La Mia creazione ha un senso.
Cerca di comprendere
invece di opporTi.
R.K.
Un tempo, durante una lezione di Aikido, il maestro mi mostrò un aspetto della realtà che, in alcune situazioni, sento ancora risuonare dentro di me.
Di fronte a un attacco, ad un pugno per esempio, la mia reazione meccanica è la difesa attraverso l'opposizione: metto tra me e il pugno una barriera, un braccio, una mano...
Il pugno trova un ostacolo e lo colpisce, creando dolore in me e nella persona che mi ha colpito.
Poi il maestro mi chiese di colpirlo con un pugno.
In un attimo mi trovai a terra, bloccato.
L'energia del pugno è uno sbilanciamento che trova equilibrio nell'opposizione dell'altro.
Se l'opposizione mancasse, il pugno finirebbe dove è naturale che finisca...in terra con tutto il resto del corpo.
Occorre una mano salda che afferrà, una mente aperta che comprende la direzione del pugno e un cuore sereno. In queste condizioni riesco ad evitare di farmi male e di far male alla persona che voleva colpirmi.
Una lezione di grande profondità, ho pensato.... se ricevessi pugni dalla mattina alla sera : )
Poi, col tempo, ho capito che poteva essere applicato sia ai pugni reali, che a quelli "immaginari": tutte le situazioni in cui mi sento minacciato e a cui mi oppongo, creando dolore....immaginario.
Ma visto che la mente non distignue tra dolore reale e dolore immaginario, tanto fa!
Buona comprensione
Federico
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domenica 17 maggio 2009
venerdì 26 settembre 2008
L'esercizio di Mate
Ripetizioni di matematica.
L'esercizio, prova e riprova, non viene con il risultato che c'è sul libro.
"Sarà sbagliato il libro!" dice la Giulia, seria.
Stasera al corso di gestione dello stress abbiamo compreso quanto sia importante rendersi conto della soggettività della realtà. Il mondo lo creo nella mia testa ad ogni istante.
Mille teste, mille mondi.
Però se riesco a mettermi nei panni dell'altro, esco dal mio ristretto punto di vista e vedo una realtà più ampia. Come un astronauta che esplora altri mondi.
Insomma, anche se non condivido le scelte del mio capo (per esempio), comprendo perchè le ha prese e smetto di incazzarmi.
Solo questo mi risolverebbe un sacco di problemi, sai?
Più serenità = più opportunità di trovare una soluzione alternativa allo scontro frontale, evitando le scelte sbagliate del capo e..... salvaguardando il mio fegato!
E allora perchè non lo faccio?
Solito discorso...se voglio volare alto devo superare la forza di gravità.
Ma se faccio uno sforzo, allora posso uscire dall'atmosfera ed entrare nel grande univrso, dove ci sono milioni di mondi da esplorare.
Sono passate alcune ore.
"Dai Giulia, prova a rifare l'esercizio, vedrai che trovi la soluzione" dice Vale.
Giuli fa l'esercizio. Il risultato viene.
Come nel libro.
"Allora il libro aveva ragione!"
Buona vita
Federico
L'esercizio, prova e riprova, non viene con il risultato che c'è sul libro.
"Sarà sbagliato il libro!" dice la Giulia, seria.
Stasera al corso di gestione dello stress abbiamo compreso quanto sia importante rendersi conto della soggettività della realtà. Il mondo lo creo nella mia testa ad ogni istante.
Mille teste, mille mondi.
Però se riesco a mettermi nei panni dell'altro, esco dal mio ristretto punto di vista e vedo una realtà più ampia. Come un astronauta che esplora altri mondi.
Insomma, anche se non condivido le scelte del mio capo (per esempio), comprendo perchè le ha prese e smetto di incazzarmi.
Solo questo mi risolverebbe un sacco di problemi, sai?
Più serenità = più opportunità di trovare una soluzione alternativa allo scontro frontale, evitando le scelte sbagliate del capo e..... salvaguardando il mio fegato!
E allora perchè non lo faccio?
Solito discorso...se voglio volare alto devo superare la forza di gravità.
Ma se faccio uno sforzo, allora posso uscire dall'atmosfera ed entrare nel grande univrso, dove ci sono milioni di mondi da esplorare.
Sono passate alcune ore.
"Dai Giulia, prova a rifare l'esercizio, vedrai che trovi la soluzione" dice Vale.
Giuli fa l'esercizio. Il risultato viene.
Come nel libro.
"Allora il libro aveva ragione!"
Buona vita
Federico
venerdì 23 maggio 2008
Perde chi perdona?
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. Matteo 18, 21-22
Quando ero piccolo, e andavo a catechismo, mi ricordo che il prete insisteva molto sul perdono "quando qualcuno vi fa uno sgarbo bisogna perdonare" diceva. Al tempo l'ho capita così "non bisogna ribellarsi, stai calmo che va tutto bene". Perdoni a manetta, senza limiti.
Ho imparato bene sapete? Quando qualcuno mi faceva uno sgarbo lo perdonavo...
nel senso che stavo zitto. Fuori.
Ma dentro?
Dentro c'è un vulcano di insulti, di rancore, di pensieri continui... "perdono si, ma non dimentico".
Diventato grandicello ho smesso di frequentare il catechismo e i preti in genere, pensando che erano tutte parole vuote, e ho iniziato a ricercare i fatti, quelli che cambiano la vita.
Adesso, dopo anni, riprendendo in mano quel brano di vangelo ho scoperto che c'era una seconda parte ben più interessante: la parabola del servo disonesto. E ho scoperto che lì si spiegava come trasformare la parole in fatti: comprensione.
Il perdono è reale se c'è la comprensione. E comprensione vuol dire portare dentro di me quello che vedo fuori, rapportarlo con ciò che sono. Per far questo occorre che riesca a vedere me stesso onestamente, senza finzioni.
E allora se il mio collega Marco stamattina mi ha detto una bugia evidente per giustificare un errore, perchè devo incazzarmi?
Quante bugie ho detto nella mia vita? Se mi fa incazzare vuol dire che rispecchia qualcosa che ho dentro anch'io.
Comprendere mi permette di vedere me stesso nell'altro e allora il perdono non è più la falsa dimostrazione di buon cuore, ma diventa uno strumento di crescita per me e per l'altro.
Buona vita
Federico
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