venerdì 27 aprile 2012

Il bambino che è in noi



Ascoltare questa intervista di Michelle Thomasson mi ha emozionato.
Ho avvertito vicinanza ad una persona con cui condivido profondamente un modo di sentire.

E' capitato spesso anche a me, e mi capita talvolta ancora, di cercare il "bambino che è in noi" nelle persone che incontro.
Spesso ne percepisco l'assenza; raramente lo intravedo presente, se non nei bambini stessi, che non hanno ancora perso quella vivacità dello sguardo, quella saggezza nel vivere il presente così com'è, nel vivere con la parte profondo del proprio sè, con la propria essenza.

Per uno strano scherzo del destino, proprio qualche ora fa stavo rileggendo un passo di Frammenti di un insegnamento sconosciuto e mi sono imbattuto in un passo che parla proprio della distinzione tra essenza e personalità:
"Ricorderemo che l'uomo è costituito da due parti: essenza e personalità. L'essenza è 'ciò che è suo'. La personalità è 'ciò che non è suo'. 'Ciò che non è suo' significa ciò che gli è venuto dall'esterno, quello che ha appreso, quello che riflette.
"Il bambino non ha ancora personalità. Egli è ciò che è realmente. Egli è essenza. I suoi desideri, i suoi gusti, ciò che gli piace, che non gli piace esprimono il suo essere così com'è. Ma allorchè interviene ciò che si chiama educazione, la personalità comincia a crescere."

Personalità ed essenza sono necessari l'uno all'altro.
Come il guscio è necessario all'uovo.
 

E ho sentito la tristezza
nel vedere sguardi spenti,
finestre di gusci vuoti,
in cui riesco a volte a sentire
l'eco delle risate dei bambini
che li hanno un tempo abitati.

mercoledì 25 aprile 2012

Voglio vederti danzare



"Lei mi chiede quale sia lo scopo dei movimenti. A ciascuna posizione del corpo corrisponde un certo stato interiore e, d'altro canto, a ciascuno stato interiore corrisponde una certa postura. Un uomo, nella sua vita, ha un certo numero di posture abituali e passa dall'una all'altra senza fermarsi a quelle intermedie." ... "Assumere posizioni nuove e inusuali vi consente di osservarvi all'interno in modo differente dal modo in cui lo fate normalmente in condizioni ordinarie."
G.I. Gurdjieff  - Berlino  - 24 novembre 1921  - Prima Conversazione

Un insegnamento, quello dei movimenti e delle danze sacre di Gurdjieff, trasmessi da maestro ad allievo e giunti fino a noi, per differenti sentieri ma per un unico scopo: risvegliare la coscienza.

Per me che pratico, con alterne vicende, da dieci anni rappresenta una parte importante del percorso di quarta via.

Abituato ad usare la mia parte razionale per comprendere il mondo, di fronte alle danze ho trovato un confine nuovo, una nuova maniera di scoprire i segreti dell'esistenza, attraverso il corpo e non più attraverso i libri.

Come un viandante
che di fronte al mare,
tolte le scarpe impolverate
e posata la bisaccia,
prosegue il cammino
nuotando.

martedì 24 aprile 2012

C'ho la giustifica, Prof !

Al Liceo c'era un lascia passare che apriva tutte le porte, un foglietto che permetteva di arrivare in ritardo o non arrivare affatto alla lezione: la giustifica.

Si mostrava con orgoglio e malcelata contentezza la panacea di tutti i mali.
"Bigazzi, non ti sei presentato a scuola ieri ed eri interrogato" gracchia quella di matematica con le ciglia aggrottate.
"EH, prof, non stavo tanto bene... comunque c'ho la giustifica" e le ciglia, come per incanto, si distendono.

Giustifica, abbreviativo scolastico di giustificazione, deriva dal latino justificare - formato da justusfàcere, dimostrare che una cosa è giusta. Detta così ha un aspetto equo e innoquo.

Secondo il linguaggio consono ad un percorso di quarta via, invece, la giustificazione ha un significato più specifico e ha più a che fare con le mie esperienze liceali: rende giusto ciò che non lo è.


Purtroppo è più diffuso di quello che si pensi, non solo in età adolescenziale ... quella è solo una palestra per applicare la giustificazione nella vita di tutti i giorni.

Come si riconosce una giustificazione?
Basta chiedersi una semplice domanda:
"Mi sto prendendo responsabilità delle mie azioni?"

Se la risposta è "assolutamente no, me ne guardo bene!" allora siamo di fronte all'esempio classico di giustificazione.

