"Io dall'uovo
non mi muovo
se non so che cosa trovo
fuor dell'uscio
del mio guscio..."
Un pulcin così pensò,
e nel guscio si tappò
tanto ben... che soffocò.
G. Rodari
Una volta c'erano i riti di passaggio.
Prendi quattro stracci, vai nel bosco, a contatto con la natura e con le tue paure.
Se ne esci sano e salvo hai superato la prova e sei pronto ad abbracciare un'altra parte della tua vita.
Ho 33 anni e ho paura dell'ascensore.
Faccio una "fatica" incredibile per prenderlo, e la paura è ancora lì.
E' una paura che mi porto dietro da quando ero piccolo.
Son rimasto chiuso in ascensore due volte di seguito.
Poi ho deciso che basta.
E mi sono raccontato che le scale erano meglio.
Tutta salute.
Quello che mi manca evidentemente è la coscienza del passaggio.
Nel senso che quando vado in ascensore guardo ovunque...
fuorchè dentro di me.
Non sono cosciente di ciò che mi accade.
Il mantra è "adesso arriva, adesso arriva...".
Poi arriva puntuale il contrappunto "E se si fermasse adesso?"
La paura è lì, la sento e rimane ben salda.
A ben guardare, la nostra vita è piena di passaggi.
Ad ogni passaggio ci viene chiesto di mollare qualcosa per accogliere qualcos'altro.
Mi sposo e mollo la vecchia vita, le vecchie relazioni, le vecchie modalità di essere coppia,
per abbracciare una sposa per tutta la vita,
un nuovo modo di costruire relazione,
un nuovo orizzonte da guardare insieme.
Son tanti i passaggi nella nostra vita, ma pochi li riusciamo a vivere come un rito.
E un rito per essere tale ha bisogno di un briciolo di coscienza;
altrimenti rischio di non mollare il passato e accumulare,
e se accumulo non riesco ad accogliere il futuro.
Avete presente uno stitico?
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giovedì 3 febbraio 2011
mercoledì 12 gennaio 2011
La foto del matrimonio
"Noi siamo ospiti in un mondo che possiamo contribuire a rendere più umano se riusciamo a capire un po’ di più e meglio dove siamo capitati e che cosa capita a noi e a chi ci sta vicino e a volte, come dice W. Szymborska, è importante essere grati a chi non si ama perché da loro impariamo più che da quelli che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene."
F. O. Manoukian - post su http://www.mondivitali.it/
Essere grati a chi non si ama è veramente controcorrente.
Poche persone lo sostengono, ancor meno lo fanno.
Magari la si vede come una questione di buona volontà, di fiducia nel prossimo o di slancio evangelico...
In realtà è solo una questione di utilità.
E' meglio una critica o un complimento?
Sembra difficile difficile scegliere....
eppure ogni giorno,
prima di uscire di casa,
cosa faccio?
Mi guardo allo specchio
o tiro fuori la foto del mio matrimonio?
F. O. Manoukian - post su http://www.mondivitali.it/
Essere grati a chi non si ama è veramente controcorrente.
Poche persone lo sostengono, ancor meno lo fanno.
Magari la si vede come una questione di buona volontà, di fiducia nel prossimo o di slancio evangelico...
In realtà è solo una questione di utilità.
E' meglio una critica o un complimento?
Sembra difficile difficile scegliere....
eppure ogni giorno,
prima di uscire di casa,
cosa faccio?
Mi guardo allo specchio
o tiro fuori la foto del mio matrimonio?
martedì 30 marzo 2010
La retromarcia dello stambecco
Stamattina nell'ufficio dell'ASL.
Avete presente quei testa a testa
dove gli stambecchi fanno a gara a chi ce l'ha più dura?
Ad un certo punto della discussione con il direttore sociale
mi sono reso conto che mi stavo sporgendo sul tavolo...
fra un po' la testata gliela tiravo veramente...
Brutta cosa l'orgoglio.
"C'ho ragione io"
grida lo stambecco che c'è in me.
E giù mazzate...
E pensare che basterebbe poco.
Basterebbe solo togliersi per un secondo,
fare un passo indietro.
"Wei Wu Wei"
dicono i cinesi
"la strategia dello sforzo inverso".
L'altro stambecco
burla giù dal dirupo,
e io m'accorgo che c'ho la testa proprio dura...
Avete presente quei testa a testa
dove gli stambecchi fanno a gara a chi ce l'ha più dura?
Ad un certo punto della discussione con il direttore sociale
mi sono reso conto che mi stavo sporgendo sul tavolo...
fra un po' la testata gliela tiravo veramente...
Brutta cosa l'orgoglio.
"C'ho ragione io"
grida lo stambecco che c'è in me.
E giù mazzate...
E pensare che basterebbe poco.
Basterebbe solo togliersi per un secondo,
fare un passo indietro.
