Qualcuno disse che, in un tempo lontano,
dei saggi si misero nella gabbia dei leoni
e iniziarono a fissarli nelle palle degli occhi...
Questo fissare il leone negli occhi
mi ricorda da vicino ciò che ho provato tanti anni fa.
E' una sera di inizio inverno,
sotto le coperte calde della mia cameretta di bambino
fisso il buio della stanza.
E il pensiero della morte mi coglie inatteso.
Sento il peso di un invisibile macigno sopra il mio petto,
di colpo il gelo, il respiro ansioso, la necessità di stringermi dentro di me.
L'occhio della mente vuole distogliersi, ma resta per un attimo lì,
fisso su quel macigno.
Solo un attimo, che sembra infinito.
Quella porta spalancata sulla realtà della vita,
ha lasciato il segno d'un mistero che mi affascina e mi atterrisce.
Un mistero che mi sforzo di contattare ogni giorno.
In quella zona d'ombra e di silenzio
c'è un mondo di paure che mi condizionano la vita,
ma c'è anche un mondo creativo
che può cambiarmela.
L'in-conscio, ciò che non è conosciuto,
è una miniera d'oro.
All'inizio il tunnel buio spaventa,
ma abituati al buio,
si riesce a scorgere la brillantezza
delle pietre preziose che lo rivestono.
XI - I - VII
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martedì 5 ottobre 2010
martedì 18 maggio 2010
La grande montagna
Da piccolo pensavo che sapere tante cose
sarebbe stato un modo semplice e sicuro per diventare un figo.
Così mi sono messo a divorar libri ed enciclopedie,
nell'attesa che il mio sapere in crescita potesse impressionare qualche ragazza.
La mia ambizione più grande è diventata saper sempre cosa dire,
in qualsiasi situazione.
Questo ha comportato un piccolo svantaggio.
Adesso so cosa dire, ma non so cosa fare,
oppure se so cosa fare...non lo faccio.
Se dovessi cercare dentro di me un'immagine per rappresentarlo,
useri quella del concime.
Il concime si accumula, un po' come il sapere.
Se ne potrebbero fare delle montagne,
ma se poi la terra da coltivare è poca,
si rischia di rimanere immersi nel letame.
E può risultare persino dannoso per la terra stessa.
Il concime va dosato in base alla terra che si ha.
Maggiore è la terra, maggiore il concime che serve.
Il concime non si sparge così com'è,
prima bisogna farlo maturare:
bisogna mischiarlo alla terra e attendere un tempo.
Mischiare il sapere con il fare, col tempo, crea il saper fare.
A quel punto bisogna spargerlo.
Bisogna fare. Essere ciò he si predica.
Altrimenti rimane sempre e soltanto
una gran montagna di merda.
sarebbe stato un modo semplice e sicuro per diventare un figo.
Così mi sono messo a divorar libri ed enciclopedie,
nell'attesa che il mio sapere in crescita potesse impressionare qualche ragazza.
La mia ambizione più grande è diventata saper sempre cosa dire,
in qualsiasi situazione.
Questo ha comportato un piccolo svantaggio.
Adesso so cosa dire, ma non so cosa fare,
oppure se so cosa fare...non lo faccio.
Se dovessi cercare dentro di me un'immagine per rappresentarlo,
useri quella del concime.
Il concime si accumula, un po' come il sapere.
Se ne potrebbero fare delle montagne,
ma se poi la terra da coltivare è poca,
si rischia di rimanere immersi nel letame.
E può risultare persino dannoso per la terra stessa.
Il concime va dosato in base alla terra che si ha.
Maggiore è la terra, maggiore il concime che serve.
Il concime non si sparge così com'è,
prima bisogna farlo maturare:
bisogna mischiarlo alla terra e attendere un tempo.
Mischiare il sapere con il fare, col tempo, crea il saper fare.
A quel punto bisogna spargerlo.
Bisogna fare. Essere ciò he si predica.
Altrimenti rimane sempre e soltanto
una gran montagna di merda.
sabato 15 maggio 2010
Puzza puzza
La nostra gattina si chiama Puzza Puzza.
Mentre scrivo sta appollaiata sulle mie gambe e guarda incuriosita lo schermo.
