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martedì 4 gennaio 2011

Il Re dei matti (2)

Con trepidazione, Rokian aprì la scatola e vi trovò una bottiglietta ambrata e un mazzo di carte.
Dentro vi era anche un foglio di spiegazioni:
"Fai silenzio dentro di te, esprimi il tuo desiderio e pesca una carta dal mazzo."

"Taci e presta orecchio alla voce del popolo" recitava la carta.

Rokian versò una goccia di elisir nel suo orecchio destro, fece voto di rimanere in silenzio per il tempo necessario a far visita a tutti i suoi concittadini, uno ad uno, a partire dal giorno seguente. Questo gli avebbe permesso finalmente di diventare Re di Uhr.

Dopo pochi giorni si accorse che c'era qualcosa che non andava: le persone che incontrava erano pessimiste, pavide, menefreghiste, invidiose... non ne poteva più di ascoltare, avrebbe voluto ribattere, scuoterle dal loro torpore, convincerle che c'era bisogno di un cambiamento...non avrebbe mai voluto governare un popolo tanto debole e meschino!

Deluso dalla fregatura che aveva ricevuto, si recò dal bagatto che gli aveva venduto l'elisir, in cerca di risarcimento.
"Nessun risarcimento mio caro, la carta era veritiera e ti ha rivelato quanto avresti dovuto fare: tu però hai fatto solo la metà..." disse il bagatto mentre riordinava il suo banchetto.
"Cosa voi dire?" chiese Rokian.
"Niente più di quello che ti ha detto la carta: tacere e ascoltare. Tacere fuori ma anche dentro; ascoltare con l'orecchio destro, ma anche con il sinistro."

Rokian tornò a casa, mise una goccia di elisir nell'orecchio sinistro e fece voto che avrebbe cercato di fermare la mente, oltre che la lingua, durante le sue visite.

Dopo pochi giorni si accorse che le stesse persone che prima gli erano sembrate tanto negative, ora mostravano qualità inaspettate. Tornò dal suo giro galvanizzato e contento di tanta bellezza, sentiva così tanta benevolenza nei suoi confronti che la prospettiva di diventare Re sembrava quasi realizzabile.

Ma nella notte un dubbio si insinuò nella sua mente: forse l'elisir era un potente ipnotico che alterava la realtà, una truffa ben architettata dal bagatto per ricreare i sogni impossibili.

Rokian corse dal bagatto, deciso a metterlo alle strette per rivelare la verità sull'Elisir dei sogni impossibili.

CONTINUA

venerdì 18 settembre 2009

dove l'acqua è profonda, limpida e quieta

Stasera, dopo tanto tempo,
mi sono seduto alla tenue luce della candela
e ho chiesto un'indicazione.

"se mi cerchi,
ti farò da guida"

Nel turbinio di pensieri e cose "da fare",
per giorni e giorni,
ho mollato il timone,
la nave ha seguito le correnti accidentali
e si è incagliata di nuovo sul fondo sabbioso delle acque torbide.

E' in queste occasioni che la tempesta diventa amica dei marinai:
la tempesta sbroglia dall'impiccio,
gonfia le vele,
scuote le travi ammuffite.

E ora, su questa nave in mezzo al mare tempestoso,
mi ricordo.
Ricordo che da qualche parte, sotto coperta,
c'è un capitano che sa perfettamente la rotta
per tornare dove l'acqua è profonda, limpida e quieta.

martedì 16 giugno 2009

Chiacchierando con la spalla sinistra...

L'anima chiama,
ma nessuno l'ascolta?
Diventa corpo.

"Lucia mi fa malissimo la spalla sinistra..."
"Che cos'hai?"
"Mi sento tutti i muscoli tirati!"
"Allora lascia andare..."
"..."
"Non sto dicendo per dire...lascia andare in senso lato"
"..."
"Prova a meditare su cosa può essere"
"ah"

Lucia è una mia cara amica, insegnante di massaggio ayurvedico.
Avrei preferito un "vieni qua che ti sciolgo i muscoli",
ma siccome è brava mi ha lanciato un altro messaggio.

Alla fine ho meditato (o per lo meno ci ho provato)
e qualche immagine interessante è venuta.
Ho provato a lasciar andare la spalla, a lasciarla parlare...
ebbene si, il corpo può parlarci (e ne avrebbe di cose da dirci!)
E di cose interessanti me ne ha dette, in merito al dolore di cui sopra.

Comunque tra le varie, una riflessione interessante che vorrei condividere è stata questa:
il corpo parla per conto di qualcun altro.

Chiamatela anima, chiamatela inconscio o parte profonda o scintilla di infinito...
sta di fatto che percepisco una parte di me ancorata al principio primordiale (e qua coi nomi ci sbizzarriamo)
e questa parte mi fa capire più volte quando le cose nella mia vita non vanno nel verso giusto:
all'inizio è un'intuizione fugace,
poi un disagio sottile,
un malessere inspiegabile,
una tristezza profonda...
finchè cresce, cresce e si fa corpo,
prurito, fastidio, dolorino.... dolore lancinante!

