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sabato 11 luglio 2009

La luce in garage

33 anni, ragioniere, romano.

Nei garage si mette un passamontagna e stupra donne.

Bravo ragazzo, educato.

Aveva già tentato di violentare una donna, anni fa. Arrestato poi scarcerato.

Impegnato in politica, coordinatore di un circolo del PD.

E' stato incastrato da una videocamera a circuito chiuso.
Dimostrata la sua colpevolezza con il confronto del DNA.
Incastrato dal sangue.

Il sangue: l'unica cosa che lega il ragioniere per bene allo stupratore senza scrupoli.

Di solito si rimane sconvolti da questi episodi di cronaca.
Ci colpiscono nel profondo, perchè sappiamo benissimo che anche dentro di noi ci sono un ragioniere educato e uno stupratore senza scrupoli che convivono....insieme a tanti altri.
Così nel grande, così nel piccolo.

Personalità separate da pareti divisorie della coscienza.
Unite dallo stesso sangue che scorre nelle vene.

Se riusciamo a togliere quelle pareti divisorie, la convivenza diventa impossibile.
La luce che filtra dentro di noi dirada le ombre della nostra parte più buia.
Alla luce della coscienza non è possibile coltivare le ombre del crimine, della perversione, della violenza...

Le pareti stanno in piedi perchè ci sono dei sostegni che le tengono su: giustificazioni.
"l'ho fatto perchè lei mi ha provocato..."
"sono coì perchè mio padre mi picchiava..."
"sono il frutto della società corrotta..."

Ogni giustificazione è una de-responsabilizzazione.
Ogni sforzo per essere cosciente è una presa di responsabilità per le proprie azioni.

Con me presente
i sostegni cadono,
la luce filtra.

Marco; 10, 17-18

venerdì 27 giugno 2008

La lampadina difettosa

L., mi guarda con i suoi occhi spiritati, la mole del suo corpo sta in piedi davanti a me.

"pregare non vuol dire parlare a vanvera, o fare una cosa tanto per fare" dice

mi sta spiegando di quando stava cercando lavoro e un prete le dava i consigli su come pregare per trovarlo.
"mica si prega così e olè ti arriva il posto!" ride sguaiata, la sua risata ha un che di triste-allegria.

"pregare vuol dire prepararsi tutti i giorni ad ottenere ciò che si chiede. Vuol dire crederci e perseverare...oh, alla fine il lavoro l'ho trovato!"

L. fa la metalmeccanica adesso, non le piace ma, nonostante i suoi problemi psichiatrici, riesce a mantenere una casa e convive con il suo ragazzo. Anche lui con problemi gravi.

L. ha questo potere: lancia strali di luce involontaria, come una lampadina difettosa, lampeggia e a volte rimane accesa per qualche minuto.

E' allora che mi domando chi sia il vero pazzo tra noi due. Chi sia inconsciente.
E a volte, se riesco a svegliarmi dal torpore del pregiudizio, riesco a cogliere le perle che sa distribuire intorno.

Gioca al gratta e vinci, fuma una sigaretta, ride sguaiata e salta da un discorso all'altro.
Chi le darebbe quattro soldi per ciò che dice?

Eppure, col suo lampeggiare, mi fa vedere che nella stanza mancava la luce.

Buona vita

Federico

lunedì 9 giugno 2008

La mano e la luce

La mente è come una mano
se la concentro la mano si chiude
se la rilasso la mano si apre...


e può cogliere ciò che proviene dall'alto.



"Concentrazione" = focalizzare la mente su un compito o su un pensiero ignorando gli avvenimenti esterni.
Oggigiorno la concentrazione viene considerata una buona pratica, esaltata e insegnata con metodi scientifici. Si dice spesso che un lavoro è ben fatto quando si è concentrati.

Ok, quindi basta tener fuori gli stimoli esterni e raggiungerò grandi risultati?

Facciamo un esperimento.
Provate a mettervi tranquilli,
fate un bel respiro
e chiudete gli occhi cercando di "tenere fuori gli stimoli" per cinque minuti...