Per quel che ho avuto modo di vedere, Puzza Puzza ha poche necessità:
nutrirsi, dormire e giocare.
Gioca e impara il mondo.
Ha scoperto più cose lei su questa casa in tre giorni che io in quattro anni...
E attraverso il gioco supera le sue paure, i suoi limiti.
La curiosità che la anima la spinge più in là di quello che il suo istinto di conservazione le consiglia.
In fondo basterebbe solo mangiare e dormire, no?
Invece si incastra nei posti più impensati, si aggroviglia nei fili, sfida la legge naturale di gravità...
Non è stupida, non è "incosciente" come si potrebbe dire.
Prima di farlo studia la situazione, con prudenza...ma poi lo fa.
Curiosity kills the cat dicono gli inglesi.
Eppure senza la curiosità e l'azzardo, il gatto sarebbe già morto.
Un morto che cammina.
Un po' come noi, no?
Mentre scrivo sta appollaiata sulle mie gambe e guarda incuriosita lo schermo.
Per quel che ho avuto modo di vedere, Puzza Puzza ha poche necessità:
nutrirsi, dormire e giocare.
Gioca e impara il mondo.
Ha scoperto più cose lei su questa casa in tre giorni che io in quattro anni...
E attraverso il gioco supera le sue paure, i suoi limiti.
La curiosità che la anima la spinge più in là di quello che il suo istinto di conservazione le consiglia.
In fondo basterebbe solo mangiare e dormire, no?
Invece si incastra nei posti più impensati, si aggroviglia nei fili, sfida la legge naturale di gravità...
Non è stupida, non è "incosciente" come si potrebbe dire.
Prima di farlo studia la situazione, con prudenza...ma poi lo fa.
Curiosity kills the cat dicono gli inglesi.
Eppure senza la curiosità e l'azzardo, il gatto sarebbe già morto.
Un morto che cammina.
Un po' come noi, no?
sabato 1 maggio 2010
duemilaeddodici
Che mi posso far mancare un post sul 2012????
Non sia mai!
Lungi dall'elencare le ormai note teorie,
in bilico tra la fine del mondo
e l'inizio di un mondo nuovo,
A volte, nel chiuso della mia stanzetta mentale,
penso che rimarrei deluso se non succedesse niente di sconvolgente,
nessuno tsunami digitale che ci faccia tornare a lavorare la nuda madre Terra.
Mi risparmierebbe tante giustificazioni che mi impediscono di farlo adesso,
di abbandonare il mio stile di vita e ritornare ad una vita più semplice e libera.
Voi che ne pensate?
Non sia mai!
Lungi dall'elencare le ormai note teorie,
in bilico tra la fine del mondo
e l'inizio di un mondo nuovo,
non nego nè sostengo le evidenze scientifiche o pseudoscientifiche che le sostengono,
dovrei raccogliere maggiori informazioni di quelle che ho,
ma voglio condividere con voi un pensiero.
A volte, nel chiuso della mia stanzetta mentale,
penso che rimarrei deluso se non succedesse niente di sconvolgente,
nessuno tsunami digitale che ci faccia tornare a lavorare la nuda madre Terra.
Mi risparmierebbe tante giustificazioni che mi impediscono di farlo adesso,
di abbandonare il mio stile di vita e ritornare ad una vita più semplice e libera.
Voi che ne pensate?
lunedì 12 aprile 2010
Piantare il senso di colpa
Elzeard Bouffier.
Una vita spesa nella costanza e nella pazienza,
godendo della semplicità della Natura,
con un obiettivo chiaro e sensato:
rendere migliore la Terra che lo ospita.
Tra le tante strade davanti,
ne sceglie una ben ponderata:
piantare alberi.
E' così che anno dopo anno,
seme dopo seme,
ricopre d'alberi un'intera vallata.
Per quanto mi riguarda,
faccio già fatica a lavare i piatti dopo aver cucinato...
Ma provando ad immaginare la vita di questo grande uomo sconosciuto,
ho riflettuto su un atteggiamento, tra i tanti, che mi ostacola nel realizzare i miei sogni:
il senso di colpa.
Il senso di colpa,
questa appendice inutile della mia educazione!
