiana.
E' uno dei meccanismi chiave che regola la mia vita, fin da piccolo.
Quando sono con loro continuo a criticare, interiormente ed esteriormente.
La persona che critico di più? mio padre.
La persona da cui vorrei ricevere approvazione? mio padre.
La persona a cui faccio meno complimenti? vabbè l'avete già capito...
La famiglia è la culla dei meccanismi, quelli più radicati, che si stenta quasi a vederli.
Ma è anche la culla dei nostri talenti.
Grano e gramigna abbracciati insieme fin dalla nascita.
Ma quando il grano è maturo, cosa ce ne facciamo della gramigna?
La prigione del cosa penseranno
L'altro giorno ho visto un bel filmato di una conferenza e mi ha colpito una frase:
"là dov'è il nostro pensiero, è la nostra energia".
A me, questa frase, aveva colpito in relazione ad un aspetto peculiare del nostro essere umani.
Ho appreso, e ho potuto verificare nella mia vita,
che molta energia viene spesa nel sembrare più che nell'essere:
vogliamo apparire belli, intelligenti, astuti, generosi, potenti, ecc.
ognuno secondo quel che gli suggerisce la sua tipologia.
Questo perchè la nostra mente è occupata in gran parte a produrre pensieri del tipo:
"cosa penseranno di me se faccio questo?"
Dove va il pensiero, va l'energia.
Ma poichè la nostra energia quotidiana è limitata,
cosa resta per l'essere?
quale energia utilizzerò per crescere interiormente,
per attivare il benedetto processo di cristallizzazione?
Riportare l'attenzione al sè.
Per quello che è.
Adesso.
La prigione del "cosa penseranno"
è piena di finestre
ma scarsa di specchi.
"là dov'è il nostro pensiero, è la nostra energia".
A me, questa frase, aveva colpito in relazione ad un aspetto peculiare del nostro essere umani.
Ho appreso, e ho potuto verificare nella mia vita,
che molta energia viene spesa nel sembrare più che nell'essere:
vogliamo apparire belli, intelligenti, astuti, generosi, potenti, ecc.
ognuno secondo quel che gli suggerisce la sua tipologia.
Questo perchè la nostra mente è occupata in gran parte a produrre pensieri del tipo:
"cosa penseranno di me se faccio questo?"
Dove va il pensiero, va l'energia.
Ma poichè la nostra energia quotidiana è limitata,
cosa resta per l'essere?
quale energia utilizzerò per crescere interiormente,
per attivare il benedetto processo di cristallizzazione?
Riportare l'attenzione al sè.
Per quello che è.
Adesso.
La prigione del "cosa penseranno"
è piena di finestre
ma scarsa di specchi.
sabato 7 novembre 2009
La fabbrica di cristalli
A pranzo dai miei: si parla di vaccini anti-suini e amenità farmacologiche.
Guardo mia madre, la ascolto mentre argomenta, dentro di me sento un sorriso che nasce.
Mi ricordo le sue posizioni sulla mia scelta di non prendere farmaci, che ho iniziato qualche anno fa. Era contraria, preoccupata, non si fidava della mia capacità di scelta, autonoma rispetto ad un medico.
La vedo adesso, che parla di sistema immunitario, di vaccini pericolosi, di alimentazione...
Se ripenso a me qualche anno fa, non avevo la certezza che ho adesso sul senso di questa scelta. Pur evitando medicine, avevo dubbi, paure di fare la cosa sbagliata, di uscire dallo schema generale di comportamento.
Malattia dopo malattia, è cresciuta in me la consapevolezza di cosa voglia dire "malattia" e di quanto assurdo sarebbe prendere una pillola per annullare il messaggio che la malatta porta con sè. Questa certezza ha iniziato a "cristallizzarsi", come una piccola roccia calcarea, formata con l'acqua e con il tempo.
Quello che l'insegnamento di quarta via mia aiutato a vedere è proprio questo: la mia vita è instabile, liquida: tutto accade senza la mia volontà e quindi dipende dalle influenze esterne.
Pericolo suina, terrorismo psicologico, delirio di massa... faccio il vaccino.
Ma se mi impegno nella presenza, posso creare dei piccoli spazi di costanza, di stabilità: posso cristallizzare in me una conoscenza e un comportamento coerente.
Allora, e solo allora, questo comportamento può avere un effetto reale sulla mia vita e sulla vita delle persone che mi stanno attorno.
Guardo mia madre, la ascolto mentre argomenta, dentro di me sento un sorriso che nasce.
Mi ricordo le sue posizioni sulla mia scelta di non prendere farmaci, che ho iniziato qualche anno fa. Era contraria, preoccupata, non si fidava della mia capacità di scelta, autonoma rispetto ad un medico.
La vedo adesso, che parla di sistema immunitario, di vaccini pericolosi, di alimentazione...
Se ripenso a me qualche anno fa, non avevo la certezza che ho adesso sul senso di questa scelta. Pur evitando medicine, avevo dubbi, paure di fare la cosa sbagliata, di uscire dallo schema generale di comportamento.