Insomma prestiamo orecchio ai messaggi dell'anima
perchè prima lo facciamo, meglio è : )

lunedì 6 aprile 2009

Ai piedi del maestro

"Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta".

Sto leggendo un bel libro che mi ha prestato Elena, si chiama "Malattia e destino".
L'autore dice più o meno così:
la malattia è un segnale di uno squilibrio
lo squilibrio è prima di tutto spirituale
se non colgo il segnale, questo si propaga con sempre maggiore intensità nel corpo
la guarigione è un processo di riequilibrio
attraverso la guarigione mi riconcilio con una parte di me stesso.

Mi ha colpito un passaggio
"Occorre cercare il proprio maestro interiore: ci indicherà la via per la guarigione dell'anima"

La guarigione è a portata di mano.
Le risposte sono solo da riscoprire dentro di noi.
E invece perdo un sacco di tempo nelle preoccupazioni e nelle ansie quotidiane!

Lasciar stare ciò che preoccupa e sedersi a riposare ai piedi del nostro maestro interiore...
Se faccio abbastanza silenzio posso sentirlo sussurrare quello che serve alla mia vita.

Buon ascolto

Federico

mercoledì 11 febbraio 2009

Quando c'avevo la febbre...

In questi giorni di assenza sono stato in malattia.
Febbre alta e tonsille infiammate.
Bella esperienza, era da un po' che non mi ammalavo così bene.

Ho ripensato a quando ero piccolo e avevo la febbre.
Mia madre faceva scattare il piano di emergenza, il programma ormai collaudato delle tre A:

Step 1: Alimentazione
a colazione toast e spremuta,
a pranzo pasta in bianco (con burro e formaggio),
a cena brodino e fettina di carne.
Il menù ovviamente era uguale per tutti i giorni della febbre

Step 2: Ambientazione
Pigiama "quello pesante" (anche d'estate)
Capanna di coperte tipo tenda sudatoria indiana
Luci soffuse
Televisione accesa
La tele era in bianco e nero e dava programmi mitici tipo "La donna bionica" o "L'uomo di Singapore" (quest'ultimo sconosciuto ai più)

Step 3: Attacco
Veniva chiamato il DOTTORE che si presentava come di consueto con due mani ossute e gelate da far spavento: mi auscultava il petto, mi tastava le tonsille e mi palpava la schiena. Poi con fare quasi dispiaciuto sussurrava "non è niente, solo un po' di influenza, gli dia dell'aspirina e se vede che arriva a 38 gli dia pure la tachipirina".
Aspirina e Tachipirina me le figuravo come due sorelle.
Aspirina era quella gentile, si scioglieva in acqua, faceva le bollicine...
Tachipirina era la sorellastra tedesca, interveniva di prepotenza quando l'affare si metteva male.

Morale della favola: passavo dai quattro ai sei giorni a letto. Ne uscivo fiacco, con le ossa rotte ma con una discreta cultura televisiva.

Adesso sono sette anni che non prendo più medicine.
La febbre la faccio sfogare naturalmente: non dura più di due giorni.

All'inizio avevo il panico quando arrivava a 38 e mi veniva in mente sorella Tachipirina...
Ma poi ho visto che se lascio il corpo libero di agire, lui sa già qual'è la cosa migliore da fare: ha già il suo programma standard incorporato. Non ne servono altri artificiali, anzi.
Se lo carico di cibo e medicine rischio di rallentarlo, se non di ostacolarlo.

Ascoltare il corpo è una delle cose più belle che sto imparando su questa Terra.

Buon ascolto : )

Federico

giovedì 17 aprile 2008

Tolleranza zero - convivialità uno

Il modo in cui si prendono decisioni in comune influenza il risultato della decisione?


Domenica sera, alle ACLI, ho sentito parlare di un modo interessante di prendere decisioni in comune: la convivialità delle differenze.
Mi sono immaginato una tavola imbandita con tante persone diversissime che discutono, gesticolando gioiosamente e cercando di trovare soluzioni comuni; per far questo si ascoltano e si scambiano i punti di vista.
In ogni punto di vista diverso è custodito un frammento di realtà, se riesco a conquistarlo divento più ricco e si aprono soluzioni inedite al problema.

Ma spesso conquistare la realtà ha un costo molto alto: lo sforzo di ascoltare veramente.

Buona vita

Federico

"il Gange dei diritti discende dall'Himalaya dei doveri" Gandhi

giovedì 21 febbraio 2008

L'attesa dell'inatteso

In una tiepida mattina d'estate, una ragazza è seduta ai bordi di un lago placido.
E' innamorata della sua immagine che si riflette nell'acqua limpida e tenta di afferrarla con le mani.
Ad ogni affondo l'immagine si infrange in tante piccole parti, la superficie si incresca e il fondo sabbioso si solleva, rendendo l'acqua di un colore ocra.
Passano le ore e la ragazza ormai esausta si ferma ansimante, ma, appena l'acqua accenna a calmarsi, lei rivede l'immagine ricomporsi e con nuovo vigore riprende la sua lotta frenetica.

