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mercoledì 12 gennaio 2011

La foto del matrimonio

"Noi siamo ospiti in un mondo che possiamo contribuire a rendere più umano se riusciamo a capire un po’ di più e meglio dove siamo capitati e che cosa capita a noi e a chi ci sta vicino e a volte, come dice W. Szymborska, è importante essere grati a chi non si ama perché da loro impariamo più che da quelli che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene."
F. O. Manoukian - post su http://www.mondivitali.it/

Essere grati a chi non si ama è veramente controcorrente.
Poche persone lo sostengono, ancor meno lo fanno.
Magari la si vede come una questione di buona volontà, di fiducia nel prossimo o di slancio evangelico...

In realtà è solo una questione di utilità.
E' meglio una critica o un complimento?

Sembra difficile difficile scegliere....
eppure ogni giorno,
prima di uscire di casa,
cosa faccio?

Mi guardo allo specchio
o tiro fuori la foto del mio matrimonio?

mercoledì 3 novembre 2010

La trappola della mela marcia

Mi sento completo, mi sento realizzato: son caduto nella trappola.


Si chiude un ciclo, raggiungo un risultato e... TAC!
La realizzazione diventa presto una prigione,
che cerca di tener fermo qualcosa che fermo non può essere: la Vita.

Come un ruscello che di fronte ad un muretto forma un laghetto,
così la Vita ristagna, gradualmente, di fronte ad un risultato raggiunto.
E mi adagio sugli allori...

Ogni risultato va superato, perchè, in fin dei conti, il risultato non conta.

E' bello vedere gli alberi di autunno che perdono le foglie.
Bello vedere come la natura si concede ogni anno
allo stesso rito di abbandono del superfluo.

La pienezza dell'estate marcisce,
e dopo il frutto vengono i semi,
dopo i rami vestiti di foglie, le radici nella nuda terra.

Dovrei fare come le piante,
dopo aver realizzato un bel risultato,
lasciar andare i frutti del mio impegno,
far si che ne nascano i semi di un nuovo progetto,
affondando le radici nella consapevolezza del profondo.

In fondo il risultato non conta...conta la Vita.

XXI - XVI - XIII

mercoledì 25 novembre 2009

La piattaforma solare

continua dal post precedente

Guardando sopra il pelo della nebbia
ci si rende conto che non si è soli a camminare:
altre file di persone stanno solcando lo stesso percorso,
da punti di partenza diversi,
ma verso la stessa meta.

Le file di trampoli giungono ad una piattaforma area:
è una costruzione stabile,
che sormonta lo strato di nebbia,
fatta con il legno dei trampoli di chi è arrivato fin lì.

Mentre il Sole risplende nel cielo,
un gruppo accoglie i nuovi arrivati,
aiutandoli a salire e facendoli accomodare su ampi cuscini.

Da qua si possono vedere i voli che partono e rientrano:
macchine costruite appositamente per viaggi aerei.
Alcune, le più sofisticate, riescono a raggiungere il Sole.

I viandanti si preparano per proseguire il viaggio
ad un altro livello.

Buon percorso
a te che cerchi

domenica 22 novembre 2009

Un cielo senza nuvole

continua da post precedente...

Il percorso procede in fila indiana,
senza più torce.
Il primo della fila è quello più alto,
che riesce a svettare sopra la nebbia,
gli altri stanno "a ruota",
tenendo ben fisso lo sguardo sui trampoli di chi sta davanti.

I trampoli si estendono a diverse altezze,
chi impara a camminare ad una certa altezza
lo ricorda per tutta la vita.

Solo che a volte qualcuno scende e se la fa a piedi.
Prevale infatti il pensiero che andare sui trampoli sia faticoso e artificiale:
in realtà si deve faticare di più per stare al passo con chi ha la gamba più lunga,
e bisogna portarsi pure i trampoli sulle spalle...
In alcune situazioni di questo genere
può capitare che qualcuno mandi al diavolo trampoli e fila
e si perda di nuovo nella nebbia,
alla ricerca di una torcia.

Chi riesce ad estendere i trampoli in misura sufficiente
inizia a vedere un chiarore sopra la nebbia
un chiarore che cresce e in alcuni momenti diventa luce...
e vede qualcosa che da tempo cercava,
una sensazione familiare pervade il cuore:
un cielo senza nuvole si staglia oltre la nebbia,
rischiarato dalla luce del Sole.