Malattia dopo malattia, è cresciuta in me la consapevolezza di cosa voglia dire "malattia" e di quanto assurdo sarebbe prendere una pillola per annullare il messaggio che la malatta porta con sè. Questa certezza ha iniziato a "cristallizzarsi", come una piccola roccia calcarea, formata con l'acqua e con il tempo.
Quello che l'insegnamento di quarta via mia aiutato a vedere è proprio questo: la mia vita è instabile, liquida: tutto accade senza la mia volontà e quindi dipende dalle influenze esterne.
Pericolo suina, terrorismo psicologico, delirio di massa... faccio il vaccino.
Ma se mi impegno nella presenza, posso creare dei piccoli spazi di costanza, di stabilità: posso cristallizzare in me una conoscenza e un comportamento coerente.
Allora, e solo allora, questo comportamento può avere un effetto reale sulla mia vita e sulla vita delle persone che mi stanno attorno.
venerdì 6 novembre 2009
Stato di necessità o necessità di stato?
Nel film di stasera, un vecchio tarmato, di quelli che sanno di caramelle alla menta,
vuole arrivare a tutti i costi in sudamerica e portare la sua casa sulle cascate paradiso.
Ha fatto una promessa alla moglie, prima che morisse.
Così riempie di palloncini areostatici la casa, che si solleva in volo, e raggiunge quasi subito le cascate.
Dopo venti minuti, il film potrebbe finire qui.
Lui si siede sul divano e sospira. Basta.
E adesso? Ora che ha raggiunto la meta?
Non vi sto a raccontar la trama, ma da qua partono una serie di avventure che lo cambieranno profondamente nell'animo e che gli permetteranno di tirar fuori energie nascoste.
E soprattutto lo porteranno da uno stato di apatica tristezza all'amore frizzante per l'avventura.
Nella vita è più interessante raggiungere lo stato che la meta.
Perchè lo stato aiuta a raggiungere la meta, ma il contrario no.
Eppure, che scemi, spesso pensiamo proprio così:
"dopo l'università inizia la vera vita"
"una volta sposato sarò felice"
"un figlio, un figlio si che mi porterà ad uno stato di grazia"
"Dopo la pensione, farò quello che mi pare e... sarò felice"
Sulla tomba scriveremo:
"Morto mentre cercava quello che già aveva"
vuole arrivare a tutti i costi in sudamerica e portare la sua casa sulle cascate paradiso.
Ha fatto una promessa alla moglie, prima che morisse.
Così riempie di palloncini areostatici la casa, che si solleva in volo, e raggiunge quasi subito le cascate.
Dopo venti minuti, il film potrebbe finire qui.
Lui si siede sul divano e sospira. Basta.
E adesso? Ora che ha raggiunto la meta?
Non vi sto a raccontar la trama, ma da qua partono una serie di avventure che lo cambieranno profondamente nell'animo e che gli permetteranno di tirar fuori energie nascoste.
E soprattutto lo porteranno da uno stato di apatica tristezza all'amore frizzante per l'avventura.
Nella vita è più interessante raggiungere lo stato che la meta.
Perchè lo stato aiuta a raggiungere la meta, ma il contrario no.
Eppure, che scemi, spesso pensiamo proprio così:
"dopo l'università inizia la vera vita"
"una volta sposato sarò felice"
"un figlio, un figlio si che mi porterà ad uno stato di grazia"
"Dopo la pensione, farò quello che mi pare e... sarò felice"
Sulla tomba scriveremo:
"Morto mentre cercava quello che già aveva"
giovedì 5 novembre 2009
Geometria del multisala
un attimo prima...
un attimo dopo...
restare è lo scopo.
Stasera nel salone si è parlato di leggi geometriche,
una geometria dell'anima, affascinante e utile.
Mentre vivo la mia giornata sono spesso fuori dal momento presente.
O sto immaginando cosa farò un attimo dopo, domani, tra un anno...
o, al contrario, sto ricordando qualcosa, di recente o di lontano.
Così mi capita che la mente si "incagli" in un pensiero
e ci rimanga per minuti...a volte ore.
E più si incaglia, più i miei sensi si affievoliscono,
diventano opachi, ovattati.
La mente si richiude in se stessa,
tenendo fuori la vita reale,
che continua a fluire con la sua straordinaria bellezza,
ma senza di me.
A volte vedo persone così assorte nei loro film,
che potrei sfilargli i pantaloni e neanche se ne accorgerebbero.
La metropolitana milanese ne fornisce una vasta gamma:
un'intera sfilza di multisala su due gambe,
dalle cui facce, a volte, si percepisce il tipo di film...
storia d'amore, horror, melanconico, comico, porno, intellettuale, poetico, ecc.
Vite inventate o storie passate,
scene negative o realtà edulcorate...
è meglio se restate.
un attimo dopo...
restare è lo scopo.
Stasera nel salone si è parlato di leggi geometriche,
una geometria dell'anima, affascinante e utile.
Mentre vivo la mia giornata sono spesso fuori dal momento presente.
O sto immaginando cosa farò un attimo dopo, domani, tra un anno...
o, al contrario, sto ricordando qualcosa, di recente o di lontano.
Così mi capita che la mente si "incagli" in un pensiero
e ci rimanga per minuti...a volte ore.
E più si incaglia, più i miei sensi si affievoliscono,
diventano opachi, ovattati.