La giustificazione nasce come schermo verso l'esterno:
"Maestra, ha iniziato prima lui!"
poi, col passare del tempo e con la pratica assidua, si insinua all'interno della nostra mente e si trasforma in giustificazione verso l'interno:
"Ho smesso di fumare, però in questa situazione una sigaretta ci sta proprio bene... e poi è una sola".

Riconoscere le giustificazioni con cui infarciamo la nostra giornata è un passo importante per rendersi conto di come siamo fatti realmente, di quanta poca responsabilità ci prendiamo delle nostre azioni, di quanta poca volontà c'è in noi.

Riconoscere le giustificazioni ci aiuta a togliere il velo di Maya, l'illusione che creiamo per nascondere chi siamo veramente. Ed è allora che un percorso di crescita reale può avvenire. 

lunedì 23 aprile 2012

Una vita da snooze


Magari ve lo siete detto anche voi: “voglio spostarmi in montagna, stare in mezzo alla natura, respirare aria pulita … un giorno lo farò”. Io di sicuro me lo son detto, e più di una volta. 
Fin da bambino fantasticavo di andare a vivere in mezzo ai boschi dell'Appennino tosco-emiliano, quelle distese di alberi che vedevo dal finestrino appannato durante i nostri spostamenti dalla produttiva pianura padana alla natia toscana, il naso schiacciato sul freddo del vetro, gli occhi rapiti dal mistero di quei panorami, dalle casupole lontane con quegli antichi tetti di pietra arenaria.

Son passati anni, ma sono ancora in pianura padana, a produrre.
Rimando il sogno a un domani che si allontana, come quando rimando la sveglia delle sei, alle sei e dieci, poi alle sei e venti, poi ....
Una vita con la funzione snooze, insomma.

Qualche settimana fa ho ripreso a correre. Sapete la primavera, fa strani scherzi.
Stanco di correre per le vie del mio quartiere, mi sono ricordato che dietro casa c'è un laghetto, generato da una vecchia cava di ghiaia, vicino al fiume Serio.
Ho imboccato la strada sterrata e mi sono messo a correre lungo il sentiero che costeggia il laghetto, da una parte e il fiume dall'altra. 

I primi giorni arrivo fino alla fine del laghetto e torno indietro, giusto in tempo per evitare un arresto cardio-circolatorio.

Poi, col passare dei giorni, il corpo flaccido abituato alla sedia dell'ufficio e alla ginnastica digitale si adatta allo sforzo e decido di proseguire oltre il laghetto, lungo il fiume. Ed è lì che faccio la mia scoperta.

Il sentiero prosegue per qualche centinaio di metri in un boschetto di pioppi, poi supera il cavalcavia della tangenziale e si addentra nella campagna. I rumori delle auto si fanno lontani, mentre prendono posto altri suoni: il passaggio degli uccelli tra i rami, il fluire rassicurante del fiume alla mia destra, il fruscio dell'erba alta sulle gambe, i rametti spezzati sotto i miei piedi.

La scoperta è che ho un bosco dietro casa e neanche lo sapevo.
Ma la scoperta più interessante è che il modo migliore per realizzare i sogni è svegliarsi e iniziare a muoversi.

"Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare
nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani
incomincia con un mucchietto di terra.
Un viaggio di mille miglia
ha inizio sotto la pianta dei tuoi piedi."
Lao Tzu

sabato 10 marzo 2012

L'angelo rompicoglioni

"Ciao, posso chiederti una cosa?"

Tuta, borsone sportivo, faccia tosta: sarà mica una ex tossica? Me la sbrigo veloce...
"Scusami sto andando al lavoro..."

"Avrai 30 anni come me, giusto? Quanti anni hai? 31? 32? eh?" ha un forte accento milanese e parla veloce.

"Guarda...scusa... mi stanno aspettando per una riunione, e...."

"Ti ho visto con la faccia tutta preoccupata, ma ce l'avrai un minuto, no? Ascoltami un minuto, ok?" incalza.

"Sono in ritardo, devo proprio andare..." sto iniziando a spazientirmi...

"Vabbè non è che ti cambia la vita un minuto! Ti cambia la vita? eh? Ti cambia la vita?"

E' odiosa come un frullatore impazzito...con dentro i miei maroni...
"No, non mi cambia la vita... ma devo andare..."

"Hai qualcosa contro i drogati?"

Si, digli si, digli si, digli si....
"No, non ho niente contro i drogati, ma non do soldi per strada..."
Questa me la gioco sempre nei momenti di difficoltà.

"Ah questa non l'avevo ancora sentita, bella scusa veramente, cosa ti cambia, comprami un pacchetto di fazzoletti, no?"