"Wei Wu Wei"
dicono i cinesi
"la strategia dello sforzo inverso".
L'altro stambecco
burla giù dal dirupo,
e io m'accorgo che c'ho la testa proprio dura...
sabato 5 dicembre 2009
Vita da cani
Sapete, nel luogo dove vivo c'è un cane.
Ce ne sono più di uno, a dire il vero, ma questo è particolare.
Si chiama Scianti (anche se non so come si scrive).
Scianti va pazza per i palloni,
tanto che quando giochiamo a calcio
siamo costretti a rinchiuderla negli spogliatoi...
Ad una prima occhiata sembra un cane completamente stupido.
La potete vedere in giardino,
acquattata in mezzo all'erba,
nascosta dietro ad una colonna del portico,
mimetizzata con un albero,
in punta ostinata fissando la palla sdrucita,
nella vana speranza che qualcuno le tiri un calcio.
Da quando ho iniziato a tirarle la palla
ho notato strane coincidenze:
sempre più spesso mi capita di trovare
il suo pallone feticcio abbandonato lungo il mio cammino.
Apro la porta di casa e me lo trovo davanti,
sto andando a prendere la macchina ed eccolo lì,
vado in cucina e me lo ritrovo di nuovo.
Anche se non la vedo,
Scianti è là da qualche parte,
nascosta nei posti più impensabili,
e pronta a scattare come una molla all'inseguimento del suo trofeo.
Prima non ci facevo caso,
ma oggi mi è sembrato evidente:
quella palla, "abbandonata" nel portico,
mi parlava, sembrava vibrare.
Era carica della vibrante attesa di Scianti,
era carica di speranza, aveva dentro di sè un progetto ben studiato.
Ore e ore di appostamenti, che si sciolgono in un balzo di gioia.
Avessi la metà di quella speranza.
La metà di quella determinazione.
La metà di quella pazienza.
Che vita.... impariamo anche dai cani : )
Ce ne sono più di uno, a dire il vero, ma questo è particolare.
Si chiama Scianti (anche se non so come si scrive).
Scianti va pazza per i palloni,
tanto che quando giochiamo a calcio
siamo costretti a rinchiuderla negli spogliatoi...
Ad una prima occhiata sembra un cane completamente stupido.
La potete vedere in giardino,
acquattata in mezzo all'erba,
nascosta dietro ad una colonna del portico,
mimetizzata con un albero,
in punta ostinata fissando la palla sdrucita,
nella vana speranza che qualcuno le tiri un calcio.
Da quando ho iniziato a tirarle la palla
ho notato strane coincidenze:
sempre più spesso mi capita di trovare
il suo pallone feticcio abbandonato lungo il mio cammino.
Apro la porta di casa e me lo trovo davanti,
sto andando a prendere la macchina ed eccolo lì,
vado in cucina e me lo ritrovo di nuovo.
Anche se non la vedo,
Scianti è là da qualche parte,
nascosta nei posti più impensabili,
e pronta a scattare come una molla all'inseguimento del suo trofeo.
Prima non ci facevo caso,
ma oggi mi è sembrato evidente:
quella palla, "abbandonata" nel portico,
mi parlava, sembrava vibrare.
Era carica della vibrante attesa di Scianti,
era carica di speranza, aveva dentro di sè un progetto ben studiato.
Ore e ore di appostamenti, che si sciolgono in un balzo di gioia.
Avessi la metà di quella speranza.
La metà di quella determinazione.
La metà di quella pazienza.
Che vita.... impariamo anche dai cani : )
martedì 3 novembre 2009
L'assenza di ali
Il video del post di ieri, quello sul piccolo Kiwi, l'ho trovato tempo fa sul web.
Non l'avevo capito subito.
Ma alla seconda visione mi ha commosso.
Il kiwi.
Un piccolo volatile che non vola.
Una contraddizione in termini.
Un buffo scherzo di natura.
Eppure ha un sogno da realizzare.
Vuole essere uccello che si libra tra gli alberi.
Spinto dallo scopo,
per una vita intera
solleva alberi dieci volte più grandi,
li inchioda uno ad uno al dirupo, poi
si prepara al suo primo e ultimo volo.
Inseguire un sogno per riuscire a realizzarlo
è quotidiana sfida
è memoria costante dello scopo.
Dopo il primo, faticoso, albero
mi sarei rassegnato ad essere solo un Kiwi,
giustificandomi con la mia assenza di ali.
Grazie Kiwi!
Non l'avevo capito subito.
Ma alla seconda visione mi ha commosso.
Il kiwi.
Un piccolo volatile che non vola.
Una contraddizione in termini.
Un buffo scherzo di natura.
Eppure ha un sogno da realizzare.
Vuole essere uccello che si libra tra gli alberi.
Spinto dallo scopo,
per una vita intera
solleva alberi dieci volte più grandi,
li inchioda uno ad uno al dirupo, poi
si prepara al suo primo e ultimo volo.