Lì si vede la reale differenza tra la nebbia e l'aria tersa,
e si prova reale orrore per quella coltre grigia che ci avvolge.

To be continued...

mercoledì 18 novembre 2009

La scuola di trampoli

continua dal post precedente...
Si arriva in un posto speciale:
molti fuochi intorno,
grandi e piccoli,
fanno da corona ad un pozzo di acqua cristallina.

L'acqua del pozzo ha tanti utilizzi.
Disseta,
Pulisce,
Rispecchia.
E talvolta nasconde tesori nelle sue profondità.

Perchè tanti fuochi circondano il pozzo?
Un fuoco da solo rischia di spegnersi,
ma tanti fuochi possono tenersi accesi a vicenda.

In questo luogo apprendiamo l'arte dei tampoli,
per camminare sopra il livello della nebbia,
per poter raggiungere la luce del Sole.

Sono trampoli di diverse altezze:
più si è in alto più la caduta fa male,
ma ad ognuno vengono assegnati i trampoli secondo le proprie capacità.
La regola principale quando si cade è rialzarsi subito e riprendere.

Una palestra per trampolieri:
ognuno deve curarsi di imparare a stare in equilibrio, e per stare in equilibrio bisogna camminare (chi sta fermo sui trampoli...cade).
I trampolieri devono aiutarsi l'un l'altro, quando uno rischia d cadere gli altri devono sorreggerlo (se un trampliere cade...rischia di tirarne giù tre o quattro degli altri).
I fuochi vanno tenuti accesi, l'acqua pulita, i trampoli in ordine (se non si cura la scuola di trampoli...si perde una possibilità per molti).

Appoggiati ai lunghi sostegni di legno,
le gambe, un tutt'uno col legno,
un nuovo gruppo di trampolieri si incammina lungo il percorso,
verso la prossima meta.

To be continued...

lunedì 16 novembre 2009

Cercando il Sole

Cammino nella nebbia, senza una direzione.
Sto cercando chiarezza, sto cercando la luce del Sole.
Davanti a me il manto candido riflette luci di fuoci fauti, inconsistenti e fuorvianti.
Si spacciano per il Sole, ma svaniscono in pochi minuti, lasciandomi ancor più confuso.

D'un tratto una luce più sanguigna,
un falò acceso per la strada,
intorno, accovacciate, altre persone che ascoltano.
Il calore rinfranca i nostri cuori stanchi,
la luce dirada la nebbiolina e permette di vederci in faccia.

Si parla di come arrivare alla luce del Sole,
tracce di un percorso sulla sabbia,
la necessità di alzarsi e camminare,
seguendo quello con la torcia.

La torcia non è il Sole,
ma permette di camminare nella nebbia.
Chi ha la torcia ha già visto il Sole e sa come raggiungere la sua luce.

Il percorso è lungo:
qualcuno si perde,
ingannato da fuochi fauti,
gli altri rimangono vicini
e si aiutano a vicenda per non perdersi di nuovo.

La torcia illumina la strada,
spezzoni di vita di persone perse,
che non riconoscono la luce
neppure quando gli passa davanti al naso.
Adesso so perchè:
tengono gli occhi chiusi.

To be continued...

martedì 10 novembre 2009

Le sabbie mobili

Si dice che l'amore non è bello se non è litigarello.

Ieri ne parlavamo io e Vale, pensando alle coppie che conosciamo:
più o meno tutti litigano,
alcuni lo fanno vedere altri no,
ma soprattutto
alcuni litigano per le stesse identiche ragioni,
magari per una vita intera...

Quando io e Vale continuiamo a litigare per lo stesso motivo,
è evidente che c'è un blocco, c'è un ostacolo che va superato.
In quel caso é veramente frustrante,
perchè sembra di essere impantanati nelle sabbie mobili,
ad ogni passo si affonda.

Il pericolo è l'adattamento.
Sento che una parte di me ci starebbe bene in quella situazione,
pur di non muovere un passo,
sarebbe disposta a fare una vita di adattamento.