La mente si richiude in se stessa,
tenendo fuori la vita reale,
che continua a fluire con la sua straordinaria bellezza,
ma senza di me.
A volte vedo persone così assorte nei loro film,
che potrei sfilargli i pantaloni e neanche se ne accorgerebbero.
La metropolitana milanese ne fornisce una vasta gamma:
un'intera sfilza di multisala su due gambe,
dalle cui facce, a volte, si percepisce il tipo di film...
storia d'amore, horror, melanconico, comico, porno, intellettuale, poetico, ecc.
Vite inventate o storie passate,
scene negative o realtà edulcorate...
è meglio se restate.
martedì 3 novembre 2009
L'assenza di ali
Il video del post di ieri, quello sul piccolo Kiwi, l'ho trovato tempo fa sul web.
Non l'avevo capito subito.
Ma alla seconda visione mi ha commosso.
Il kiwi.
Un piccolo volatile che non vola.
Una contraddizione in termini.
Un buffo scherzo di natura.
Eppure ha un sogno da realizzare.
Vuole essere uccello che si libra tra gli alberi.
Spinto dallo scopo,
per una vita intera
solleva alberi dieci volte più grandi,
li inchioda uno ad uno al dirupo, poi
si prepara al suo primo e ultimo volo.
Inseguire un sogno per riuscire a realizzarlo
è quotidiana sfida
è memoria costante dello scopo.
Dopo il primo, faticoso, albero
mi sarei rassegnato ad essere solo un Kiwi,
giustificandomi con la mia assenza di ali.
Grazie Kiwi!
Non l'avevo capito subito.
Ma alla seconda visione mi ha commosso.
Il kiwi.
Un piccolo volatile che non vola.
Una contraddizione in termini.
Un buffo scherzo di natura.
Eppure ha un sogno da realizzare.
Vuole essere uccello che si libra tra gli alberi.
Spinto dallo scopo,
per una vita intera
solleva alberi dieci volte più grandi,
li inchioda uno ad uno al dirupo, poi
si prepara al suo primo e ultimo volo.
Inseguire un sogno per riuscire a realizzarlo
è quotidiana sfida
è memoria costante dello scopo.
Dopo il primo, faticoso, albero
mi sarei rassegnato ad essere solo un Kiwi,
giustificandomi con la mia assenza di ali.
Grazie Kiwi!
mercoledì 7 ottobre 2009
Il romanzo della vita
Cerchio di persone sedute sul tappeto grande,
incensi profumano l'aria di altre atmosfere,
ognuno prende la parola,
come se fossimo una tribù Navajo.
Corpi rilassati, cuori aperti e menti limpide.
In quel clima di saggezza, Enrico prende la parola:
"un giorno ho sentito dire che la vita senza uno scopo è come un uomo che cammina senza saper dove andare...tanto vale non camminare. Conquistarsi un orizzonte è la via per onorare la vita che ci scorre nelle vene."
Sembra un pensiero banale, quasi scontato.
Molti pensano di avere uno scopo nella vita. Anche io.
Nella realtà dei fatti, in quei rari e preziosi momenti in cui faccio i conti con la vita,
mi rendo conto che l'orizzonte è sfumato, la nebbia blocca la visuale.
In molte occasioni riesco a vedere solo dove metto i piedi.
Il pensiero affascinante è che ognuno, in questo viaggio terreno, ha il suo orizzonte da conquistare:
ognuno ha un bagaglio di talenti, di aspirazioni e di ostacoli interiori che lo portano verso un preciso scopo.
Come un romanzo già scritto che si svela a chi lo sa decifrare.
Un romanzo in cui noi,
da lettori inconsapevoli,
possiamo diventare protagonisti.
incensi profumano l'aria di altre atmosfere,
ognuno prende la parola,
come se fossimo una tribù Navajo.
Corpi rilassati, cuori aperti e menti limpide.
In quel clima di saggezza, Enrico prende la parola:
"un giorno ho sentito dire che la vita senza uno scopo è come un uomo che cammina senza saper dove andare...tanto vale non camminare. Conquistarsi un orizzonte è la via per onorare la vita che ci scorre nelle vene."
Sembra un pensiero banale, quasi scontato.
Molti pensano di avere uno scopo nella vita. Anche io.
Nella realtà dei fatti, in quei rari e preziosi momenti in cui faccio i conti con la vita,
mi rendo conto che l'orizzonte è sfumato, la nebbia blocca la visuale.
In molte occasioni riesco a vedere solo dove metto i piedi.
Il pensiero affascinante è che ognuno, in questo viaggio terreno, ha il suo orizzonte da conquistare:
ognuno ha un bagaglio di talenti, di aspirazioni e di ostacoli interiori che lo portano verso un preciso scopo.
Come un romanzo già scritto che si svela a chi lo sa decifrare.
Un romanzo in cui noi,
da lettori inconsapevoli,
possiamo diventare protagonisti.
martedì 6 ottobre 2009
Memory alternativo
Martino è nel letto, imbacuccato nelle lenzuola rosse.
Mi guarda mentre gli accarezzo la fronte piena di riccioli.