Inseguire un sogno per riuscire a realizzarlo
è quotidiana sfida
è memoria costante dello scopo.
Dopo il primo, faticoso, albero
mi sarei rassegnato ad essere solo un Kiwi,
giustificandomi con la mia assenza di ali.
Grazie Kiwi!
lunedì 6 ottobre 2008
L'etereo volo della farfalla
"Il nostro sviluppo è simile a quello di una farfalla.
Noi dobbiamo "morire" e "rinascere",
come l'uovo muore e diventa bruco,
il bruco muore e diventa crisalide,
la crisalide muore perchè a sua volta possa nascere la farfalla.
E' un lungo processo, e la farfalla vive solo un giorno o due. Ma il disegno cosmico si realizza.
La stessa cosa vale anche per l'uomo.
Dobbiamo distruggere i nostri involucri protettivi. I bambini non ne hanno; e quindi dobbiamo diventare come dei bambini piccoli".
G.I. Gurdjieff - 2 giugno 1922 - Prieuré
Le parole di questo sapiente armeno risvegliano in me il ricordo di quello che è giusto e utile fare nelle vita: costruire e poi lasciar andare.
Costruisco una risposta agli stimoli esterni (un guscio).
Meccanicamente diventa uno schema rigido.
Con sforzo posso lasciarlo andare e aprire nuovi orizzonti.
Se, al momento opportuno, lascio andare l'uovo che mi proteggeva e che adesso mi costringe....
posso guadagnarmi l'etereo volo della farfalla.
Buona vita
Federico
Noi dobbiamo "morire" e "rinascere",
come l'uovo muore e diventa bruco,
il bruco muore e diventa crisalide,
la crisalide muore perchè a sua volta possa nascere la farfalla.
E' un lungo processo, e la farfalla vive solo un giorno o due. Ma il disegno cosmico si realizza.
La stessa cosa vale anche per l'uomo.
Dobbiamo distruggere i nostri involucri protettivi. I bambini non ne hanno; e quindi dobbiamo diventare come dei bambini piccoli".
G.I. Gurdjieff - 2 giugno 1922 - Prieuré
Le parole di questo sapiente armeno risvegliano in me il ricordo di quello che è giusto e utile fare nelle vita: costruire e poi lasciar andare.
Costruisco una risposta agli stimoli esterni (un guscio).
Meccanicamente diventa uno schema rigido.
Con sforzo posso lasciarlo andare e aprire nuovi orizzonti.
Se, al momento opportuno, lascio andare l'uovo che mi proteggeva e che adesso mi costringe....
posso guadagnarmi l'etereo volo della farfalla.
Buona vita
Federico
venerdì 26 settembre 2008
L'esercizio di Mate
Ripetizioni di matematica.
L'esercizio, prova e riprova, non viene con il risultato che c'è sul libro.
"Sarà sbagliato il libro!" dice la Giulia, seria.
Stasera al corso di gestione dello stress abbiamo compreso quanto sia importante rendersi conto della soggettività della realtà. Il mondo lo creo nella mia testa ad ogni istante.
Mille teste, mille mondi.
Però se riesco a mettermi nei panni dell'altro, esco dal mio ristretto punto di vista e vedo una realtà più ampia. Come un astronauta che esplora altri mondi.
Insomma, anche se non condivido le scelte del mio capo (per esempio), comprendo perchè le ha prese e smetto di incazzarmi.
Solo questo mi risolverebbe un sacco di problemi, sai?
Più serenità = più opportunità di trovare una soluzione alternativa allo scontro frontale, evitando le scelte sbagliate del capo e..... salvaguardando il mio fegato!
E allora perchè non lo faccio?
Solito discorso...se voglio volare alto devo superare la forza di gravità.
Ma se faccio uno sforzo, allora posso uscire dall'atmosfera ed entrare nel grande univrso, dove ci sono milioni di mondi da esplorare.
Sono passate alcune ore.
"Dai Giulia, prova a rifare l'esercizio, vedrai che trovi la soluzione" dice Vale.
Giuli fa l'esercizio. Il risultato viene.
Come nel libro.
"Allora il libro aveva ragione!"
Buona vita
Federico
L'esercizio, prova e riprova, non viene con il risultato che c'è sul libro.
"Sarà sbagliato il libro!" dice la Giulia, seria.
Stasera al corso di gestione dello stress abbiamo compreso quanto sia importante rendersi conto della soggettività della realtà. Il mondo lo creo nella mia testa ad ogni istante.
Mille teste, mille mondi.
Però se riesco a mettermi nei panni dell'altro, esco dal mio ristretto punto di vista e vedo una realtà più ampia. Come un astronauta che esplora altri mondi.
Insomma, anche se non condivido le scelte del mio capo (per esempio), comprendo perchè le ha prese e smetto di incazzarmi.