Se mi guardo intorno vedo spesso coppie che si adattano,
litigi che da acuti diventano cronici,
a volte anche folcloristici,
ma comunque frutto di un adattamento:
"io non voglio cambiare e neanche tu, quindi sopportiamoci".

Una volta ho letto che c'è un metodo per uscire dalle sabbie mobili:
bisogna fare dei passi indietro, come se si salisse una scala al contrario.

Cambiare vuole dire anche fare dei passi indietro,
dei passi che ci fanno uscire dall'impantanamento
e ci portano in alto.

Litigi d'amore

sabato 7 novembre 2009

La fabbrica di cristalli

A pranzo dai miei: si parla di vaccini anti-suini e amenità farmacologiche.
Guardo mia madre, la ascolto mentre argomenta, dentro di me sento un sorriso che nasce.

Mi ricordo le sue posizioni sulla mia scelta di non prendere farmaci, che ho iniziato qualche anno fa. Era contraria, preoccupata, non si fidava della mia capacità di scelta, autonoma rispetto ad un medico.

La vedo adesso, che parla di sistema immunitario, di vaccini pericolosi, di alimentazione...
Se ripenso a me qualche anno fa, non avevo la certezza che ho adesso sul senso di questa scelta. Pur evitando medicine, avevo dubbi, paure di fare la cosa sbagliata, di uscire dallo schema generale di comportamento.

Malattia dopo malattia, è cresciuta in me la consapevolezza di cosa voglia dire "malattia" e di quanto assurdo sarebbe prendere una pillola per annullare il messaggio che la malatta porta con sè. Questa certezza ha iniziato a "cristallizzarsi", come una piccola roccia calcarea, formata con l'acqua e con il tempo.

Quello che l'insegnamento di quarta via mia aiutato a vedere è proprio questo: la mia vita è instabile, liquida: tutto accade senza la mia volontà e quindi dipende dalle influenze esterne.
Pericolo suina, terrorismo psicologico, delirio di massa... faccio il vaccino.
Ma se mi impegno nella presenza, posso creare dei piccoli spazi di costanza, di stabilità: posso cristallizzare in me una conoscenza e un comportamento coerente.

Allora, e solo allora, questo comportamento può avere un effetto reale sulla mia vita e sulla vita delle persone che mi stanno attorno.

martedì 22 settembre 2009

Il muscolo

Durante la danza,
Shurta ci esorta
a dare costanza:
s'apre una porta.

Tra i preziosi insegnamenti che ci ha donato ieri Shurta, nel corso del seminario di danze sacre, due messaggi brillavano tra tutti: cercate di migliorare costantemente, in ogni occasione, date il meglio di voi, ma senza essere troppo rigidi con voi stessi, ricordate di volervi bene.
E per far questo occorre che vi ricordiate di voi stessi, sempre e dovunque. Altrimenti rimanete preda dei vostri meccanismi, del sonno e della pigrizia...
Ricordate che esistete, ricordate il dono fantastico che è la vostra vita e il motivo per cui siete su questa Terra: crescere, evolvere.
Per ricordarsi di sè è necessario sviluppare un muscolo.
Il muscolo dell'attenzione.
Un'attenzione molto particolare, che si divide tra noi stessi e il mondo che ci circonda.
Normalmente siamo attenti a ciò che accade intorno o, molto spesso, siamo presi nei nostri pensieri. Questo ci identifica con ciò che guardiamo, con ciò che pensiamo.
Non siamo noi stessi, ma siamo i pensieri che pensiamo, la televisione che guardiamo, i discorsi che facciamo...
Altra percezione è essere nel mondo essendo in noi stessi.
Percepire il fuori e il dentro.
Contemporaneamente.
Questo stato apre la porta ad un'altra dimenione del vivere.
Grazie Shurta per avercelo ricordato : )

venerdì 12 giugno 2009

Un'occasione per ballare

C'è la storia di quel tale che un giorno si rompe la gamba sinistra.
Per un mese tiene il gesso e cammina con la stampella.
Poi toglie il gesso e, per evitare di appoggiare il piede sinistro, continua a camminare con la stampella....la gamba è ancora fragile e ha paura di romperla di nuovo.
Col passare del tempo si convince che la gamba sinistra è meglio che stia li appesa, non si sa mai, e poi ormai c'ha fatto il callo alla stampella.