Abbiamo appena finito di giocare con le carte di memory: io volevo giocare come si fa di solito (carte coperte, trova le coppie), ma lui niente: si è inventato due modi diversi per giocarci. Gli ho dato corda, non volevo litigare.
"Io ieri sono andato al parco della Preistoria...tu cosa hai fatto?"
"Ero al lavoro..." e mi fermo li, perchè penso che sia difficile da spiegare.
"Lavoravi col computer?"
"Si" cosa gli dico...dei fogli excel, delle slides che ho preparato...mah
"E cosa hai scoperto?"
"..."
"Cos'hai scoperto col computer?" insiste
"..."
Come faccio a spiegare a mio nipote di 5 anni che in realtà non scopro niente?
Che il mio lavoro, per il 95%, è una ripetizione di gesti, di frasi fatte, di relazioni superficiali...
In sostanza una ripetizione di percorsi mentali prestabiliti.
Azione - reazione.
Imparati con l'esperienza.
Poi penso al memory di prima.
Come i bambini...occorre pensare come i bambini.
Con la mente libera e aperta.
"Buonanotte Marti, ci vediamo settimana prossima"
Si sa mai che imparo qualcosa di più...
Le génie, c'est l'enfance retrouvée à volonté
C. Baudelaire
Mi guarda mentre gli accarezzo la fronte piena di riccioli.
Abbiamo appena finito di giocare con le carte di memory: io volevo giocare come si fa di solito (carte coperte, trova le coppie), ma lui niente: si è inventato due modi diversi per giocarci. Gli ho dato corda, non volevo litigare.
"Io ieri sono andato al parco della Preistoria...tu cosa hai fatto?"
"Ero al lavoro..." e mi fermo li, perchè penso che sia difficile da spiegare.
"Lavoravi col computer?"
"Si" cosa gli dico...dei fogli excel, delle slides che ho preparato...mah
"E cosa hai scoperto?"
"..."
"Cos'hai scoperto col computer?" insiste
"..."
Come faccio a spiegare a mio nipote di 5 anni che in realtà non scopro niente?
Che il mio lavoro, per il 95%, è una ripetizione di gesti, di frasi fatte, di relazioni superficiali...
In sostanza una ripetizione di percorsi mentali prestabiliti.
Azione - reazione.
Imparati con l'esperienza.
Poi penso al memory di prima.
Come i bambini...occorre pensare come i bambini.
Con la mente libera e aperta.
"Buonanotte Marti, ci vediamo settimana prossima"
Si sa mai che imparo qualcosa di più...
Le génie, c'est l'enfance retrouvée à volonté
C. Baudelaire
mercoledì 23 settembre 2009
Nebbia
Mi sento pieno di vuote parole.
Testa e cuore fanno a pugni.
Dove sta la verità?
Un post poco edificante...
ma realistico.
Buona notte
Testa e cuore fanno a pugni.
Dove sta la verità?
Un post poco edificante...
ma realistico.
Buona notte
martedì 22 settembre 2009
Il muscolo
Durante la danza,
Shurta ci esorta
a dare costanza:
s'apre una porta.
Shurta ci esorta
a dare costanza:
s'apre una porta.
Tra i preziosi insegnamenti che ci ha donato ieri Shurta, nel corso del seminario di danze sacre, due messaggi brillavano tra tutti: cercate di migliorare costantemente, in ogni occasione, date il meglio di voi, ma senza essere troppo rigidi con voi stessi, ricordate di volervi bene.
E per far questo occorre che vi ricordiate di voi stessi, sempre e dovunque. Altrimenti rimanete preda dei vostri meccanismi, del sonno e della pigrizia...
Ricordate che esistete, ricordate il dono fantastico che è la vostra vita e il motivo per cui siete su questa Terra: crescere, evolvere.
Per ricordarsi di sè è necessario sviluppare un muscolo.
Il muscolo dell'attenzione.
Un'attenzione molto particolare, che si divide tra noi stessi e il mondo che ci circonda.
Normalmente siamo attenti a ciò che accade intorno o, molto spesso, siamo presi nei nostri pensieri. Questo ci identifica con ciò che guardiamo, con ciò che pensiamo.
Non siamo noi stessi, ma siamo i pensieri che pensiamo, la televisione che guardiamo, i discorsi che facciamo...
Altra percezione è essere nel mondo essendo in noi stessi.
Percepire il fuori e il dentro.
Contemporaneamente.
Questo stato apre la porta ad un'altra dimenione del vivere.
Grazie Shurta per avercelo ricordato : )
domenica 20 settembre 2009
Aspettando Mabon
"Oggi ho fatto il cambio di stagione… nell’armadio, nella vita!
Come un vestito troppo stretto ho buttato via la me stessa bambina. Ho riempito scatoloni di lacrime e fallimenti. Ho ripulito i miei cassetti pieni di sogni irrealizzati.
L’odore del passato era duro ad andar via, mi confondeva i sensi tanto da non permettermi di immaginare ciò che avrei potuto essere, mi è entrato nel sangue a ricordarmi ciò che ero, che poi è ciò che sono.
Ho fatto spazio nel mio cuore e in modo simbolico ho voluto tagliare quel laccio di emozioni che mi legava ad oggetti, orsacchiotti, quaderni di scuola come un cordone ombelicale.