Solo questo mi risolverebbe un sacco di problemi, sai?
Più serenità = più opportunità di trovare una soluzione alternativa allo scontro frontale, evitando le scelte sbagliate del capo e..... salvaguardando il mio fegato!
E allora perchè non lo faccio?
Solito discorso...se voglio volare alto devo superare la forza di gravità.
Ma se faccio uno sforzo, allora posso uscire dall'atmosfera ed entrare nel grande univrso, dove ci sono milioni di mondi da esplorare.
Sono passate alcune ore.
"Dai Giulia, prova a rifare l'esercizio, vedrai che trovi la soluzione" dice Vale.
Giuli fa l'esercizio. Il risultato viene.
Come nel libro.
"Allora il libro aveva ragione!"
Buona vita
Federico
lunedì 23 giugno 2008
Saggezza popolare
Avete presente il detto "aiutati che Dio t'aiuta"?
Parla di un'esperienza che più o meno tutti noi abbiamo fatto nella vita: mettere un'intenzione chiara nelle proprie azioni migliora le possibilità di raggiungere il risultato.
l'amico dizionario suggerisce... intenzione=tendenza dell'animo verso un determinato scopo
Partiamo dal fondo:
devo avere uno scopo, un obbiettivo, UNO.
E qua ci sarebbe già da ridere: quando entro in una stanza di obbiettivi me ne vengono in mente un centinaio. E più sto attento più ne vedo.
Serve quindi il tempo per dissipare le nebbie della mente e fare una scelta.
Poi continua così:
l'obbiettivo deve essere determinato, circostanziato, CHIARO.
Bhe, mi posso anche dare l'obbiettivo di "essere attento verso gli altri", ma cosa significa, concretamente?
Serve il dono della sintesi e della concretezza.
Per esempio mi dico "ascolterò con attenzione quella persona, senza interromperla"
Prosegue:
e parla di animo. L'amico dizionario mi dice che devo fare una scelta chiara con la parte più profonda di me, sentire cosa è UTILE e importante in quel momento per me. E per sentire profondamente ho bisogno di coinvolgere tutto me stesso: tutto il corpo, tutto il cuore e tutta la mente.
Infine:
parla di tendenza. Tendere vuol dire anche "tirare una cosa allentata".
Quindi viene suggerito che una volta trovato un scopo utile e bello da concretizzare devo cercare di mantenere COSTANTE il mio proposito.
E perchè mai? Perchè la volontà continua ad allentarsi, a cambiare direzione. L'attitudine allo sforzo non è automatica e senza sforzo si va dove tira il vento: in questo caso il vento dei pensieri, delle cento intenzioni superficiali.
Ma c'è una cosa che l'amico dizionario non dice, ma la nostra esperienza e la saggezza popolare mostrano chiaramente.
Avere un'intenzione chiara produca una specie di magia.
In qualche modo, è come se, non solo io, ma anche ciò che mi circonda mi aiuti a raggiungere il risultato (il Dio t'aiuta di cui sopra).
Se in mezzo alle persone sono ben motivato e ho un'intenzione chiara, è come se la gente lo sentisse e agisse coerentemente con la mia intenzione.
Quante volte ci siamo trovati in situazioni assurde... le volte che eravamo ben motivati, positivi e con le idee chiare sono arrivati gli aiuti più inaspettati! Questa è magia : )
Buona vita
Federico
Parla di un'esperienza che più o meno tutti noi abbiamo fatto nella vita: mettere un'intenzione chiara nelle proprie azioni migliora le possibilità di raggiungere il risultato.
l'amico dizionario suggerisce... intenzione=tendenza dell'animo verso un determinato scopo
Partiamo dal fondo:
devo avere uno scopo, un obbiettivo, UNO.
E qua ci sarebbe già da ridere: quando entro in una stanza di obbiettivi me ne vengono in mente un centinaio. E più sto attento più ne vedo.
Serve quindi il tempo per dissipare le nebbie della mente e fare una scelta.
Poi continua così:
l'obbiettivo deve essere determinato, circostanziato, CHIARO.
Bhe, mi posso anche dare l'obbiettivo di "essere attento verso gli altri", ma cosa significa, concretamente?
Serve il dono della sintesi e della concretezza.
Per esempio mi dico "ascolterò con attenzione quella persona, senza interromperla"
Prosegue:
e parla di animo. L'amico dizionario mi dice che devo fare una scelta chiara con la parte più profonda di me, sentire cosa è UTILE e importante in quel momento per me. E per sentire profondamente ho bisogno di coinvolgere tutto me stesso: tutto il corpo, tutto il cuore e tutta la mente.
Infine:
parla di tendenza. Tendere vuol dire anche "tirare una cosa allentata".
Quindi viene suggerito che una volta trovato un scopo utile e bello da concretizzare devo cercare di mantenere COSTANTE il mio proposito.