Finchè una sera d'estate, incontra una splendida ragazza, ad una festa.
Al suono di una musica gitana lei si avvicina e inizia a parlare.
Le sue parole sono come miele, lo sguardo è fisso sui suoi occhi, uno sguardo fiero, che sembra scrutarlo fin nel fondo dell'anima.
Senonchè ad un certo punto.... lo invita a ballare.

Rimane di ghiaccio: "Scusami, ma... non posso"
"E perchè mai?" risponde lei tanquilla.
"La gamba, non..." balbetta lui "non posso appoggiarla a terra, sai, un incidente..."
"Accidenti mi spiace, e quando è successo?"

"Vent'anni fa..."

"Ah...." sorride "direi che la frattura si è saldata a sufficienza: vieni a ballare allora?"

Abbiamo una stampella da abbandonare;
abbiamo un piede da appoggiare;
ma soprattutto,
un'occasione per ballare! : )

giovedì 19 febbraio 2009

Due tonsille come mongolfiere... tra cielo e terra

"Se i vostri capi vi diranno, 'Vedete, il Regno è nei cieli', allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, 'È nei mari', allora i pesci vi precederanno. Invece, il Regno è dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete sarete riconosciuti, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora vivrete in miseria, e sarete la miseria stessa."
Vangelo secondo Tommaso

Qualche tempo, dopo aver letto un libro di David Maria Turoldo, provai a collegare la preghiera del Padre Nostro ai sette chakra. Esperienza che ben altri prima di me hanno tentato di fare con più o meno successo.
Senza raccontarvi nei particolari ciò che ho scoperto, voglio condividere un punto che mi incuriosiva particolarmente.

Quando recitavo "come in cielo così in terra" mi ritrovavo tra il 5° chakra, quello della gola e il 4° chakra, quello del cuore. Praticamente sul collo.

In questi giorni il mio collo è oggetto di particolari attenzioni: tonsille infiammate da sette giorni.
Mentre parlavo con Soili, durante un trattamento, riflettevamo sulla posizione del collo: tra mente e cuore.... ma anche tra cielo e terra!

Forse il mio corpo mi sta lanciando un messaggio: congruenza, coerenza e armonia.
"Come in cielo così in terra", che l'alto sia come il basso, che il fuori sia come il dentro...in poche parole portare fuori ciò che vivo dentro.

Allora mi accorgo che spesso la mia vita la passo su due binari paralleli: da una parte passano gli eventi e dall'altra passo io e commento ciò che vedo passare, commento interiormente ciò che non mi va di quello che vedo, ma senza partecipare, senza espormi più di tanto.
Espormi vorrebbe dire entrare in contatto ma anche in discussione con la realtà: è più semplice criticare dall'esterno....e avere tacitamente ragione...

Solo che poi le tonsille si gonfiano! : )

Buona guarigione evolutiva

Federico

mercoledì 18 febbraio 2009

Il vivaio

Leggendo il commento di Alberto e Laura mi è venuta alla mente un'immagine che volevo condividere con voi.

Il mio amico Agostino pianta alberi per passione e per urgenza etica.
Per far questo prima prende delle piantine che trova nel bosco, sono piantine fragili, una addossata all'altra, sormontate da piante più grosse che rubano loro la luce e da infestanti che rubano la linfa vitale: in sostanza avrebbero poche possibilità di crescere sane e forti.
Una volta estirpate, le ripianta in un terreno più sgombro, un vivaio, ad una certa distanza l'una dall'altra, con la giusta luce e il giusto spazio per poter crescere.
Quando le piantine sono diventate degli alberelli allora sono pronte per essere ripiantate nel bosco, per ricreare il bosco e riprodursi e dare fiori e frutti e fare crescere la vita anche dove non c'è.

La nostra società è un po' come la pianura padana: spoglia, inquinata e con pochi boschi rimasti.
Nei pochi boschi rimasti sta crescendo ancora la vita, con grande sforzo e con poche speranze di espandersi, intorno infatti si sta costruendo dell'altro, in direzione opposta.
Quello che sta facendo Agostino permette di creare delle condizioni maggiormente favorevoli alla crescita del bosco. Questo comporta però maggiore sforzo di quanto sia necessario in natura: infatti prepara la terra, toglie le erbacce, trasporta le piantine, le cure per un tot di anni e poi le trapianta.

