"Bigazzi, non ti sei presentato a scuola ieri ed eri interrogato" gracchia quella di matematica con le ciglia aggrottate.
"EH, prof, non stavo tanto bene... comunque c'ho la giustifica" e le ciglia, come per incanto, si distendono.
Giustifica, abbreviativo scolastico di giustificazione, deriva dal latino justificare - formato da justus e fàcere, dimostrare che una cosa è giusta. Detta così ha un aspetto equo e innoquo.
Secondo il linguaggio consono ad un percorso di quarta via, invece, la giustificazione ha un significato più specifico e ha più a che fare con le mie esperienze liceali: rende giusto ciò che non lo è.
Purtroppo è più diffuso di quello che si pensi, non solo in età adolescenziale ... quella è solo una palestra per applicare la giustificazione nella vita di tutti i giorni.
Come si riconosce una giustificazione?
Basta chiedersi una semplice domanda:
"Mi sto prendendo responsabilità delle mie azioni?"
Se la risposta è "assolutamente no, me ne guardo bene!" allora siamo di fronte all'esempio classico di giustificazione.
La giustificazione nasce come schermo verso l'esterno:
"Maestra, ha iniziato prima lui!"
poi, col passare del tempo e con la pratica assidua, si insinua all'interno della nostra mente e si trasforma in giustificazione verso l'interno:
"Ho smesso di fumare, però in questa situazione una sigaretta ci sta proprio bene... e poi è una sola".
Riconoscere le giustificazioni con cui infarciamo la nostra giornata è un passo importante per rendersi conto di come siamo fatti realmente, di quanta poca responsabilità ci prendiamo delle nostre azioni, di quanta poca volontà c'è in noi.
Riconoscere le giustificazioni ci aiuta a togliere il velo di Maya, l'illusione che creiamo per nascondere chi siamo veramente. Ed è allora che un percorso di crescita reale può avvenire. 