E perchè mai? Perchè la volontà continua ad allentarsi, a cambiare direzione. L'attitudine allo sforzo non è automatica e senza sforzo si va dove tira il vento: in questo caso il vento dei pensieri, delle cento intenzioni superficiali.
Ma c'è una cosa che l'amico dizionario non dice, ma la nostra esperienza e la saggezza popolare mostrano chiaramente.
Avere un'intenzione chiara produca una specie di magia.
In qualche modo, è come se, non solo io, ma anche ciò che mi circonda mi aiuti a raggiungere il risultato (il Dio t'aiuta di cui sopra).
Se in mezzo alle persone sono ben motivato e ho un'intenzione chiara, è come se la gente lo sentisse e agisse coerentemente con la mia intenzione.
Quante volte ci siamo trovati in situazioni assurde... le volte che eravamo ben motivati, positivi e con le idee chiare sono arrivati gli aiuti più inaspettati! Questa è magia : )
Buona vita
Federico
mercoledì 21 maggio 2008
Il mattino ha l'oro in bocca
La brezza dell'alba ha segreti da dirti.
Non tornare a dormire.
Devi chiedere quello che davvero vuoi.
Non tornare a dormire.
C'e' gente che va avanti e indietro
attraverso le porte dove i due mondi si toccano.
La porta e' tonda e aperta.
Non tornare a dormire.
Jalal-ud-Din Rumi
(maestro e poeta sufi)
Questa bella poesia mi ricorda la magia del mattino, il momento in cui i primi pensieri si stropicciano nella mente assonnata e la quotidiana lotta interiore ha inizio: tra il sonno e lo sforzo, tra l'abitudine e l'opportunità, tra la morte e la vita.
In alcuni momenti mi rendo conto di una cosa.
Il primo ostacolo ha in sé anche la forza necessaria per superarlo.
Il mattino ha l'oro in bocca... : )
Buon risveglio
Federico
Non tornare a dormire.
Devi chiedere quello che davvero vuoi.
Non tornare a dormire.
C'e' gente che va avanti e indietro
attraverso le porte dove i due mondi si toccano.
La porta e' tonda e aperta.
Non tornare a dormire.
Jalal-ud-Din Rumi
(maestro e poeta sufi)
Questa bella poesia mi ricorda la magia del mattino, il momento in cui i primi pensieri si stropicciano nella mente assonnata e la quotidiana lotta interiore ha inizio: tra il sonno e lo sforzo, tra l'abitudine e l'opportunità, tra la morte e la vita.
In alcuni momenti mi rendo conto di una cosa.
Il primo ostacolo ha in sé anche la forza necessaria per superarlo.
Il mattino ha l'oro in bocca... : )
Buon risveglio
Federico
domenica 20 aprile 2008
Il piede in due scarpe
Martedì parto con Valentina, direzione montagna: dove la terra e il cielo sono più vicini... in tutti i sensi.
Camminare in montagna: la fatica e la ricompensa sono tangibili, nel tremore delle gambe stanche e nello spettacolo dei fiori accarezzati dal vento fresco.
Nelle soste ci guardiamo negli occhi, col sorriso alternato dal fiatone, e gli unici due rumori, nell'immenso silenzio dei monti, sono il cuore che batte nel petto e il respiro che soffia sulle labbra.
E' là che mi sento più vicino a me stesso e riconoscente al grande mondo che ho davanti.
Ma la montagna è anche casa col camino acceso e pantofole.
Pigrizia, svogliatezza "Andiamo a camminare?" "No, dai, andiamoci domani che oggi sono stanco".
Viene un momento in cui bisogna decidere. Viene un momento in cui l'intenzione di andare, se ben coltivata, supera la prima barriera della non-voglia.
E allora mi preparo: giubbotto, sciarpa, guanti, pane e acqua. Pronti, via.
Esco di casa e.... ho ancora le pantofole ai piedi.
Non si può avere il piede in due scarpe: pantofole o scarponi?
Tocca scegliere
Buona vita
Federico
Camminare in montagna: la fatica e la ricompensa sono tangibili, nel tremore delle gambe stanche e nello spettacolo dei fiori accarezzati dal vento fresco.
Nelle soste ci guardiamo negli occhi, col sorriso alternato dal fiatone, e gli unici due rumori, nell'immenso silenzio dei monti, sono il cuore che batte nel petto e il respiro che soffia sulle labbra.
E' là che mi sento più vicino a me stesso e riconoscente al grande mondo che ho davanti.
Ma la montagna è anche casa col camino acceso e pantofole.
Pigrizia, svogliatezza "Andiamo a camminare?" "No, dai, andiamoci domani che oggi sono stanco".
Viene un momento in cui bisogna decidere. Viene un momento in cui l'intenzione di andare, se ben coltivata, supera la prima barriera della non-voglia.
