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martedì 18 gennaio 2011

L'opportunità di amare



Il portadocumenti in pelle...
odora di rientri a casa la sera, dopo una giornata di lavoro e un'ora di viaggio in pulman.
Odora di "è arrivato il babbo, tutti a mangiare"
e corse ed abbracci, mettendo i piedi sui piedi,
per camminare insieme verso la tavola apparecchiata.

Il portadocumenti ha la pelle logora, da anni di documenti,
e metri di scrivanie e chili di responsabilità.

Col tempo non l'ho più notato; col passare degli anni, è diventato opaco.
E il gigante che lo appoggiava sul tavolo del salotto,
con gli anni, mentre io crescevo, si rimpiccioliva.

Fin quasi a perdere peso, sostanza, dignità...
Col tempo il gigante ha mostrato le sue fatiche, le sue debolezze, le sue ombre.
L'ho visto sempre più distante.
Oggi, che è diventato ombra del gigante d'un tempo,
oggi che sono io a insegnargli la vita,
solo oggi ritrovo quel portadocumenti,
mentre sistemo le ultime carte lasciate sul tavolo.

Lo apro e trovo questo.

"Caro papà, ho scritto una preghiera per te. Devi portarla sempre in tasca così mi sentirai vicino.
Ti ringrazio Dio di essere al riparo perchè potrei bagnarmi. 
Ti ringrazio Dio per il sole e la luna perchè potrei essere cieco.
Ti ringrazio Dio per mio padre e mia madre perchè potrei essere solo.
Leggila quando sei triste, papà e quando ti manca il coraggio di andare avanti."

Quella distanza che ho sentito per anni l'ho creata io,
mentre per lui sono sempre stato vicino.

Tutto torna, nella ruota della vita,
i ruoli s'invertono...
ma l'opportunità di amare,
quella è sempre la stessa.

domenica 7 febbraio 2010

L'orchestra nel grembo

Da anni mi affascina il potere della musica.

Ho la sensazione profonda che,
quando si raggiunge l'Armonia,
per alcuni istanti si apra un'altra dimensione di vita
in chi esegue e in chi ascolta.

Ci sono degli istanti preziosi
mentre cantiamo insieme durante la preghiera...
l'armonia delle voci che si sposano,
la struttura della vita sembra sciogliersi
diventa liquida e calda
come un grembo materno.

Allora la percezione è un tutt'uno con ciò che viene percepito.

Stasera io e Vale abbiamo visto un film che mi ha ricordato questa sensazione:
"Il Concerto" di Radu Mihaileanu

Vi consiglio di andare a vederlo
e nel frattempo
buon ascolto

venerdì 4 dicembre 2009

L'inatteso potere

Scoppia il silenzio,
il suono tace
il cuore si dà pace.

Stasera ho visto il film "Una settimana da Dio".
Film spassoso, con ritmo incalzante.

C'è Jim Carrey che si lamenta di Dio:
la sua vita va a rotoli,
nonostante le sue implorazioni,
Dio non fa bene il suo lavoro.

Allora Dio lo convoca e gli cede simpaticamente il posto,
all inclusive, con una serie di poteri, tra cui il "privilegio" di ricevere tutte le preghiere di questo mondo, che riceve puntualmente via mail: milioni al giorno...

Alla fine stanco di dover rispondere una ad una,
decide di inserire un'opzione: rispondi si a tutti.
Il caos.
Le persone hanno soddisfatte le loro richieste e succedono disastri uno dopo l'altro.

"Erano così tanti, che gli ho solo dato quello che volevano."
"Già... Ma da quando in qua le persone sanno quello che vogliono?"

L'attitudine alla preghiera,
la preparazione al silenzio,
lo spazio sacro che si crea,
lasciano il terreno all'espressione di ciò che voglio.

E quel che voglio è un miracolo.
Il sovvertimento della regola, del limite.
E dietro al limite, c'è l'inatteso potere di superarlo.