Sento rumori, brontolii dello stomaco e ogni sorta di pensieri che si attaccano l'uno all'altro...

Gli stimoli entrano, anzi, molti arrivano da dentro...
Eppure fino a poco fa non li sentivo...li ingnoravo: quindi ero concentrato?

In qualche modo si, anche se il termine migliore è identificato.
Quando sono identificato con un "gruppetto di stimoli" non riesco a vedere gli altri, che comunque ci sono e mi influenzano.
Anzi, la cosa più assurda è che non riesco a vedere neanche il "gruppetto di stimoli" con cui sono identificato!

Chiedete a un pesce se riesce a vedere il mare... : )
se è immerso nell'acqua non può
l'unico modo è quello di tirarlo fuori.

E come facciamo a tirarci fuori dall'acqua dell'identificazione?
Mano chiusa, mano aperta

Rilassiamoci, ascoltiamo ciò che accade fuori e dentro di noi e la mente si aprirà un poco.

Quel tanto per raccogliere un briciolo di luce.

Buona vita


Federico

lunedì 19 maggio 2008

Nel buio degli ingranaggi...d'un tratto una luce

"Stasera ho un appuntamento importante. E' meglio se parto alle cinque e mezza per arrivare in tempo a Milano: Vale ha il saggio di canto alle sette ed è la quarta a cantare".

Dico dentro di me mentre sono in ufficio.
Sembrerà strano, ma mi è difficile uscire dall'ufficio...e iniziano ad intrufolarsi alcuni pensieri del tutto speciali, chiamiamole "giustificazioni interiori". Come queste...

17:30 "adesso mando l'ultima mail e poi vado, è giusto finire prima di andare";

17:35 "mi sono accorto che c'è anche il verbale da finire e spedire, cosa faccio? Se non lo mando stasera sono in ritardo...lo avevo promesso, che figura ci faccio"

17:45 "accidenti è tardi...però se corro un po' riesco ad arrivare in tempo...e poi alle cinque e mezza era troppo presto, se parto alle sei arrivo giusto giusto."

17:55 "mi sa che trovo coda perchè sta piovendo...ma no, chi l'ha detto, ci sarà il solito traffico"

18:00 "non arriverò mai in orario! però tanto non iniziano mai in orario..."

18:10 "Porc! Lo sapevo che avrei trovato coda! Perchè non sono partito prima!?! Comunque se Vale si fa spostare e cambia ordine alla scaletta dovrei arrivare in tempo per ascoltarla."

19:45 arrivo di corsa nella sala. sento applaudire. Ha appena finito....

Le giustificazioni interiori sono gli ostacoli che mi impediscono di essere come vorrei. Ci tengo a sentir cantare Vale, il mio cuore mi spinge verso questo... ma la mente preferisce rimanere nel comodo binario del tran tran quotidiano: uscire dall'ufficio per andare da lei rappresenta uno sforzo.

Di fronte al contrasto la giustificazione scatta meccanicamente e funge da ammortizzatore: una delle sue parole d'ordine è il "però". "dovrei andare adesso per arrivare in orario, però..." "sarebbe utile alzarsi dal letto presto, però..." "adesso dovrei studiare, però..."
Il "però"smorza la contraddizione, rende tutto apparentemente coerente, ma in realtà nasconde le mie profonde motivazioni, aprendo la porta alle parti peggiori di me: pigrizia, egoismo, paura, preoccupazione, ecc
E così se avevo deciso che la mia giornata sarebbe andata in un modo...alla fine mi ritrovo da un'altra parte. E' un meccanismo automatico che mi riporta sempre sui consueti binari.

Se porto più luce nei miei meccanismi mentali, posso vedere le mie giustificazioni e cercare di bloccarle. Questo mi permette di vedere le contraddizioni che stanno dietro e in me si può produrre uno stato del tutto nuovo in cui posso decidere che direzione dare alla mia giornata.

Portare attenzione e osservare... la vita ci può riservare delle sorprese : )

Buona vita

Federico