Mandala affanculo, mandala affanculo, mandala affanculo...
"Ascolta, lavoro nei servizi sociali e le persone come te le conosco. Non do soldi per strada, punto."

"Eh, ma io faccio parte di un'associazione, ti faccio veder il tesserino, e poi cosa vuol dire, non si può chiedere un aiuto per strada, e cosa cred agrhe ghe tuf far eeeeee mavava sa sa sa ...."

Mi allontano, con uno stato d'animo pessimo, mentre lei continua a parlare nella mia direzione.
Sento l’incazzatura dentro e me la porto dietro fino a sera.
Arrivo a casa sgonfio, come un palloncino dopo una festa di compleanno.

E quando mi domando come mai, mi rendo conto: il problema è che non c’ero.
Ero la preoccupazione di arrivare in ritardo.
Ero l’imbarazzo.
Ero l’incazzatura.
Ero tutta una concatenazione di reazioni meccaniche, pensieri, emozioni, movimenti.

La ragazza ha interrotto un flusso di pensieri e per tutta risposta sono scattati dei meccanismi reattivi.
Senza che io fossi lì.
Anzi, proprio per quello.
Se ci fossi stato non ci sarebbero stati loro.
Il buio scompare, quando arriva la luce.

Ma non è di questo che volevo parlare, volevo parlare di angeli.
Gli “angeli” si manifestano spesso durante la mia giornata.
A volte sono un soffio di brezza, a volte la risata di un bambino …
altre volte son vestiti da rompicoglioni.

Comunque siano, rappresentano sempre un’opportunità per uscire dal flusso meccanico di pensieri ed esserci.

E se ci sono, allora posso accogliere l’angelo come si deve:
come una manifestazione unica e preziosa di questa meravigliosa vita.

martedì 21 febbraio 2012

Come specchio d'acqua accarezzato dal vento

Camminando per un mercato, Banzan colse un dialogo tra un macellaio e un suo cliente.
"Dammi il miglior pezzo di carne che hai" disse il cliente.
"Nella mia bottega tutto è il migliore" ribattè il macellaio "Qui non trovi un pezzo di carne che non sia il migliore".
A queste parole Banzan fu illuminato.
101 storie zen - N. Senzaki e P. Reps



Quando io e Vale abbiamo deciso di sposarci, avrei voluto un matrimonio perfetto.
Per questo lo abbiamo organizzato un anno prima, con calma.
Per questo abbiamo cercato di costruire un programma con le attività che sarebbero piaciute ai nostri invitati, portando attenzione anche ai particolari...
con l'intenzione che tutto fosse perfetto.
Pur sapendo che è impossibile, ho fatto di tutto per governare gli imprevisti.
Ma alla fine, c'è sempre qualcosa che va storto... o per lo meno così sembra.


Così sembra, perchè in realtà non va storto, va diritto... per la sua strada: è la vita.
E la vita ha una concezione peculiare del "diritto".

Avete mai visto un albero diritto?

Non esiste in natura niente che sia diritto, come noi lo intendiamo.
Nonostante questo la Vita è organizzata, segue delle leggi, segue una strada definita.
Rispetto agli alberi siamo noi quelli storti: noi che costruiamo le nostre case tracciando rette e cerchi perfetti; noi che cerchiamo di contenere la Vita dentro tante scatole, fisiche o mentali che siano.

E così, qualche tempo prima del nostro "giorno perfetto",
mi arrivò chiaro il messaggio:
stai tranquillo, tutto è perfetto così com'è.

Certo, è importante essere preparati ma è altrettanto importante essere aperti a ciò che arriva, altrimenti la preparazione diventa una chiusura: impedisce di cogliere la bellezza del reale.

E se si mette a piovere?
E se non riusciamo a fare tutto quello che ci siamo messi in mente di fare?
E se poi .... e se poi ...

Il messaggio è chiaro, ma è una strada in salita: la mente continua meccanicamente a preoccuparsi della perfezione, a cercare il controllo, mentre la cosa più sensata che può fare è semplicemente vivere la realtà, così come viene, di volta in volta, attimo per attimo.

Posso cogliere la perfezione nella macchia di sugo sulla tovaglia pulita, nella nota stonata sotto la doccia, nel sorriso rugoso di mio padre...


Semplicemente increspato,
come specchio d'acqua
accarezzato dal vento.

lunedì 13 febbraio 2012

Dal profondo dello stagno

Ristorante romantico, al tavolino, isolati, una coppia di anziani si tiene la mano.
Stanno festeggiando il loro 60° anniversario.