Armato del mio bel senso di colpa
non mi aiuto a risolvere i problemi che mi separano dall'obiettivo,
anzi mi dico che devo scontare la mia dose di tristezza prima di essere degno di risollevarmi.
:(
Se mi liberassi del senso di colpa,
sarei già a metà strada per la soluzione.
Hai voglia di alberi...
Una vita spesa nella costanza e nella pazienza,
godendo della semplicità della Natura,
con un obiettivo chiaro e sensato:
rendere migliore la Terra che lo ospita.
Tra le tante strade davanti,
ne sceglie una ben ponderata:
piantare alberi.
E' così che anno dopo anno,
seme dopo seme,
ricopre d'alberi un'intera vallata.
Per quanto mi riguarda,
faccio già fatica a lavare i piatti dopo aver cucinato...
Ma provando ad immaginare la vita di questo grande uomo sconosciuto,
ho riflettuto su un atteggiamento, tra i tanti, che mi ostacola nel realizzare i miei sogni:
il senso di colpa.
Il senso di colpa,
questa appendice inutile della mia educazione!
Armato del mio bel senso di colpa
non mi aiuto a risolvere i problemi che mi separano dall'obiettivo,
anzi mi dico che devo scontare la mia dose di tristezza prima di essere degno di risollevarmi.
:(
Se mi liberassi del senso di colpa,
sarei già a metà strada per la soluzione.
Hai voglia di alberi...
lunedì 22 marzo 2010
Homo faber fortunae suae?
Guardando al passato e cercando di ritrovare un filo conduttore delle mie azioni mi sono reso conto di questo:
la gran parte delle scelte della mia vita è stata determinata dal caso.
Mi sono raccontato più volte che una scelta l'ho fatta per una particolare ragione,
ma alla fine, messo di fronte alla scelta,
una combinazione di eventi casuali mi ha spinto ad andare da una parte o dall'altra.
Se le condizioni fossero state diverse? Sarebbe andata diversamente.
La scelta dell'università, per esempio. Il modo in cui ho trovato il lavoro. Dove ho "scelto" di vivere.
Privo di una rotta ben definita.
Privo di un timone per tenerla.
Preda dei flutti, insomma.
Poi ci sono alcune scelte (poche ma buone) che risplendono di luce.
Scelte che sento di avere ancorato a qualcosa di molto profondo.
Scelte che al cambiare del vento sono rimaste immutate.
La materia stabile dell'anima diventa centro magnetico per la vita.
Attira esperienze simili, porta a scoprire il proprio destino.
A trovare la chiave per aprire lo scrigno, nascosto in fondo al cuore.
Là dentro spero di trovare altri pezzi
di quel messaggio celeste
che riporta alla memoria il senso
della mia presenza su questa Terra.
la gran parte delle scelte della mia vita è stata determinata dal caso.
Mi sono raccontato più volte che una scelta l'ho fatta per una particolare ragione,
ma alla fine, messo di fronte alla scelta,
una combinazione di eventi casuali mi ha spinto ad andare da una parte o dall'altra.
Se le condizioni fossero state diverse? Sarebbe andata diversamente.
La scelta dell'università, per esempio. Il modo in cui ho trovato il lavoro. Dove ho "scelto" di vivere.
Privo di una rotta ben definita.
Privo di un timone per tenerla.
Preda dei flutti, insomma.
Poi ci sono alcune scelte (poche ma buone) che risplendono di luce.
Scelte che sento di avere ancorato a qualcosa di molto profondo.
Scelte che al cambiare del vento sono rimaste immutate.
La materia stabile dell'anima diventa centro magnetico per la vita.
Attira esperienze simili, porta a scoprire il proprio destino.
A trovare la chiave per aprire lo scrigno, nascosto in fondo al cuore.
Là dentro spero di trovare altri pezzi
di quel messaggio celeste
che riporta alla memoria il senso
della mia presenza su questa Terra.
martedì 16 marzo 2010
La danza della falena
Qualche giorno fa mi son svegliato e c'era la neve.
Penso: niente auto = in ufficio a piedi.
Scopro come è diverso il camminare,
lascia il tempo dell'osservazione e aiuta a calmare la mente.
Spesso penso che sia indifferente usare l'auto,
invece il mezzo influenza il risultato.