Per poter vedere all’orizzonte opportunità, progetti, cambiamenti ho dovuto gettare ogni cosa nel cestino del passato e l’ho fatto con rancore, rabbia mista a delusione e rimpianto… tanta era la determinazione che non riuscivo neanche a piangere!
Io che conservo ogni ricordo sottoforma di oggetto materiale sperando nel ritrovarlo un giorno di associarlo a sensazioni, momenti…
Io che accumulo attimi su ricordi, persone ed emozioni sotto una coltre di polvere fatta dai giorni che scorrono veloci, dalla vita che prosegue imperterrita senza lasciarti il tempo di assimilare suoni, profumi, visioni…
Io che non ho mai messo in ordine i pensieri nella mia mente, io che non amo fare le pulizie di casa così come nella vita non divido il bene dal male e ciò che si dovrebbe fare da ciò che faccio…
Io, oggi, ho fatto il cambio di stagione!"
Navigando in rete ho trovato questo bel racconto di Romina che mi ricorda un buon atteggiamento da tenere col passato.
Da tempo tengo in casa una cassetta piena di ricordi: lettere, oggettini, biglietti di auguri, racconti...
La tengo per trattenere immagini edificanti di me, quasi a comporre un puzzle immaginario con la mia faccia in bella mostra.
Mi sono reso conto che quella cassetta, in realtà, serve a rassicurami sul fatto che esisto, che ho avuto delle relazioni, che ho lasciato una traccia in questo passaggio terreno.
La mia paura nascosta è non lasciar traccia...
Il risultato di questo lavorio di accumulazione è che la cassetta prende polvere in una casa che prende polvere: ristagno al quadrato.
E il ricordo di ieri toglie il respiro all'essere di oggi.
Martedì 22 alle ore 21:18 cade l'equinozio d'autunno.
In questo periodo i Celti festeggiavano Mabon, rigraziando per l'abbondanza dell'estate e preparandosi a decidere cosa estirpare e cosa coltivare per il buio inverno.
Buon cambio di stagione!
Come un vestito troppo stretto ho buttato via la me stessa bambina. Ho riempito scatoloni di lacrime e fallimenti. Ho ripulito i miei cassetti pieni di sogni irrealizzati.
L’odore del passato era duro ad andar via, mi confondeva i sensi tanto da non permettermi di immaginare ciò che avrei potuto essere, mi è entrato nel sangue a ricordarmi ciò che ero, che poi è ciò che sono.
Ho fatto spazio nel mio cuore e in modo simbolico ho voluto tagliare quel laccio di emozioni che mi legava ad oggetti, orsacchiotti, quaderni di scuola come un cordone ombelicale.
Per poter vedere all’orizzonte opportunità, progetti, cambiamenti ho dovuto gettare ogni cosa nel cestino del passato e l’ho fatto con rancore, rabbia mista a delusione e rimpianto… tanta era la determinazione che non riuscivo neanche a piangere!
Io che conservo ogni ricordo sottoforma di oggetto materiale sperando nel ritrovarlo un giorno di associarlo a sensazioni, momenti…
Io che accumulo attimi su ricordi, persone ed emozioni sotto una coltre di polvere fatta dai giorni che scorrono veloci, dalla vita che prosegue imperterrita senza lasciarti il tempo di assimilare suoni, profumi, visioni…
Io che non ho mai messo in ordine i pensieri nella mia mente, io che non amo fare le pulizie di casa così come nella vita non divido il bene dal male e ciò che si dovrebbe fare da ciò che faccio…
Io, oggi, ho fatto il cambio di stagione!"
Navigando in rete ho trovato questo bel racconto di Romina che mi ricorda un buon atteggiamento da tenere col passato.
Da tempo tengo in casa una cassetta piena di ricordi: lettere, oggettini, biglietti di auguri, racconti...
La tengo per trattenere immagini edificanti di me, quasi a comporre un puzzle immaginario con la mia faccia in bella mostra.
Mi sono reso conto che quella cassetta, in realtà, serve a rassicurami sul fatto che esisto, che ho avuto delle relazioni, che ho lasciato una traccia in questo passaggio terreno.
La mia paura nascosta è non lasciar traccia...
Il risultato di questo lavorio di accumulazione è che la cassetta prende polvere in una casa che prende polvere: ristagno al quadrato.
E il ricordo di ieri toglie il respiro all'essere di oggi.
Martedì 22 alle ore 21:18 cade l'equinozio d'autunno.
In questo periodo i Celti festeggiavano Mabon, rigraziando per l'abbondanza dell'estate e preparandosi a decidere cosa estirpare e cosa coltivare per il buio inverno.
Buon cambio di stagione!
sabato 19 settembre 2009
La vita, vista dall'alto, è più piccina
"Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di viaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.
E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.
Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!
Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare."
Grazie a Baudelaire per questa metafora.
Rispecchia lucidamente quello che sto vivendo.
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di viaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.
E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.
Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!
Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare."
Grazie a Baudelaire per questa metafora.
Rispecchia lucidamente quello che sto vivendo.
venerdì 18 settembre 2009
dove l'acqua è profonda, limpida e quieta
Stasera, dopo tanto tempo,
mi sono seduto alla tenue luce della candela
e ho chiesto un'indicazione.