"Un miracolo non è un trucchetto. Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice sì all'istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo."

giovedì 6 marzo 2008

Dedicata ad un amico

Un sentiero scosceso e scivoloso scendeva a strapiombo sul mare. Era scoppiato il temporale e la notte brontolava come un otre pieno. Io salivo con ostinazione verso Dio per chiedergli il perchè delle cose e farmi spiegare dove mi avrebbe condotto lo scambio che mi si era voluto imporre. Ma in cima al monte scoprii soltanto un pesante blocco di granito, e questo blocco era Dio.
"E' proprio Lui - dicevo tra me - immutabile e incorruttibile", poichè speravo ancora di non sprofondare nuovamente nella solitudine.
"Signore - gli dissi - istruiscimi. Ecco che i miei amici, i miei compagni, i miei sudditi, non sono più che burattini di legno per me. Io li tengo in mano e li faccio muovere a mio piacimento. Non è per il fatto che mi ubbidiscono, che mi tormento, poichè è bene che la mia saggezza scenda in loro. Ma per il fatto che sono diventati quel riflesso di specchio che mi rende più solo di un lebbroso. Se io rido, essi ridono. Se taccio, diventano tristi. E la mia parola che ben conosco, li riempie come il vento gli alberi. Sono solo a doverli saziare. Per me lo scambio non è più possibile poichè in questo colloquio smisurato sento ormai soltanto la mia voce che essi mi rimandano come echi agghiaccianti di un tempio. Per quale motivo l'amore mi fa paura e cosa mi devo aspettare da questo amore se non una moltiplicazione del mio io?"
Ma il blocco di granito, gocciolante pioggia lucente, rimaneva impenetrabile.
"Signore - gli dissi scorgendo un corvo nero sopra un albero vicino -, io mi rendo conto che il silenzio si addice alla tua Maestà. Tuttavia ho bisogno di un indizio. Quando avrò terminato la mia preghiera, ordina a quel corvo di volare via. Allora sarà come se un altro mi facesse un cenno, e io non sarò più solo al mondo. Sarò legato a te per mezzo di un cenno confidenziale, anche se oscuro. Io chiedo soltanto che mi sia rivelato che forse c'è qualcosa da capire".
Osservavo il corvo. Ma esso rimaneva immobile. Allora mi prostrai davanti alla roccia.
"Signore - gli dissi - tu hai certamente ragione. Non s'addice alla tua Maestà la sottomissione alle mie consegne. Se il corvo fosse volato via mi sarei rattristato ancora di più. Perchè un cenno simile avrei potuto averlo soltanto da un mio pari, quindi ancora da me stesso, come un riflesso del mio desiderio. E avrei incontrato nuovamente la mia solitudine".
Perciò, dopo essermi prostrato, tornai indietro. Ma accadde un fatto strano: alla mia disperazione subentrò una serenità inattesa e singolare. Affondavo nel fango della strada, mi scorticavo tra i rovi, lottavo contro le raffiche di vento, eppure in me si diffondeva una luce serena. Poichè non sapevo nulla ma non c'era nulla che potessi capire senza provare disgusto. Non avevo toccato Dio, poichè un dio che si lasci toccare non è più un dio; né se esaudisce le preghiere. Per la prima volta capivo che la grandezza della preghiera consiste in questo, nel rimanere senza risposta e nel non essere un vile commercio. Capivo che il noviziato della preghiera è il noviziato del silenzio e che l'amore inizia soltanto là dove non si attende più alcun dono in cambio. L'amore è innanzi tutto esercizio della preghiera e la preghiera è esercizio del silenzio.
Ritornai tra il mio popolo, circondandolo per la prima volta del mio amore fatto di silenzio, e stimolando le sue offerte fino alla morte, tanto essi erano ebbri delle mie labbra schiuse. Ero il pastore, il tabernacolo del loro cantico, il depositario dei loro destini, il padrone dei loro beni e delle loro vite, eppure nel mio orgoglio inflessibile ero più povero e più umile di loro. Sapevo bene che in questo scambio non potevo ricevere nulla. Essi divenivano in me, semplicemente, e il loro cantico si fondava sul mio silenzio. E attraverso me, io e loro, non eravamo più che una preghiera fondata sul silenzio di Dio.

(Antoine de Saint-Exupèry - Cittadella)
Difficile. E meravigliosa... .
Buone riflessioni,
Franca

mercoledì 30 gennaio 2008

L'ago e il pagliaio






Prendo un pezzo di ferro, lo avvolgo fitto fitto con spire di filo di rame e ci faccio passare la corrente elettrica: ottengo un elettromagnete che genera un campo magnetico.


Avvicino l'elettromagnete al classico pagliaio....e trovo l'ago che cercavo!

Immergersi nella preghiera, con attenzione e fiducia, è come avvolgere il proprio corpo con sottilissimi fili di energia. In qualche modo si genera un campo magnetico, giusto?

Pensare e sentire intensamente, con tutti i nostri tre centri, l'obiettivo che voglio raggiungere nella mia vita, permette di orientare il campo magnetico verso quell'obiettivo. Così, anche se è disperso nella grande confusione della mia vita, riesco a trovarlo.

Carichiamoci di energia e orientiamola verso i nostri obiettivi : )

Buona vita

Federico