Passa di lì un vecchio, sbiancato dagli anni e dall'esperienza, si siede e la osserva.
Poi inizia così:"prova a fermarti e vedrai"
Ma lei sembra non ascoltare.
Dopo qualche minuto ripete: "prova a fermarti e vedrai".
"vedrò cosa??" risponde stizzita la ragazza.
"vedrai ciò che stai cercando".
La ragazza si ferma di colpo. Lo guarda, seduto e calmo, mentre fuma la sua pipa. Decide di dargli retta.

Come un puzzle fluido che si ricompone, tessera dopo tessera, la superficie torna a restituire l'immagine tanto amata.
"avevi ragione, adesso posso afferrarla!"
"calma. aspetta ancora un attimo" dice il vecchio, placido.

L'acqua si rischiara, la luce inizia a filtrare tra la sabbia turbinosa e, dopo poco, anche il fondo diventa visibile agli occhi della ragazza. E proprio lì, davanti a lei, vede una luce.
"che cos'è?" domanda la ragazza, quasi ipnotizzata dalla bellezza di quel luccichio.
"è ciò che stai cercando" ripete a voce bassa il vecchio "ma devi fare attenzione, se vuoi averlo devi muoverti lentamente nell'acqua, per evitare che la sabbia lo nasconda di nuovo"

La ragazza, con mano ferma, penetra la superficie acquosa e con dolcezza raccoglie il gioiello dalla sabbia. E' l'oggetto più bello che abbia mai visto.
"questo è un regalo per te. E' sempre stato lì davanti a te. Ti stava aspettando."
Le lacrime scendono sulle sue guance.
"e adesso è venuto il momento di incamminarsi"
La ragazza lo segue, fiduciosa, il gioiello ben stretto nelle mani e lo sguardo limpido, come l'acqua del lago.

Buona vita

Federico

martedì 12 febbraio 2008

Lo Zapping e l'arte di fermare la mente

Ho un amico che è affetto da un morbo televisivo tristemente noto: lo zapping.
Quest'anno ha vinto il premio di telecomando più veloce del suo condominio.
Quando è in buona riesce a totalizzare quattro cambi di programma nel giro di un minuto, riuscendo ad essere informato su tutti i palinsesti delle principali reti nazionali, un buon numero di reti via satellite e qualche televisione locale.
Segue talmente tanti programmi in parallelo che a volte si confonde: l'altro giorno per esempio ha visto Montalbano che in un dibattito politico con Veltroni sosteneva la nomination di Maria De Filippi come centravanti della Juve.
Decisamente confuso.


Per evitare la sua fine ho abolito la televisione e mi sono dato alla radio.
105,1 - Lifegate Radio... parte lo slogan "fermiamoci ad ascoltare". Bella frase, penso. Provo a fermarmi. E ascolto.


Sento i rumori intorno a me, anche quelli un po' lontani che prima non sentivo.
Percepisco la tensione sulle spalle, il corpo che appoggia sulla sedia.
Sento il respiro che entra fresco ed esce leggermente più caldo.
E poi inzio a osservare alcuni pensieri e a lasciarli andare, senza lasciarmi prendere.
All'inizio ne colgo solo alcuni, poi sempre di più. E aumentano a dismisura, e si sovrappongono velocemente e passano davanti alla mente e ogni due o tre ce n'è uno che mi aggacia e mi porta via...e devo ritornare, il respiro, il corpo, i rumori...


E' stupefacente quanti pensieri passiano nella mente nel giro di un minuto: altro che zapping!


Oltre alla televisione, bisognerebbe spegnere anche la mente :)


Buona vita


Federico

venerdì 25 gennaio 2008

La riposta attesa della risposta

Di solito, quando l'altro parla aspetti che finisca per intervenire? Benvenuto nel club!

Perchè ascoltare? Meglio risparmiarsi e ascoltare superficialmente, giusto per capire cosa sta dicendo, e poi intervenire.
Perchè "l'importante è intervenire". Ti dirò di più, a volte mi trovo in difficoltà perchè sto pensando così intensamente a quello che vorrei dire che...mi perdo del tutto quello che sta dicendo. Magari mi sta dicendo una cosa importantissima... ma cosa è più importante di me stesso?

Dubbio 1)
Se ascolto poco e penso tanto, sono sicuro che sia un risparmio?

Dubbio 2)
Se ascolto con attenzione forse posso trovare qualche informazione preziosa...se parlo solo di me stesso che tesori posso trovare?

Dubbio 3)
Ma quello che interviene è "me stesso"? oppure ad ogni stimolo dell'altro, ad ogni frase, parte una reazione diversa, un "me stesso" diverso?

Proposta: con la prossima persona che incontro provo ad ascoltare quello che dice cercando di evitare il più possibile di commentare mentalmente quello che sta dicendo...
questo si che è ascolto attivo!

Buona vita

Federico