"se mi cerchi,
ti farò da guida"
Nel turbinio di pensieri e cose "da fare",
per giorni e giorni,
ho mollato il timone,
la nave ha seguito le correnti accidentali
e si è incagliata di nuovo sul fondo sabbioso delle acque torbide.
E' in queste occasioni che la tempesta diventa amica dei marinai:
la tempesta sbroglia dall'impiccio,
gonfia le vele,
scuote le travi ammuffite.
E ora, su questa nave in mezzo al mare tempestoso,
mi ricordo.
Ricordo che da qualche parte, sotto coperta,
c'è un capitano che sa perfettamente la rotta
per tornare dove l'acqua è profonda, limpida e quieta.
mi sono seduto alla tenue luce della candela
e ho chiesto un'indicazione.
"se mi cerchi,
ti farò da guida"
Nel turbinio di pensieri e cose "da fare",
per giorni e giorni,
ho mollato il timone,
la nave ha seguito le correnti accidentali
e si è incagliata di nuovo sul fondo sabbioso delle acque torbide.
E' in queste occasioni che la tempesta diventa amica dei marinai:
la tempesta sbroglia dall'impiccio,
gonfia le vele,
scuote le travi ammuffite.
E ora, su questa nave in mezzo al mare tempestoso,
mi ricordo.
Ricordo che da qualche parte, sotto coperta,
c'è un capitano che sa perfettamente la rotta
per tornare dove l'acqua è profonda, limpida e quieta.
sabato 15 agosto 2009
L'ingegnere della NASA
Selinunte, Sicilia.
Pranziamo con cous cous di pesce
mentre si staglia nel sole
ciò che resta di un tempio greco.
Una riflessione al tavolo di fianco colpisce la mia attenzione:
"Si racconta che la NASA, alle prese col problema di scrivere nello spazio in assenza di peso, abbia speso milioni di dollari per realizzare una biro col serbatoio d'inchiostro pressurizzato. Senza la pressurizzazione e senza la gravità a farlo scendere, infatti, l'inchiostro non scorreva verso la punta e quindi la biro non scriveva.
Gli ingegneri sovietici, dovendo risolvere lo stesso problema, usarono la loro proverbiale semplicità.
Diedero ai cosmonauti una matita."
Gli ingegneri sovietici, dovendo risolvere lo stesso problema, usarono la loro proverbiale semplicità.
Diedero ai cosmonauti una matita."
Ho poi scoperto che l'aneddoto è una bufala, ma è comunque significativo.
Mi ricorda che spesso affronto i problemi che la vita mi porge
con la stessa insensata e complicata caparbietà di un ingegnere della NASA.
martedì 4 agosto 2009
Formiche rosse & co.
Mentre con foga strappo erbacce e rivolto mattoni ormai interrati,
in quell'angolo dell'orto che ci eravamo dimenticati,
succede l'inevitabile.
Nell'ombra, con i mesi, direi con gli anni,
si erano rintanati centinaia di insetti più vari.
Alcuni brutti ma innocui, come i millepiedi,
altri infingardi e aggressivi, come le formiche rosse.
Taluni addirittura non riesco neanche a vederli...
ne colgo solo le punture a tradimento.
Ad ogni mattone sollevato la luce penetra dove per anni era il buio.
Immaginate la reazione dei suddetti...
Più mi affanno a togliere ostacoli alla luce,
sgombrando barriere fossilizzate,
più le creature dell'ombra mi attaccano,
posso quasi sentirne le urla incarognite:
"lasciaci stare nell'ombra!
chi te lo fa fare di sopportare questa sofferenza
di punture e morsi? Molla il colpo"
Vado avanti.
Ho bisogno di guadagnare terreno su cui coltivare.
in quell'angolo dell'orto che ci eravamo dimenticati,
succede l'inevitabile.
Nell'ombra, con i mesi, direi con gli anni,
si erano rintanati centinaia di insetti più vari.
Alcuni brutti ma innocui, come i millepiedi,
altri infingardi e aggressivi, come le formiche rosse.
Taluni addirittura non riesco neanche a vederli...
ne colgo solo le punture a tradimento.
Ad ogni mattone sollevato la luce penetra dove per anni era il buio.
Immaginate la reazione dei suddetti...
Più mi affanno a togliere ostacoli alla luce,
sgombrando barriere fossilizzate,
più le creature dell'ombra mi attaccano,
posso quasi sentirne le urla incarognite:
"lasciaci stare nell'ombra!
chi te lo fa fare di sopportare questa sofferenza
di punture e morsi? Molla il colpo"
Vado avanti.
Ho bisogno di guadagnare terreno su cui coltivare.
martedì 28 luglio 2009
Il giorno del giudizio
Il famoso monito "sii giudizioso, figlio mio"
forse mi ha influenzato troppo.
In questo primo giorno di ritiro con i miei compagni di viaggio,
utilizzando alcuni strumenti molto appropriati per l'osservazione interiore
ho scoperto ch sono un giudicone fatto e finito.
Devo ammetterlo:
se qualche anno fa pensavo di essere l'emissario di Dio in terra
candido candido senza giudizio alcuno
in effetti ultimamente mi ero accorto
- grazie agli strumenti di cui sopra -
che "ogni tanto" sparavo qualche giudizio...