Dopo aver versato l'ultimo bicchiere di vino per il brindisi finale, il marito le chiede:
“Cara, c’è una cosa che è da tanto tempo che ti vorrei chiedere. Mi ha sempre colpito il fatto che il nostro decimo figlio non assomigli per niente agli altri nove. Voglio rassicurarti che la vita insieme a te è stata un’esperienza stupenda e la tua risposta non potrà in alcun modo modificare questo mio giudizio; ma io debbo sapere, il dubbio mi assilla da molti anni: ha egli un padre differente?”

La moglie china la testa incapace di guardare negli occhi il marito e commossa dal candore del marito, dopo alcuni secondi di pausa, confessa:
“Sì, caro, perdonami. E’ così”.

Il vecchio è profondamente abbattuto, la realtà di quello che la donna ha appena confessato è più forte di quello che si sarebbe aspettato. Con le lacrime agli occhi le chiede:
“Chi? Chi è il padre?”.

Nuovamente l’anziana donna china la testa, non vorrebbe rispondere, non riesce a trovare il coraggio di dire tutta la verità al marito. Ma alla fine, con un filo di voce, esclama:
“Tu…”

Vedo tante coppie intorno a me che hanno costruito le loro relazioni sulla menzogna e sul tradimento. Addirittura, in alcuni casi entrambi sanno tutto, ma preferiscono far finta di non sapere, preferiscono non parlarne per non affrontare la questione, per evitare il conflitto.
Al di là della retorica da oratorio, il pensiero realmente più diffuso è che la menzogna sia più semplice della verità e che eviti i problemi. 
Ma è poi così vero?

Se guardo con attenzione alla mia vita, devo ammettere che la mezogna ha portato un sacco di problemi, di confusione, fuori e dentro di me. Si, perchè continuare a mentire agli altri porta a anche a mentire a se stessi, e viceversa.
Ci ho messo degli anni per districarmi da alcune bugie che mi sono raccontato e alla fine quello che ho ricavato è che dire al verità è più semplice.

Verità è constatazione: ciò che vedo, ciò che sento, ciò che provo. Niente di più, niente di meno.
E' un lavoro duro e costante, questo si, perchè è un lavoro controcorrente: la menzogna è un meccanismo radicato, scatta in automatico.

Ma è anche un lavoro benedetto, perchè aiuta a far emergere il divino che c'è in noi.

Come una bolla d'aria pura
che dal profondo dello stagno
risale l'acqua torbida
e scoppiando
si fonde con il cielo.

lunedì 6 febbraio 2012

Un calore più umano

Ho sentito alla radio che la Russia ha bloccato l'esportazione di gas naturale.
Poi hanno detto che il gas che arriva nelle nostre case viene per un terzo dalla Russia.

E siccome il gas non è come il sale... che quando sei lì che fai il sugo e all'ultimo momento ti accorgi che è finito, lo vai a chiedere al vicino.
Ecco, è un po' più complesso, sembra.
E allora dicono che stiamo facendo fuori le scorte.


"Se tutto va bene, questa crisi dovrebbe finire mercoledì... tempo permettendo".
Cosa vuol dire tempo permettendo?

"La Russia sta vivendo settimane di estremo freddo e preferiscono tenersi il gas per loro".
Ah.

"Comunque stiamo chiedendo più gas alla Libia e all'Algeria...oddio, in Algeria sta nevicando... forse loro ce ne daranno un po' meno. Comunque ci sono sempre le scorte."

Già dimenticavo: le scorte.
Quelle che ci fanno arrivare a mercoledì. E tra una settimana?


Devo ammettere che mi sono preoccupato.
Lo so che capita ogni anno, ormai.
La Russia chiude il rubinetto, scatta l'allarme, poi passa e nessuno se ne ricorda più; ma la prospettiva che il sistema non regga mi sembra abbastanza realistica.

Quello che in questi momenti mi risulta più difficile è spostare l'attenzione dalla preoccupazione per la catastrofe, alla comprensione del fatto che l'equilibrio precario in cui stiamo vivendo avrà una fine. Ed è naturale che sia così.
Non solo è naturale, ma è giusto che sia così.
La Terra non può reggere il peso che le stiamo caricando sulle spalle. Per cui il cambiamento, lento o repentino che sia, è necessario. E' comunuqe un cambiamento che porta ad un nuovo equilibrio.

L'osservazione della natura mi ricorda che non esistono equilibri stabili, che ogni condizione di stabilità è momentanea.

Quindi sta a noi scegliere con coraggio se ostacolare o favorire il cambiamento.
Possiamo scegliere di dare energia ad un diffuso movimento planetario verso un nuovo equilibrio, che ristabilisca un giusto rapporto tra noi e la Terra, a partire da una delle cose che sta alla base della nostra vita, e che a volte diamo per scontata: il calore.

martedì 22 febbraio 2011

La faccia della cassiera





Nel mondo del keep in touch e del connecting people
abbiamo sempre più necessità di buone relazioni.