Analogicamente, impegnarsi per mantenere l'umanità nella società comporta una sforzo "naturale", in contrasto con le forze che creano dis-umanità.
Mentre creare luoghi, vivai, dove far crescere liberamente sani e robusti testimoni di umanità comporta uno sforzo maggiore di quello "naturale". La crescita degli individui è sicuramente favorita e più veloce, ma lo sforzo di mantenere quel contesto favorente è maggiore.

La piaura padana ha bisogno di mantenere i suoi boschi, ma anche e soprattutto di creare nuovi vivai per ricreare boschi dove non ci sono più.

A ciascuno il suo compito : )

Buona vita

Federico

venerdì 6 febbraio 2009

In un mondo di bonsai

Per andare in ufficio passo spesso da un vivaio che espone piante di ogni tipo.
Ci sono molti alberelli in fila, ognuno dentro ad un grande vaso nero.
Apparentemente sono uguali agli altri giovani alberi, ma in realtà manca la terra in cui sviluppare la parte più profonda di loro: le radici.

E questo, col tempo, limita il loro sviluppo.
Se le radici crescono in poco spazio, si intrecciano e marciscono. L'albero smette di gemmare, di fogliare e di fare frutti....alla fine può seccare.

In alternativa lo si può trasformare in un bonsai: si tagliano le radici, si tagliano i rami e il resto si riduce in proporzione. Minori prospettive, piccoli frutti...una continua potatura ai propri sogni di crescita.

A volte mi sento come un albero in un vaso, in cerca della sua stabilità, della possibilità di mettere radici e poter sviluppare i talenti che avevo racchiusi in quel piccolo semino da cui sono nato.

...voglio esser sequoia.

Buona vita

Federico

domenica 25 gennaio 2009

Il Signore dei fuscelli

«Non tutto quel ch'è oro brilla, Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza, Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco, L'ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta E re quei ch'è senza corona.»
J. R. R.Tolkien

Anche quando la notte sembra più fitta, e la speranza è un'eco lontana...
per chi sa guardare in profondtà, c'è sempre un fondo da cui ripartire.
Anche se i rovi oscurano la vista, sotto alle spine c'è nuda terra fertile che attende un seme.

Armiamoci di falce e tagliamo ciò che è dannoso.
Impugnamo la vanga e smuoviamo le cose morte per far tornare il nutrimento.
Seminiamo un piccolo impegno e difendiamolo dalle insidie delle erbacce.
Annaffiamolo di lacrime ed emozioni.

Quando nascerà un fuscello, diamogli un sostegno forte, un tutore per farlo crescere diritto.
E allora, una volta appresa la strada verso il cielo, arriverà alla luce piena e crescerà sano e forte.
Portatore di nuovi frutti e di altri semi.

Buona vita

Federico

sabato 27 settembre 2008

L'albero allo specchio

Quello che mi affascina degli alberi è che crescono in due direzioni.
Una direzione evidente di crescita verso il Cielo.
Una direzione nascosta di profondità, verso il cuore della Terra.
L'una dipende dall'altra.

Secondo me, la bellezza dell'albero sta nella discrezione con cui porta a termine quotidianamente il grande compito che gli è stato affidato: collegare Cielo e Terra.

Crescere in profondità, radicare la vita nel proprio cuore, è quanto di bello e utile ci insegnano le piante col loro lento sussurrare.

Riflettendoci bene, infatti, anche l'essere umano sembra avere questa opportunità di "doppia crescita".
Più spingo la mente a frequentare il cuore, più radico la mia coscienza nella profondità e più posso crescere verso l'alto.

Buona vita

Federico

venerdì 12 settembre 2008

Vuoi mezza mela?

Sto leggendo un libro di Fabio Volo.
Si chiama "Un posto nel mondo".
Tra le riflessioni interessanti, ne ho trovata una sull'amore che voglio condividere con te.

L'altra metà della mela

"un giorno Zeus volendo castigare l'uomo senza distruggerlo lo tagliò in due.
Poi, per curare l'antica ferita, inviò Amore, l'amico degli uomini.
Cercando di far uno ciò che era due, Amore tentò di medicare l'umana natura.
conclusione
...essendo una metà troveremo la felicità incontrando l'altra e diventando una cosa sola..."