E allora mi preparo: giubbotto, sciarpa, guanti, pane e acqua. Pronti, via.
Esco di casa e.... ho ancora le pantofole ai piedi.
Non si può avere il piede in due scarpe: pantofole o scarponi?
Tocca scegliere
Buona vita
Federico
giovedì 17 aprile 2008
Tolleranza zero - convivialità uno
Il modo in cui si prendono decisioni in comune influenza il risultato della decisione?
Domenica sera, alle ACLI, ho sentito parlare di un modo interessante di prendere decisioni in comune: la convivialità delle differenze.
Mi sono immaginato una tavola imbandita con tante persone diversissime che discutono, gesticolando gioiosamente e cercando di trovare soluzioni comuni; per far questo si ascoltano e si scambiano i punti di vista.
In ogni punto di vista diverso è custodito un frammento di realtà, se riesco a conquistarlo divento più ricco e si aprono soluzioni inedite al problema.
Ma spesso conquistare la realtà ha un costo molto alto: lo sforzo di ascoltare veramente.
Buona vita
Federico
"il Gange dei diritti discende dall'Himalaya dei doveri" Gandhi
Domenica sera, alle ACLI, ho sentito parlare di un modo interessante di prendere decisioni in comune: la convivialità delle differenze.
Mi sono immaginato una tavola imbandita con tante persone diversissime che discutono, gesticolando gioiosamente e cercando di trovare soluzioni comuni; per far questo si ascoltano e si scambiano i punti di vista.
In ogni punto di vista diverso è custodito un frammento di realtà, se riesco a conquistarlo divento più ricco e si aprono soluzioni inedite al problema.
Ma spesso conquistare la realtà ha un costo molto alto: lo sforzo di ascoltare veramente.
Buona vita
Federico
"il Gange dei diritti discende dall'Himalaya dei doveri" Gandhi
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martedì 1 aprile 2008
Spiritualità da gabinetto
Nel bagno del mio ufficio c'è un crocifisso appeso al muro.
Sono lì seduto di fronte a lui, nei miei cinque minuti canonici di "riflessione" lavorativa, e lo guardo.
E' un simbolo particolare, decisamente. Credo non siano molte le religioni che hanno come simbolo la sofferenza, la morte del loro Dio.
Ricordo una frase che mi è rimasta in testa fin da piccolo "Gesù è morto per noi, per la nostra salvezza". Non capivo bene il senso di quella frase, ma l'effetto immediato era uno: senso di colpa. Vedevo la faccia di Gesù sofferente e mi sembrava che dicesse "Guarda cosa mi tocca fare per te!"
Col tempo ho sentito parlare di sofferenza come qualcosa di positivo, come qualcosa di costruttivo: a patto che fosse una sofferenza volontaria e cosciente. Ma in quel caso si trattava dello sforzo di cambiare le vecchie abitudini, gli schemi mentali, di combattere contro quelle parti di me che mi allontanano dalla felicità: la sofferenza del cambiare.
Guardo ancora il crocifisso: adesso sembra aver cambiato volto. Sembra dire: "Fai come me! Molla tutto quello che non serve e la sofferenza si trasformerà in nuova vita". La resurrezione.
"Liberiamoci del superfluo!". Tiro lo sciacquone e sorrido.
Alla fine mi sento più leggero, perchè giù nello scarico c'è andata anche un po' di sofferenza.
Buona vita
Federico
Sono lì seduto di fronte a lui, nei miei cinque minuti canonici di "riflessione" lavorativa, e lo guardo.
E' un simbolo particolare, decisamente. Credo non siano molte le religioni che hanno come simbolo la sofferenza, la morte del loro Dio.
Ricordo una frase che mi è rimasta in testa fin da piccolo "Gesù è morto per noi, per la nostra salvezza". Non capivo bene il senso di quella frase, ma l'effetto immediato era uno: senso di colpa. Vedevo la faccia di Gesù sofferente e mi sembrava che dicesse "Guarda cosa mi tocca fare per te!"
Col tempo ho sentito parlare di sofferenza come qualcosa di positivo, come qualcosa di costruttivo: a patto che fosse una sofferenza volontaria e cosciente. Ma in quel caso si trattava dello sforzo di cambiare le vecchie abitudini, gli schemi mentali, di combattere contro quelle parti di me che mi allontanano dalla felicità: la sofferenza del cambiare.
Guardo ancora il crocifisso: adesso sembra aver cambiato volto. Sembra dire: "Fai come me! Molla tutto quello che non serve e la sofferenza si trasformerà in nuova vita". La resurrezione.
"Liberiamoci del superfluo!". Tiro lo sciacquone e sorrido.
Alla fine mi sento più leggero, perchè giù nello scarico c'è andata anche un po' di sofferenza.