E invece, andando un po' più in profondità,
mi accorgo che i giudizi sono a raffiche di mitra.
RATARATARATARATARA
Stasera abbiamo condiviso riflessioni molto importanti sul giudizio
una delle più simpatiche è che il giudizio,
anche se pressochè inutile ad una vita cosciente,
una piccola utilità ce l'ha:
mi aiuta a vedere negli altri ciò che non mi piace di me.
La famosa trave nell'occhio...
quando nell'altro vedo anche solo una pagliuzza...
Benedetto giudizio!
forse mi ha influenzato troppo.
In questo primo giorno di ritiro con i miei compagni di viaggio,
utilizzando alcuni strumenti molto appropriati per l'osservazione interiore
ho scoperto ch sono un giudicone fatto e finito.
Devo ammetterlo:
se qualche anno fa pensavo di essere l'emissario di Dio in terra
candido candido senza giudizio alcuno
in effetti ultimamente mi ero accorto
- grazie agli strumenti di cui sopra -
che "ogni tanto" sparavo qualche giudizio...
E invece, andando un po' più in profondità,
mi accorgo che i giudizi sono a raffiche di mitra.
RATARATARATARATARA
Stasera abbiamo condiviso riflessioni molto importanti sul giudizio
una delle più simpatiche è che il giudizio,
anche se pressochè inutile ad una vita cosciente,
una piccola utilità ce l'ha:
mi aiuta a vedere negli altri ciò che non mi piace di me.
La famosa trave nell'occhio...
quando nell'altro vedo anche solo una pagliuzza...
Benedetto giudizio!
venerdì 24 luglio 2009
L'ospite inatteso e la beata fatalità
Proseguendo sull'episodio della macchina del post di ieri l'altro,
mi sono ricordato di un particolare ancora più assurdo.
Avendo la mia macchina nel garage,
ferma perchè non volevo usare la macchina
e perchè non avevo rinnovato l'assicurazione,
usavo la macchina di madre.
prima una volta, poi due...poi la usai ininterrottamente per qualche mese...
Quando dovevo parcheggiarla a casa,
avendo il garage bloccato dall'altra,
ero "costretto" a parcheggiarla fuori,
in strada, vicino a un fosso.
(in realtà avrei potuto parchegiarla dentro il cortile...
ma vuoi mettere, dover aprire il cancello, richiuderlo...
quanta vita sprecata)
Altro particolare.
Lasciavo il finestrino regolarmente aperto.
Tra l'altro era novembre.
Insomma da li a poco tempo iniziai a sentire uno strano odore in auto.
Avete presente quando fate la spesa alla coop
e il taleggio vi cade inavvertitamente sotto il sedile senza che ve ne accorgiate per giorni?
Non so se è capitato a qualcuno di voi, comunque l'odore era quello.
Il primo pensiero - dopo due o tre giorni - fu proprio il suddetto latticino.
Ma guardando sotto i sedili, niente taleggio o simili.
Mi rassegnai e disse "passerà".
Nel frattempo - mese di dicembre - viaggiavo regolarmente con il finestrino abbassato, per evitare di svenire alla guida.
A niente servirono le parole degli amici.
"sei sicuro che sia un odore passeggero? non conviene controllare?"
A niente le prese in giro.
"Fede, hai un cadavere nel bagagliaio?"
Ogni giorno era peggio.
Ma io ormai ero assuefatto.
Le mie amicizie intanto si sfoltivano...
E quando c'era da prendere la macchina - chissàperchè - tutti si offrivano di portarmi.
Epilogo della storia?
Finalmente restituii l'auto alla legittima proprietaria-madre.
Lei ovviamente si allarmò e fece controllare - a mio padre - l'auto.
Con il solo artifizio del suo naso da segugio,
si orientò verso il vano portaoggetti,
puntò la coda, e iniziò a "scavare".
Sorpresa!
Dietro al portaoggetti,
incastrato in una grata
nell'inane tentativo di fuggire,
un TOPO,
inesorabilmente putrefatto,
era immobile nel graticcio di plastica.
Entrato un mese prima dal finestrino aperto "vista fosso".
Ecco un chiaro esempio di come Pigrizia e Spirito di adattamento riescono a sposarsi,
in un connubio micidiale.
Beata fatalità!
mi sono ricordato di un particolare ancora più assurdo.
Avendo la mia macchina nel garage,
ferma perchè non volevo usare la macchina
e perchè non avevo rinnovato l'assicurazione,
usavo la macchina di madre.
prima una volta, poi due...poi la usai ininterrottamente per qualche mese...
Quando dovevo parcheggiarla a casa,
avendo il garage bloccato dall'altra,
ero "costretto" a parcheggiarla fuori,
in strada, vicino a un fosso.
(in realtà avrei potuto parchegiarla dentro il cortile...
ma vuoi mettere, dover aprire il cancello, richiuderlo...
quanta vita sprecata)
Altro particolare.
Lasciavo il finestrino regolarmente aperto.
Tra l'altro era novembre.
Insomma da li a poco tempo iniziai a sentire uno strano odore in auto.
Avete presente quando fate la spesa alla coop
e il taleggio vi cade inavvertitamente sotto il sedile senza che ve ne accorgiate per giorni?