Sarà per questo che uno degli oggetti più acquistati è il cellulare?

La pubblicità punta su una gamma multiforme di prodotti,
potenzia il collegamento con le propria community di amici,
con la propria tribù.

Addirittura ho visto una funzione che permette ai propri amici di sapere dove si è esattamente,
in ogni momento in cui si vuole renderlo pubblico:
in quale locale stiamo bevendo un coca e rum, o dove siamo andati a cena, ecc.

La tribù lancia i suoi segnali di fumo, si localizza, si fotografa, si tagga, si commenta...

Eppure sembra che ci sia sempre più necessità di buone relazioni.
Sane, durature, significative relazioni.
Com'è 'sta storia?

E' più semplice imparare la nuova funzione dell'I-POD
che imparare a costruire una relazione,
fatta di ascolto, di comprensione, di rispetto.

Sarà per questo che quando vado a fare la spesa alla COOP
so a memoria cosa c'è nel reparto hi-tech
ma non ricordo la faccia della cassiera?

domenica 6 febbraio 2011

Il treno sotto la finestra

"Non perdere l'occasione!"
"Cogli l'attimo!"
"Il treno passa una sola volta!"

Quante volte la pubblicità coglie la nostra attenzione con frasi come queste?


Probabilmente fa così presa sul nostro inconscio perchè sappiamo che ci stiamo perdendo qualcosa, ma non sappiamo bene cosa.

Ma cos'è questo treno che abbiamo continuamente la sensazione di perdere?

La nostra vita ci ha insegnato, in qualche modo, che ogni esperienza ha un tempo per esser colta.
Come gli anni che passano, le stagioni che finiscono, il Sole che muore ogni giorno.
E allo stesso modo ci ricorda che le esperienze tornano ciclicamente.
Ma non per sempre.

E allora la saggezza dell'uomo ci ripete da milleni che è meglio oggi, piuttosto che domani.
Se so già cosa voglio fare, perchè farlo domani?
Se non lo so, perchè rimandare a domani la domanda?

La parte di noi che non vuole prendere quel treno, ci dice che domani siamo sempre in tempo.
Il problema è che domani ci siamo dimenticati della destinazione, del treno e anche della stazione.
Ci riappisoliamo, nella speranza che il prossimo fischio di treno ci svegli.
Ma ogni volta il sonno è più profondo e il fischio più debole.

Vegliamo sempre, perchè non sappiamo nè il giorno nè l'ora.
Compriamo il biglietto e andiamo in stazione.
Non ho visto molti treni passare sotto casa : )

"Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero."

Orazio

giovedì 3 febbraio 2011

Stitichezza da ascensore

"Io dall'uovo
non mi muovo
se non so che cosa trovo
fuor dell'uscio
del mio guscio..."
Un pulcin così pensò,
e nel guscio si tappò
tanto ben... che soffocò.
G. Rodari



Una volta c'erano i riti di passaggio.

Prendi quattro stracci, vai nel bosco, a contatto con la natura e con le tue paure.
Se ne esci sano e salvo hai superato la prova e sei pronto ad abbracciare un'altra parte della tua vita.

Ho 33 anni e ho paura dell'ascensore.

Faccio una "fatica" incredibile per prenderlo, e la paura è ancora lì.
E' una paura che mi porto dietro da quando ero piccolo.
Son rimasto chiuso in ascensore due volte di seguito.
Poi ho deciso che basta.
E mi sono raccontato che le scale erano meglio.
Tutta salute.

Quello che mi manca evidentemente è la coscienza del passaggio.
Nel senso che quando vado in ascensore guardo ovunque...
fuorchè dentro di me.
Non sono cosciente di ciò che mi accade.
Il mantra è "adesso arriva, adesso arriva...".
Poi arriva puntuale il contrappunto "E se si fermasse adesso?"
La paura è lì, la sento e rimane ben salda.

A ben guardare, la nostra vita è piena di passaggi.
Ad ogni passaggio ci viene chiesto di mollare qualcosa per accogliere qualcos'altro.

Mi sposo e mollo la vecchia vita, le vecchie relazioni, le vecchie modalità di essere coppia,
per abbracciare una sposa per tutta la vita,
un nuovo modo di costruire relazione,
un nuovo orizzonte da guardare insieme.

Son tanti i passaggi nella nostra vita, ma pochi li riusciamo a vivere come un rito.