Buona vita
Federico
domenica 9 marzo 2008
I vasi dell'imperatore
Una volta l'Imperatore della Cina, "Figlio del Cielo", ebbe in regalo cinquantacinque magnifici vasi di porcellana. Erano proprio stupendi e di grande valore. La tinta dominante era il blu, con quelle inimitabili sfumature violette che nelle contraffazioni non riescono mai! Una meraviglia...
L'Imperatore ne andava orgoglioso, tanto che fece persino costruire un palazzo per ambientare degnamente quei capolavori. E incaricò un Mandarino di prenderne cura: egli solo poteva toccare i vasi e spolverarli delicatamente.
"E guai a chi dovesse mai danneggiarli!" - disse severamente l'Imperatore nel dare la consegna - "Se qualcuno mi sfregia un vaso, gli taglio le mani, e se qualcuno dovesse romperne uno, allora lo pagherà con la testa!".
Il Mandarino ci mise tutto l'impegno, ma una sera andò a urtare in un vaso che cadde a terra e si spezzò. E l'indomani, rotolò a terra anche la testa del Mandarino.
Un secondo e un terzo custode subirono la stessa sorte.
I rischi di quell'incarico, evidentemente, erano superiori ai vantaggi; sì che nessuno a corte aveva più il coraggio di accettare un simile incarico.
Alla fine si presentò un vecchio saggio, arzillo e sorridente.
"Per me" - disse - "ho già ottant'anni e anche se mi va male, ci perdo poco".
Le sue maniere piacquero tanto all'Imperatore, che lo accettò, pur con le solite esortazioni e minacce.
Come ebbe ricevuto l'incarico, il vecchio si mise in azione: prese un grosso randello e con l'irruenza di un energumeno, menando colpi all'impazzata, in pochi istanti fracassò tutti i vasi, dal primo all'ultimo. Una montagna di cocci.
Fuori di sé per la collera, l'Imperatore gli si avventò contro: "Maledetto selvaggio, cos'hai fatto?"
"Figlio del Cielo" - rispose il vecchio saggio con imperturbabile calma - "ho salvato la vita a cinquantadue dei vostri migliori sudditi".
L'Imperatore tacque... pensò... poi comprese. E lo creò Mandarino.
(Storie di cento paesi, a cura di E. MARCOLINI)
Scegliere è difficile e doloroso - a volte -.
Altre volte invece, c'è solo un'unica scelta da operare.
Entrambe le situazioni hanno un comune denominatore: il rischio.
Rischiare è scegliere consapevolmente di fare uno sforzo.
Imparare a rischiare apre orizzonti inaspettati, e per un attimo, ma solo un attimo, ci lascia soli in mezzo a tanti.
Franca
giovedì 21 febbraio 2008
L'attesa dell'inatteso
In una tiepida mattina d'estate, una ragazza è seduta ai bordi di un lago placido.
E' innamorata della sua immagine che si riflette nell'acqua limpida e tenta di afferrarla con le mani.
Ad ogni affondo l'immagine si infrange in tante piccole parti, la superficie si incresca e il fondo sabbioso si solleva, rendendo l'acqua di un colore ocra.
Passano le ore e la ragazza ormai esausta si ferma ansimante, ma, appena l'acqua accenna a calmarsi, lei rivede l'immagine ricomporsi e con nuovo vigore riprende la sua lotta frenetica.
Passa di lì un vecchio, sbiancato dagli anni e dall'esperienza, si siede e la osserva.
Poi inizia così:"prova a fermarti e vedrai"
Ma lei sembra non ascoltare.
Dopo qualche minuto ripete: "prova a fermarti e vedrai".
"vedrò cosa??" risponde stizzita la ragazza.
"vedrai ciò che stai cercando".
La ragazza si ferma di colpo. Lo guarda, seduto e calmo, mentre fuma la sua pipa. Decide di dargli retta.
Come un puzzle fluido che si ricompone, tessera dopo tessera, la superficie torna a restituire l'immagine tanto amata.
"avevi ragione, adesso posso afferrarla!"
"calma. aspetta ancora un attimo" dice il vecchio, placido.
L'acqua si rischiara, la luce inizia a filtrare tra la sabbia turbinosa e, dopo poco, anche il fondo diventa visibile agli occhi della ragazza. E proprio lì, davanti a lei, vede una luce.
"che cos'è?" domanda la ragazza, quasi ipnotizzata dalla bellezza di quel luccichio.
"è ciò che stai cercando" ripete a voce bassa il vecchio "ma devi fare attenzione, se vuoi averlo devi muoverti lentamente nell'acqua, per evitare che la sabbia lo nasconda di nuovo"
La ragazza, con mano ferma, penetra la superficie acquosa e con dolcezza raccoglie il gioiello dalla sabbia. E' l'oggetto più bello che abbia mai visto.
"questo è un regalo per te. E' sempre stato lì davanti a te. Ti stava aspettando."