Non so se è capitato a qualcuno di voi, comunque l'odore era quello.
Il primo pensiero - dopo due o tre giorni - fu proprio il suddetto latticino.
Ma guardando sotto i sedili, niente taleggio o simili.
Mi rassegnai e disse "passerà".
Nel frattempo - mese di dicembre - viaggiavo regolarmente con il finestrino abbassato, per evitare di svenire alla guida.
A niente servirono le parole degli amici.
"sei sicuro che sia un odore passeggero? non conviene controllare?"
A niente le prese in giro.
"Fede, hai un cadavere nel bagagliaio?"
Ogni giorno era peggio.
Ma io ormai ero assuefatto.
Le mie amicizie intanto si sfoltivano...
E quando c'era da prendere la macchina - chissàperchè - tutti si offrivano di portarmi.
Epilogo della storia?
Finalmente restituii l'auto alla legittima proprietaria-madre.
Lei ovviamente si allarmò e fece controllare - a mio padre - l'auto.
Con il solo artifizio del suo naso da segugio,
si orientò verso il vano portaoggetti,
puntò la coda, e iniziò a "scavare".
Sorpresa!
Dietro al portaoggetti,
incastrato in una grata
nell'inane tentativo di fuggire,
un TOPO,
inesorabilmente putrefatto,
era immobile nel graticcio di plastica.
Entrato un mese prima dal finestrino aperto "vista fosso".
Ecco un chiaro esempio di come Pigrizia e Spirito di adattamento riescono a sposarsi,
in un connubio micidiale.
Beata fatalità!
mercoledì 22 luglio 2009
L'ecologista pigro
Terrazza estiva, a cena con la mia vecchia cara amica Paola.
Davanti ad una buona Guinness e a delle splendide patatine al forno....
mentre il Sole calante si riflette sugli occhiali omonimi,
si rimembrano le cazzate della gioventù.
Me ne torna in mente una che illustra chiaramente un mio comportamento assolutamente meccanico, frutto del lavoro incontrastato della mia personalità...
Un tempo mi ero fatto la coscienziosa idea che avere la macchina fosse dannoso all'ambiente e mi inducesse, di per se stessa, ad inquinare.
Per cui avevo preso la ferma decisione di non utilizzarla e di lasciarla in garage.
La decisione era talmente ferma che avevo deciso persino - pensate - di lasciar scadere la polizza assicurativa della suddetta autovettura.
Non per pigrizia - sia ben inteso - ma per quella ferma decisione di cui sopra.
Ero sicuro che sarebbe stato uno stimolo ulteriore a non usarla.
Come spesso accade, però, la decisione l'aveva presa solo una parte di me, un gruppo di "io" - chiamiamoli i Verdi della situazione.
Nel frattempo, la mia mente continuava, come di consueto, a vagare in un avvicendarsi di risposte automatiche a stimoli esterni, per cui ben presto mi resi conto che, per mantenere n pace il resto dei miei "io" urlanti, avevo bisogno dell'auto.
D'altronde avevo deciso di non usarla, mica avevo deciso di cambiare tutte le mie abitudini...
Per cui chiesi la macchina a mia madre e inizia a usare quella.
Per settimane.
Qualche mese.
Finchè mi chiese, gentilmente e con tatto, se volevo per caso che me la regalasse...
Non vi dico la furia "io non voglio l'auto! Ho deciso di farcela senza! così non mi aiutate!".
Beato sonno...
Davanti ad una buona Guinness e a delle splendide patatine al forno....
mentre il Sole calante si riflette sugli occhiali omonimi,
si rimembrano le cazzate della gioventù.
Me ne torna in mente una che illustra chiaramente un mio comportamento assolutamente meccanico, frutto del lavoro incontrastato della mia personalità...
Un tempo mi ero fatto la coscienziosa idea che avere la macchina fosse dannoso all'ambiente e mi inducesse, di per se stessa, ad inquinare.
Per cui avevo preso la ferma decisione di non utilizzarla e di lasciarla in garage.
La decisione era talmente ferma che avevo deciso persino - pensate - di lasciar scadere la polizza assicurativa della suddetta autovettura.
Non per pigrizia - sia ben inteso - ma per quella ferma decisione di cui sopra.
Ero sicuro che sarebbe stato uno stimolo ulteriore a non usarla.
Come spesso accade, però, la decisione l'aveva presa solo una parte di me, un gruppo di "io" - chiamiamoli i Verdi della situazione.
Nel frattempo, la mia mente continuava, come di consueto, a vagare in un avvicendarsi di risposte automatiche a stimoli esterni, per cui ben presto mi resi conto che, per mantenere n pace il resto dei miei "io" urlanti, avevo bisogno dell'auto.
D'altronde avevo deciso di non usarla, mica avevo deciso di cambiare tutte le mie abitudini...
Per cui chiesi la macchina a mia madre e inizia a usare quella.
Per settimane.
Qualche mese.
Finchè mi chiese, gentilmente e con tatto, se volevo per caso che me la regalasse...
Non vi dico la furia "io non voglio l'auto! Ho deciso di farcela senza! così non mi aiutate!".
Beato sonno...
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