E un rito per essere tale ha bisogno di un briciolo di coscienza;
altrimenti rischio di non mollare il passato e accumulare,
e se accumulo non riesco ad accogliere il futuro.

Avete presente uno stitico?

martedì 25 gennaio 2011

Il rossetto sulle labbra













Dopo tanto tempo abbiamo rivisto il film "Il pianeta verde".

E' uno di quei film che vanno visti almeno una volta nella vita,
ma anche due o tre.

Una visione aliena sulla nostra condizione di esseri umani,
divertente e commovente.


C'è uno scena in particolare che mi piace, e che vi consiglio: quella del rossetto...

martedì 18 gennaio 2011

L'opportunità di amare



Il portadocumenti in pelle...
odora di rientri a casa la sera, dopo una giornata di lavoro e un'ora di viaggio in pulman.
Odora di "è arrivato il babbo, tutti a mangiare"
e corse ed abbracci, mettendo i piedi sui piedi,
per camminare insieme verso la tavola apparecchiata.

Il portadocumenti ha la pelle logora, da anni di documenti,
e metri di scrivanie e chili di responsabilità.

Col tempo non l'ho più notato; col passare degli anni, è diventato opaco.
E il gigante che lo appoggiava sul tavolo del salotto,
con gli anni, mentre io crescevo, si rimpiccioliva.

Fin quasi a perdere peso, sostanza, dignità...
Col tempo il gigante ha mostrato le sue fatiche, le sue debolezze, le sue ombre.
L'ho visto sempre più distante.
Oggi, che è diventato ombra del gigante d'un tempo,
oggi che sono io a insegnargli la vita,
solo oggi ritrovo quel portadocumenti,
mentre sistemo le ultime carte lasciate sul tavolo.

Lo apro e trovo questo.

"Caro papà, ho scritto una preghiera per te. Devi portarla sempre in tasca così mi sentirai vicino.
Ti ringrazio Dio di essere al riparo perchè potrei bagnarmi. 
Ti ringrazio Dio per il sole e la luna perchè potrei essere cieco.
Ti ringrazio Dio per mio padre e mia madre perchè potrei essere solo.
Leggila quando sei triste, papà e quando ti manca il coraggio di andare avanti."

Quella distanza che ho sentito per anni l'ho creata io,
mentre per lui sono sempre stato vicino.

Tutto torna, nella ruota della vita,
i ruoli s'invertono...
ma l'opportunità di amare,
quella è sempre la stessa.

mercoledì 12 gennaio 2011

La foto del matrimonio

"Noi siamo ospiti in un mondo che possiamo contribuire a rendere più umano se riusciamo a capire un po’ di più e meglio dove siamo capitati e che cosa capita a noi e a chi ci sta vicino e a volte, come dice W. Szymborska, è importante essere grati a chi non si ama perché da loro impariamo più che da quelli che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene."
F. O. Manoukian - post su http://www.mondivitali.it/

Essere grati a chi non si ama è veramente controcorrente.
Poche persone lo sostengono, ancor meno lo fanno.
Magari la si vede come una questione di buona volontà, di fiducia nel prossimo o di slancio evangelico...

In realtà è solo una questione di utilità.
E' meglio una critica o un complimento?

Sembra difficile difficile scegliere....
eppure ogni giorno,
prima di uscire di casa,
cosa faccio?

Mi guardo allo specchio
o tiro fuori la foto del mio matrimonio?

sabato 8 gennaio 2011

Il Re dei matti (3)

Arrivato al banchetto del bagatto, non trovò niente: se ne era andato.
Rokian iniziò a calciare la polvere, infuriato.
Si sentiva uno stupido, sarebbe tornato a casa e avrebbe distrutto tutto quanto...

Ma nel mentre un rumore, dietro le sue spalle.
Una risata forse.
Si girò ancora più infuriato e risoluto a picchiare chi gli stava facendo quell'affronto.

Un bambino stava seduto su un mattone e rideva a crepapelle.

"Perchè ridi?" gli urlò Rokian
"Ho capito chi sei! Sei quello che chiamano il Re dei matti" disse ridendo "adesso capisco perchè ti chiamano così...guarda come spazzi la polvere!" e continuava a ridere.
"E allora?" rispose brusco
"Se vuoi spazzare via la polvere e la prendi a calci ti sporchi fin sul colletto della camicia..." disse sghignazzando
"Ma tu cosa ne sai della vita? Sei solo un bambino..." mormorò quasi tra sè e sè Rokian, guardandosi le scarpe polverose
"Sai cosa fa la mia mamma? Lei usa la scopa, ma piano, molto piano...per evitare che la polvere si alzi troppo e poi getta una bella secchiata di acqua fresca" sorrise il bambino, accompagnando le sue parole con un gesto clownesco.