La mia mente su un auto è portata alla velocità,
così come di fronte ad un computer.
Una velocità che si rivela spesso superficiale e inconcludente.
Come la danza della falena attorno alla luce.
Mi dico che vorrei un cambiamento,
che questa società è troppo veloce,
vorrei tornare alla natura...
La mente, presa nella morsa dei "grandi vorrei",
si stupisce della potenza dei "piccoli gesti".
Penso: niente auto = in ufficio a piedi.
Scopro come è diverso il camminare,
lascia il tempo dell'osservazione e aiuta a calmare la mente.
Spesso penso che sia indifferente usare l'auto,
invece il mezzo influenza il risultato.
La mia mente su un auto è portata alla velocità,
così come di fronte ad un computer.
Una velocità che si rivela spesso superficiale e inconcludente.
Come la danza della falena attorno alla luce.
Mi dico che vorrei un cambiamento,
che questa società è troppo veloce,
vorrei tornare alla natura...
La mente, presa nella morsa dei "grandi vorrei",
si stupisce della potenza dei "piccoli gesti".
sabato 5 dicembre 2009
Il fuoco enciclopedico
Il maestro ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Il maestro servì il tè.
Colmò la tazza del suo ospite,
e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.
"E' ricolma. Non ce ne entra più!"
"Come questa tazza" disse il maestro
"tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture.
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza".
Una delle qualità del mio amico Vince è che riesce con poche parole ad inquadrare una situazione.
C'è stato un periodo in cui mi chiama " 'o professò".
E rileggendo questa storiella zen mi ritrovo molto nella parte...
Mi accorgo che chi più SA
fa più fatica ad ESSERE.
Sono cresciuto con la convinzione che la cultura potesse farmi essere migliore.
Migliore degli altri, ovviamente.
La mia scuola di vita è stata l'enciclopedia.
Ma non mi ha mai aiutato a portare a termie i miei fantastici progetti.
Trasformare il sapere in essere è un'operazione alchemica:
ci vuole fuoco e perseveranza.
Per il fuoco posso iniziare bruciando l'enciclopedia, no?
Il maestro servì il tè.
Colmò la tazza del suo ospite,
e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.
"E' ricolma. Non ce ne entra più!"
"Come questa tazza" disse il maestro
"tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture.
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza".
Una delle qualità del mio amico Vince è che riesce con poche parole ad inquadrare una situazione.
C'è stato un periodo in cui mi chiama " 'o professò".
E rileggendo questa storiella zen mi ritrovo molto nella parte...
Mi accorgo che chi più SA
fa più fatica ad ESSERE.
Sono cresciuto con la convinzione che la cultura potesse farmi essere migliore.
Migliore degli altri, ovviamente.
La mia scuola di vita è stata l'enciclopedia.
Ma non mi ha mai aiutato a portare a termie i miei fantastici progetti.
Trasformare il sapere in essere è un'operazione alchemica:
ci vuole fuoco e perseveranza.
Per il fuoco posso iniziare bruciando l'enciclopedia, no?
domenica 8 novembre 2009
La prigione del cosa penseranno
L'altro giorno ho visto un bel filmato di una conferenza e mi ha colpito una frase:
"là dov'è il nostro pensiero, è la nostra energia".
A me, questa frase, aveva colpito in relazione ad un aspetto peculiare del nostro essere umani.
Ho appreso, e ho potuto verificare nella mia vita,
che molta energia viene spesa nel sembrare più che nell'essere:
vogliamo apparire belli, intelligenti, astuti, generosi, potenti, ecc.
ognuno secondo quel che gli suggerisce la sua tipologia.
Questo perchè la nostra mente è occupata in gran parte a produrre pensieri del tipo:
"cosa penseranno di me se faccio questo?"
Dove va il pensiero, va l'energia.
Ma poichè la nostra energia quotidiana è limitata,
cosa resta per l'essere?
quale energia utilizzerò per crescere interiormente,
per attivare il benedetto processo di cristallizzazione?
Riportare l'attenzione al sè.
Per quello che è.
Adesso.
La prigione del "cosa penseranno"
è piena di finestre
ma scarsa di specchi.
"là dov'è il nostro pensiero, è la nostra energia".