"certo sono d'accordo. Ma l'altra metà da trovare non è una donna"

"Come non è una donna? Vuoi dire che troverò la felicità in un uomo?"

"...l'altra metà da trovare non è una donna: sei sempre tu. E' l'altra metà di te, la parte sconosciuta alla quale devi dare vita, per poterti finalmente incontrare. Per sempre. Questa è la vera unione in grado di liberarci da quel sentimento di solitudine che avvertiamo anche quando stiamo con qualcuno."

Insomma, la realtà spesso è "sto con te perchè non ho il coraggio di vivere il mio sogno e siccome neanche tu lo fai, siamo in due e mi consolo".
Quante volte viene la tentazione di pensarla così? Tutta la nostra cultura sembra spingere verso il matrimonio come tappa obbligata della vita, come punto da aggiungere nel pallottoliere della vita. Diventa fine e non mezzo....

Quanto è bello invece vivere l'amore come stimolo di crescita. Vedere nell'altro lo specchio di me stesso. Quella parte di me da scoprire, anche dolorosamente, ma che mi dà l'opportunità di vivere ogni giorno più in profondità.
E' allora che la mela d ciascuno torna intera.

Grazie Amore! : )

Buona vita

Federico

mercoledì 18 giugno 2008

Il presente assente

"C'è sempre tempo per farlo..."

ore 20:22 Ospedale di Crema, reparto cardiologia.
Mio padre mi guarda un po' di sbieco, non può alzare la testa perchè deve rimanere disteso per via dell'operazione alle coronarie che ha fatto oggi. Avrebbe dovuto fare un controllo a febbraio, ma ha rimandato...

"C'è sempre tempo per farlo..."

Ho una vecchia amicizia: avvelenata dalle cose non dette, soffocata dai meccanismi, dalle azioni-reazioni quotidiane. Adesso è un anno che non ci parliamo e quelle cose non dette rimangono dentro. Avrei dovuto chiarirle tanto tempo fa, ma preferisco aspettare il momento giusto...

"C'è sempre tempo per farlo..."

Quante volte mi sono detto questa frase, per dormire sonni tranquilli.
Quando la scelta si fa pressante, quando sento che c'è qualcosa di doloroso da affrontare, allora, dalle quinte della mia mente, esce fuori questa frase e mette tutto "a posto".

Di solito ne viene in rinforzo un'altra più sottile "adesso non è il momento giusto, occorre aspettare". Come se fosse un dispiacere! Invece una parte di me è contenta di posticipare, di aggirare l'ostacolo.

Ma l'ostacolo, inevitabilmente, si ripresenta più grosso.
E' così che vivo sospeso tra il passato e il futuro.
Tra il non fatto e il da farsi.

Eppure dietro ogni ostacolo c'è un'opportunità di crescita da cogliere.

"E' vero, c'è sempre tempo per farlo...ma è meglio farlo adesso!"

Riprendiamoci il tempo della vita, riprendiamoci il presente.

Buona vita

Federico

domenica 9 marzo 2008

Compliance is the illness. Not compliance is the safe.