"L'acqua..." ripetè Rokian sottovoce "e se fosse stata solo acqua..."
Cosa significherebbe questo? si domandava. Se l'elisir non fosse nè prodigio nè veleno...ma solo acqua...

La prima volta gli aveva rispecchiato i suoi difetti, leggendoli nelle parole degli altri, perchè aveva vergogna a pensarli suoi.
La seconda volta gli aveva rispecchiato le sue virtù e le sue potenzialità, aveva visto il suo destino negli occhi degli altri perchè non aveva il coraggio di vederlo con i suoi, e ne era rimasto affascinato.

Per conoscere sè stesso aveva dovuto conoscere prima il suo popolo, nei suoi difetti e nei suoi pregi.
Conoscendo meglio sè stesso avrebbe conosciuto ancor meglio il suo popolo e sarebbe stato il sovrano che desiderava tanto.

Adesso capiva dove stava sbagliando il Re di Uhr e capiva nel profondo, che se fosse stato lui il Re, avrebbe fatto gli stessi sbagli che per anni aveva tanto criticato.

Non gli interessava più essere Re, adesso ciò che gli interessava più di ogni altra cosa era diventare Re di sè stesso.

Ritonrò al suo villeggio e ripresaa fare il maniscalco, ma la luce nei suoi occhi era cambiata.
Crebbe in saggezza Rokian, crebbe la sua fama tra la gente, che gli voleva bene e lo stimava.
Si parlò tanto di lui che addirittura il Re lo volle conoscere e ne volle fare il suo consigliere reale.

In quegli anni il regno di Uhr crebbe in armonia, pace e ricchezza e quando il Re morì, la folla riunita intorno al palazzo reale invocava un solo nome per la successione.
Un solo grido si sentiva per le strade di Uhr...
Quello di Rokian
Il Re dei matti

martedì 4 gennaio 2011

Il Re dei matti (2)

Con trepidazione, Rokian aprì la scatola e vi trovò una bottiglietta ambrata e un mazzo di carte.
Dentro vi era anche un foglio di spiegazioni:
"Fai silenzio dentro di te, esprimi il tuo desiderio e pesca una carta dal mazzo."

"Taci e presta orecchio alla voce del popolo" recitava la carta.

Rokian versò una goccia di elisir nel suo orecchio destro, fece voto di rimanere in silenzio per il tempo necessario a far visita a tutti i suoi concittadini, uno ad uno, a partire dal giorno seguente. Questo gli avebbe permesso finalmente di diventare Re di Uhr.

Dopo pochi giorni si accorse che c'era qualcosa che non andava: le persone che incontrava erano pessimiste, pavide, menefreghiste, invidiose... non ne poteva più di ascoltare, avrebbe voluto ribattere, scuoterle dal loro torpore, convincerle che c'era bisogno di un cambiamento...non avrebbe mai voluto governare un popolo tanto debole e meschino!

Deluso dalla fregatura che aveva ricevuto, si recò dal bagatto che gli aveva venduto l'elisir, in cerca di risarcimento.
"Nessun risarcimento mio caro, la carta era veritiera e ti ha rivelato quanto avresti dovuto fare: tu però hai fatto solo la metà..." disse il bagatto mentre riordinava il suo banchetto.
"Cosa voi dire?" chiese Rokian.
"Niente più di quello che ti ha detto la carta: tacere e ascoltare. Tacere fuori ma anche dentro; ascoltare con l'orecchio destro, ma anche con il sinistro."

Rokian tornò a casa, mise una goccia di elisir nell'orecchio sinistro e fece voto che avrebbe cercato di fermare la mente, oltre che la lingua, durante le sue visite.

Dopo pochi giorni si accorse che le stesse persone che prima gli erano sembrate tanto negative, ora mostravano qualità inaspettate. Tornò dal suo giro galvanizzato e contento di tanta bellezza, sentiva così tanta benevolenza nei suoi confronti che la prospettiva di diventare Re sembrava quasi realizzabile.

Ma nella notte un dubbio si insinuò nella sua mente: forse l'elisir era un potente ipnotico che alterava la realtà, una truffa ben architettata dal bagatto per ricreare i sogni impossibili.

Rokian corse dal bagatto, deciso a metterlo alle strette per rivelare la verità sull'Elisir dei sogni impossibili.

CONTINUA

martedì 7 dicembre 2010

Il Re dei matti (1)

C'era una volta, in un villaggio alla periferia del regno di Uhr,
un maniscalco di nome Rokian.