Le lacrime scendono sulle sue guance.
"e adesso è venuto il momento di incamminarsi"
La ragazza lo segue, fiduciosa, il gioiello ben stretto nelle mani e lo sguardo limpido, come l'acqua del lago.
Buona vita
Federico
E' innamorata della sua immagine che si riflette nell'acqua limpida e tenta di afferrarla con le mani.
Ad ogni affondo l'immagine si infrange in tante piccole parti, la superficie si incresca e il fondo sabbioso si solleva, rendendo l'acqua di un colore ocra.
Passano le ore e la ragazza ormai esausta si ferma ansimante, ma, appena l'acqua accenna a calmarsi, lei rivede l'immagine ricomporsi e con nuovo vigore riprende la sua lotta frenetica.
Passa di lì un vecchio, sbiancato dagli anni e dall'esperienza, si siede e la osserva.
Poi inizia così:"prova a fermarti e vedrai"
Ma lei sembra non ascoltare.
Dopo qualche minuto ripete: "prova a fermarti e vedrai".
"vedrò cosa??" risponde stizzita la ragazza.
"vedrai ciò che stai cercando".
La ragazza si ferma di colpo. Lo guarda, seduto e calmo, mentre fuma la sua pipa. Decide di dargli retta.
Come un puzzle fluido che si ricompone, tessera dopo tessera, la superficie torna a restituire l'immagine tanto amata.
"avevi ragione, adesso posso afferrarla!"
"calma. aspetta ancora un attimo" dice il vecchio, placido.
L'acqua si rischiara, la luce inizia a filtrare tra la sabbia turbinosa e, dopo poco, anche il fondo diventa visibile agli occhi della ragazza. E proprio lì, davanti a lei, vede una luce.
"che cos'è?" domanda la ragazza, quasi ipnotizzata dalla bellezza di quel luccichio.
"è ciò che stai cercando" ripete a voce bassa il vecchio "ma devi fare attenzione, se vuoi averlo devi muoverti lentamente nell'acqua, per evitare che la sabbia lo nasconda di nuovo"
La ragazza, con mano ferma, penetra la superficie acquosa e con dolcezza raccoglie il gioiello dalla sabbia. E' l'oggetto più bello che abbia mai visto.
"questo è un regalo per te. E' sempre stato lì davanti a te. Ti stava aspettando."
Le lacrime scendono sulle sue guance.
"e adesso è venuto il momento di incamminarsi"
La ragazza lo segue, fiduciosa, il gioiello ben stretto nelle mani e lo sguardo limpido, come l'acqua del lago.
Buona vita
Federico
mercoledì 6 febbraio 2008
Il ciclista al gran premio di montagna
Ogni minuto di fronte al bivio.
La salita o la discesa.
Manca la pianura.
Se lascio andare, scendo e torno al punto di partenza.
Se mi sforzo, salgo e arrivo alla vetta.
Buona pedalata
Federico
La salita o la discesa.
Manca la pianura.
Se lascio andare, scendo e torno al punto di partenza.
Se mi sforzo, salgo e arrivo alla vetta.
Buona pedalata
Federico
lunedì 4 febbraio 2008
Diamoci una scossa!
Per l’Istituto Superiore di Sanità la depressione colpisce il 10% della popolazione italiana. In termini di anni vissuti da ammalato è la malattia numero uno al mondo e nella classifica delle malattie che più accorciano la vita viene al 4° posto.
Toronto, primavera del 2007. Il prof. Lozano ha un brillante idea per restituire la felicità all'essere umano: mettiamo una pila nel cervello!
"La Deep Brain Stimulation è una metodica neurochirurgica che prevede l'inserimento di elettrodi, attraverso dei piccoli fori di trapano praticati sul cranio, in specifici nuclei situati nella profondità del cervello. Si tratta di una tecnica cruenta, ma dagli effetti reversibili: basta interrompere la stimolazione elettrica."
Risultato della sperimentazione: esaurita la pila, dopo due settimane, torna la depressione.
I casi sono due: o ci forniscono delle pile ricaricabili oppure ci ricarichiamo da soli.
Ma come?
Buona vita
Federico & Franca
Toronto, primavera del 2007. Il prof. Lozano ha un brillante idea per restituire la felicità all'essere umano: mettiamo una pila nel cervello!
"La Deep Brain Stimulation è una metodica neurochirurgica che prevede l'inserimento di elettrodi, attraverso dei piccoli fori di trapano praticati sul cranio, in specifici nuclei situati nella profondità del cervello. Si tratta di una tecnica cruenta, ma dagli effetti reversibili: basta interrompere la stimolazione elettrica."
Risultato della sperimentazione: esaurita la pila, dopo due settimane, torna la depressione.
I casi sono due: o ci forniscono delle pile ricaricabili oppure ci ricarichiamo da soli.
Ma come?
Buona vita
Federico & Franca
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