La cultura fissa dei limiti e ogni cultura particolare fissa i propri limiti specifici. Ma che cosa si delimita? Utilizzerò la metafora della casa. La cultura è simile a una casa. All'interno della casa la gente si sente protetta dai muri, dal tetto e da altri confini che salvaguardano da sensazioni indesiderate. Nello stesso tempo gli spazi chiusi all'interno rappresentano un modo per amplificare le sensazioni che la gente vuole provare, come il calore di un camino o di contatti umani più intimi, il profumo di un piatto ben cucinato o la visione di un albero fiorito nell'atmosfera raccolta del cortile.
Le culture si differenziano per rigidità e nitidezza dei propri confini. La metafora della casa mi viene ancora in aiuto. Il cortile interno, comune a diverse civiltà fin dai tempi antichi, oppone al mondo esterno alte mura prive di finestre. Molte abitazioni e molti complessi residenziali tradizionali fanno una netta distinzione tra esterno e interno, facendo risaltare la loro funzione di rifugio. Al contrario, una casa moderna con ampie finestre panoramiche, porte scorrevoli di vetro, verande che danno su prati erbosi privi di recinzione, rammenta quasi in ogni istante agli occupanti l'esistenza di un mondo più ampio.
Ovviamente esistono anche culture che non hanno abitazioni o spazi appartati, ma come tutte le comunità anche queste sono dotate di codici e costruzioni morali che si adattano a questa metafora spaziale. I codici morali si differenziano quanto a rigidità, le costruzioni morali quanto a dimensioni, suddivisioni e gradi di apertura. Comunque, la loro fondamentale ragion d'essere è di definire e delimitare, di proteggere e accudire, in base al principio della reclusione.
L'ambivalenza culturale che permea mura e case sta appunto qui: le mura, che si propongono di tenere fuori i pericoli, finiscono per rinchiudere la gente all'interno, e le case, che rappresentano un rifugio sicuro, rischiano di trasformarsi in prigioni.
Come dicevo, ogni cultura particolare fissa i propri limiti specifici... facendoci anche credere e dire che ad un certo punto della nostra esistenza non sia più possibile migliorarsi, crescere, evolvere, magari per "raggiunta età" o per via di un certo passato turbolento o disonesto.
Credo nella continua e fattibile evoluzione dell'essere, in quanto essere vulnerabile e quindi bisognoso di migliorare se stesso e lo spazio in cui vive.
Certo, è un lavoro.
Difficile.
Richiede sforzo continuo.
E volontà.
E non ha una fine. Perchè un processo di crescita personale, per definizione, non finisce.
Ma il solo fatto di tentare ogni giorno questa esplorazione, è già una ricompensa.
Buon viaggio,
Franca

mercoledì 13 febbraio 2008

Il prezzemolo

Vivendo in campagna, si impara a rispettare la natura e la saggezza del suo mondo che si svolge nel sottosuolo. Quando in primavera si semina, il seme lo si affida all'oscurità del terreno; il terreno può compiere così il suo lavoro e sarebbe disastroso interferire con il ritmo che avviene là sotto.
Un giorno ho seminato prezzemolo e sono soddisfatta; dopo un po' arriva qualcuno che mi dice che ho seminato troppo fitto e non nascerà nulla; allora dissotterro i piccoli germogli e li ripianto più radi. Una settimana dopo mi viene incontro un nuovo consigliere che mi rammenta che questo tipo di pianticella deve essere piantata fitta fitta: dissotterro nuovamente le tenere piantine e torno a piantarle vicine.... Se continuo a pasticciare nell'orto, impedirò a qualsiasi cosa di crescere... .
Così pure l'esistenza... .
Buona riflessione,
Franca

venerdì 8 febbraio 2008

Se pensi di partire per un viaggio....

Natale, Capodanno, Epifania, Carnevale, San Valentino, Pasqua, Festa della Liberazione... e ancora , Festa del Lavoro, Anniversari vari, Settimana Bianca, Vacanze Estive..... ogni mese dell'anno porta con sè una opportunità di viaggio, anche breve, ma che comunque fa sognare, organizzare valigie, pensare acquisti, partire e .....ritornare alla solita vita.
Sono una viaggiatrice immaginaria. Mi piace pensare a luoghi che vorrei visitare, non da turista, ma da viaggiatrice. Un giorno qualunque di otto anni fa ho iniziato un viaggio, non molto distante dalla casa in cui abito, tuttavia sconosciuto, impensabile da organizzare, nella volubilità dell'essere.
Più che un viaggio, forse, un cammino. Faticoso ma intenso. Agìto nella quotidianità per creare in essa lo straordinario.
Avvolto a tratti nella nebbia dove però nitide sono le presenze dei compagni di viaggio.
Otto anni dopo.
Il cammino intrapreso non va verso qualche obiettivo lontano da realizzare, ma molto più vicino, verso il proprio guardarsi, il proprio ascoltarsi, che scopro come luoghi del "viaggio" più straordinario per acquisire sensibilità e consapevolezza utilizzabili nel corso dell'esperienza quotidiana.
Per smettere di essere persone vulnerabili.
Per smettere di vivere da non-persone.
Il cammino è "in corso" e attende altri viaggiatori....
Franca