Stanco di vedere le ingiustizie del Re abbattersi sui cittadini inermi,
aveva deciso in cuor suo che se fosse diventato Re avrebbe cambiato le cose...

Un giorno, mentre sistemava la carrozza di un commerciante,
questi gli disse "Ho sentito dire che vuoi diventare il Re di Uhr..."
"Cosa fa? Vuol prendermi in giro?" disse, fermandosi col martello a mezz'aria.
"Dico sul serio... credo che sia un obiettivo onorevole" continuò lo sconosciuto.
"Se è così...con tutte le mie forze, signore! Ma è un sogno impossibile..."
sospirò Rokian, continuando a battere sulle ruote.
"Impossibile per chi non sa come fare..." sussurrò il commerciante.

Passò del tempo, e le parole del commerciante giravano nella testa di Rokian,
come un criceto sulla sua ruota.
Finchè un giorno decise di andare al mercato e si imbattè in un banchetto di rarità orientali:
un telo viola faceva da contorno ad una scatola magica.
Elisir dei sogni impossibili era scritto in caratteri arabeschi.
Il bagatto del banchetto la vendeva a un prezzo esorbitante:
facendo due conti, avrebbe dovuto vendere la sua bottega per poterselo permettere.

Notti insonni, grandi dubbi lo assalivano,
ma alla fine decise di vendere tutto e comprare quella strana scatola.
Perse il rispetto dei suoi parenti e degli abitanti del paese;
qualcuno mise un cartello sulla sua porta "Il Re... dei matti".
ma a lui non importava, ormai ciò che contava era provare
se quanto aveva detto quel tale fosse realmente vero ...

CONTINUA

sabato 6 novembre 2010

L'ovvio volante

Un'automobilista perduto, chiede ad un passante:
"Scusi, signore, mi può dire dove mi trovo?"
"Ma certo!" risponde cortese il passante
"Lei è nella sua macchina!".

Quante volte mi sfugge l'ovvio di ciò che mi circonda...

eppure l'essenziale è sempre lì,
ad aspettare paziente
che mi ricordi di me.
XX - XVI - VIIII

mercoledì 3 novembre 2010

La trappola della mela marcia

Mi sento completo, mi sento realizzato: son caduto nella trappola.


Si chiude un ciclo, raggiungo un risultato e... TAC!
La realizzazione diventa presto una prigione,
che cerca di tener fermo qualcosa che fermo non può essere: la Vita.

Come un ruscello che di fronte ad un muretto forma un laghetto,
così la Vita ristagna, gradualmente, di fronte ad un risultato raggiunto.
E mi adagio sugli allori...

Ogni risultato va superato, perchè, in fin dei conti, il risultato non conta.

E' bello vedere gli alberi di autunno che perdono le foglie.
Bello vedere come la natura si concede ogni anno
allo stesso rito di abbandono del superfluo.

La pienezza dell'estate marcisce,
e dopo il frutto vengono i semi,
dopo i rami vestiti di foglie, le radici nella nuda terra.

Dovrei fare come le piante,
dopo aver realizzato un bel risultato,
lasciar andare i frutti del mio impegno,
far si che ne nascano i semi di un nuovo progetto,
affondando le radici nella consapevolezza del profondo.

In fondo il risultato non conta...conta la Vita.

XXI - XVI - XIII

martedì 5 ottobre 2010

Il buio che illumina la vita

Qualcuno disse che, in un tempo lontano,
dei saggi si misero nella gabbia dei leoni
e iniziarono a fissarli nelle palle degli occhi...

Questo fissare il leone negli occhi
mi ricorda da vicino ciò che ho provato tanti anni fa.

E' una sera di inizio inverno,
sotto le coperte calde della mia cameretta di bambino
fisso il buio della stanza.
E il pensiero della morte mi coglie inatteso.

Sento il peso di un invisibile macigno sopra il mio petto,
di colpo il gelo, il respiro ansioso, la necessità di stringermi dentro di me.
L'occhio della mente vuole distogliersi, ma resta per un attimo lì,
fisso su quel macigno.
Solo un attimo, che sembra infinito.

Quella porta spalancata sulla realtà della vita,
ha lasciato il segno d'un mistero che mi affascina e mi atterrisce.
Un mistero che mi sforzo di contattare ogni giorno.

In quella zona d'ombra e di silenzio
c'è un mondo di paure che mi condizionano la vita,
ma c'è anche un mondo creativo
che può cambiarmela.

L'in-conscio, ciò che non è conosciuto,
è una miniera d'oro.
All'inizio il tunnel buio spaventa,
ma abituati al buio,
si riesce a scorgere la brillantezza
delle pietre preziose che lo rivestono.


XI - I - VII