A me, questa frase, aveva colpito in relazione ad un aspetto peculiare del nostro essere umani.
Ho appreso, e ho potuto verificare nella mia vita,
che molta energia viene spesa nel sembrare più che nell'essere:
vogliamo apparire belli, intelligenti, astuti, generosi, potenti, ecc.
ognuno secondo quel che gli suggerisce la sua tipologia.
Questo perchè la nostra mente è occupata in gran parte a produrre pensieri del tipo:
"cosa penseranno di me se faccio questo?"
Dove va il pensiero, va l'energia.
Ma poichè la nostra energia quotidiana è limitata,
cosa resta per l'essere?
quale energia utilizzerò per crescere interiormente,
per attivare il benedetto processo di cristallizzazione?
Riportare l'attenzione al sè.
Per quello che è.
Adesso.
La prigione del "cosa penseranno"
è piena di finestre
ma scarsa di specchi.
sabato 7 novembre 2009
La fabbrica di cristalli
A pranzo dai miei: si parla di vaccini anti-suini e amenità farmacologiche.
Guardo mia madre, la ascolto mentre argomenta, dentro di me sento un sorriso che nasce.
Mi ricordo le sue posizioni sulla mia scelta di non prendere farmaci, che ho iniziato qualche anno fa. Era contraria, preoccupata, non si fidava della mia capacità di scelta, autonoma rispetto ad un medico.
La vedo adesso, che parla di sistema immunitario, di vaccini pericolosi, di alimentazione...
Se ripenso a me qualche anno fa, non avevo la certezza che ho adesso sul senso di questa scelta. Pur evitando medicine, avevo dubbi, paure di fare la cosa sbagliata, di uscire dallo schema generale di comportamento.
Malattia dopo malattia, è cresciuta in me la consapevolezza di cosa voglia dire "malattia" e di quanto assurdo sarebbe prendere una pillola per annullare il messaggio che la malatta porta con sè. Questa certezza ha iniziato a "cristallizzarsi", come una piccola roccia calcarea, formata con l'acqua e con il tempo.
Quello che l'insegnamento di quarta via mia aiutato a vedere è proprio questo: la mia vita è instabile, liquida: tutto accade senza la mia volontà e quindi dipende dalle influenze esterne.
Pericolo suina, terrorismo psicologico, delirio di massa... faccio il vaccino.
Ma se mi impegno nella presenza, posso creare dei piccoli spazi di costanza, di stabilità: posso cristallizzare in me una conoscenza e un comportamento coerente.
Allora, e solo allora, questo comportamento può avere un effetto reale sulla mia vita e sulla vita delle persone che mi stanno attorno.
Guardo mia madre, la ascolto mentre argomenta, dentro di me sento un sorriso che nasce.
Mi ricordo le sue posizioni sulla mia scelta di non prendere farmaci, che ho iniziato qualche anno fa. Era contraria, preoccupata, non si fidava della mia capacità di scelta, autonoma rispetto ad un medico.
La vedo adesso, che parla di sistema immunitario, di vaccini pericolosi, di alimentazione...
Se ripenso a me qualche anno fa, non avevo la certezza che ho adesso sul senso di questa scelta. Pur evitando medicine, avevo dubbi, paure di fare la cosa sbagliata, di uscire dallo schema generale di comportamento.
Malattia dopo malattia, è cresciuta in me la consapevolezza di cosa voglia dire "malattia" e di quanto assurdo sarebbe prendere una pillola per annullare il messaggio che la malatta porta con sè. Questa certezza ha iniziato a "cristallizzarsi", come una piccola roccia calcarea, formata con l'acqua e con il tempo.
Quello che l'insegnamento di quarta via mia aiutato a vedere è proprio questo: la mia vita è instabile, liquida: tutto accade senza la mia volontà e quindi dipende dalle influenze esterne.
Pericolo suina, terrorismo psicologico, delirio di massa... faccio il vaccino.
Ma se mi impegno nella presenza, posso creare dei piccoli spazi di costanza, di stabilità: posso cristallizzare in me una conoscenza e un comportamento coerente.
Allora, e solo allora, questo comportamento può avere un effetto reale sulla mia vita e sulla vita delle persone che mi stanno attorno.
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