Passando in macchina, in pochi secondi, vedo una scena doppia.
Sul marciapiede destro cammina un ragazzo, lo zaino in spalla e l'atteggiamento da duro.
Sul marciapiede sinistro un uomo passa con una donna, ride e gesticola con fermezza; ha l'aria di chi la sa lunga e lo vuole dimostrare.
A destra il ragazzo veste la maschera con incertezza, la maschera è ancora traballante e lascia trasparire il timore che c'è dietro.
A sinistra l'uomo ha la sicurezza dell'attore navigato, il suo personaggio è ormai saldo e la maschera ben fissata.
C'è stato un tempo in cui eravamo come il ragazzo e, nel tentativo di sembrare grandi, cercavamo le maschere giuste da indossare.
C'è un tempo in cui le maschere sono così fissate che si fa fatica a tirarle via, così abituate ad essere indossate che vengono su da sole, senza controllo: anzi il controllo ormai ce l'hanno loro.
Ci può essere un tempo in cui, liberi come bambini, ci divertiremo a scegliere che maschera indossare!
Buona vita
Federico:)
lunedì 10 marzo 2008
domenica 9 marzo 2008
Compliance is the illness. Not compliance is the safe.
La cultura fissa dei limiti e ogni cultura particolare fissa i propri limiti specifici. Ma che cosa si delimita? Utilizzerò la metafora della casa. La cultura è simile a una casa. All'interno della casa la gente si sente protetta dai muri, dal tetto e da altri confini che salvaguardano da sensazioni indesiderate. Nello stesso tempo gli spazi chiusi all'interno rappresentano un modo per amplificare le sensazioni che la gente vuole provare, come il calore di un camino o di contatti umani più intimi, il profumo di un piatto ben cucinato o la visione di un albero fiorito nell'atmosfera raccolta del cortile.
Le culture si differenziano per rigidità e nitidezza dei propri confini. La metafora della casa mi viene ancora in aiuto. Il cortile interno, comune a diverse civiltà fin dai tempi antichi, oppone al mondo esterno alte mura prive di finestre. Molte abitazioni e molti complessi residenziali tradizionali fanno una netta distinzione tra esterno e interno, facendo risaltare la loro funzione di rifugio. Al contrario, una casa moderna con ampie finestre panoramiche, porte scorrevoli di vetro, verande che danno su prati erbosi privi di recinzione, rammenta quasi in ogni istante agli occupanti l'esistenza di un mondo più ampio.
Ovviamente esistono anche culture che non hanno abitazioni o spazi appartati, ma come tutte le comunità anche queste sono dotate di codici e costruzioni morali che si adattano a questa metafora spaziale. I codici morali si differenziano quanto a rigidità, le costruzioni morali quanto a dimensioni, suddivisioni e gradi di apertura. Comunque, la loro fondamentale ragion d'essere è di definire e delimitare, di proteggere e accudire, in base al principio della reclusione.
L'ambivalenza culturale che permea mura e case sta appunto qui: le mura, che si propongono di tenere fuori i pericoli, finiscono per rinchiudere la gente all'interno, e le case, che rappresentano un rifugio sicuro, rischiano di trasformarsi in prigioni.
Come dicevo, ogni cultura particolare fissa i propri limiti specifici... facendoci anche credere e dire che ad un certo punto della nostra esistenza non sia più possibile migliorarsi, crescere, evolvere, magari per "raggiunta età" o per via di un certo passato turbolento o disonesto.
Credo nella continua e fattibile evoluzione dell'essere, in quanto essere vulnerabile e quindi bisognoso di migliorare se stesso e lo spazio in cui vive.
Certo, è un lavoro.
Difficile.
Richiede sforzo continuo.
E volontà.
E non ha una fine. Perchè un processo di crescita personale, per definizione, non finisce.
Ma il solo fatto di tentare ogni giorno questa esplorazione, è già una ricompensa.
Buon viaggio,
Franca
I vasi dell'imperatore
Una volta l'Imperatore della Cina, "Figlio del Cielo", ebbe in regalo cinquantacinque magnifici vasi di porcellana. Erano proprio stupendi e di grande valore. La tinta dominante era il blu, con quelle inimitabili sfumature violette che nelle contraffazioni non riescono mai! Una meraviglia...
L'Imperatore ne andava orgoglioso, tanto che fece persino costruire un palazzo per ambientare degnamente quei capolavori. E incaricò un Mandarino di prenderne cura: egli solo poteva toccare i vasi e spolverarli delicatamente.
"E guai a chi dovesse mai danneggiarli!" - disse severamente l'Imperatore nel dare la consegna - "Se qualcuno mi sfregia un vaso, gli taglio le mani, e se qualcuno dovesse romperne uno, allora lo pagherà con la testa!".
Il Mandarino ci mise tutto l'impegno, ma una sera andò a urtare in un vaso che cadde a terra e si spezzò. E l'indomani, rotolò a terra anche la testa del Mandarino.
Un secondo e un terzo custode subirono la stessa sorte.
I rischi di quell'incarico, evidentemente, erano superiori ai vantaggi; sì che nessuno a corte aveva più il coraggio di accettare un simile incarico.
Alla fine si presentò un vecchio saggio, arzillo e sorridente.
"Per me" - disse - "ho già ottant'anni e anche se mi va male, ci perdo poco".
Le sue maniere piacquero tanto all'Imperatore, che lo accettò, pur con le solite esortazioni e minacce.
Come ebbe ricevuto l'incarico, il vecchio si mise in azione: prese un grosso randello e con l'irruenza di un energumeno, menando colpi all'impazzata, in pochi istanti fracassò tutti i vasi, dal primo all'ultimo. Una montagna di cocci.
Fuori di sé per la collera, l'Imperatore gli si avventò contro: "Maledetto selvaggio, cos'hai fatto?"
"Figlio del Cielo" - rispose il vecchio saggio con imperturbabile calma - "ho salvato la vita a cinquantadue dei vostri migliori sudditi".
L'Imperatore tacque... pensò... poi comprese. E lo creò Mandarino.
(Storie di cento paesi, a cura di E. MARCOLINI)
Scegliere è difficile e doloroso - a volte -.
Altre volte invece, c'è solo un'unica scelta da operare.
Entrambe le situazioni hanno un comune denominatore: il rischio.
Rischiare è scegliere consapevolmente di fare uno sforzo.
Imparare a rischiare apre orizzonti inaspettati, e per un attimo, ma solo un attimo, ci lascia soli in mezzo a tanti.
Franca
giovedì 6 marzo 2008
Dedicata ad un amico
Un sentiero scosceso e scivoloso scendeva a strapiombo sul mare. Era scoppiato il temporale e la notte brontolava come un otre pieno. Io salivo con ostinazione verso Dio per chiedergli il perchè delle cose e farmi spiegare dove mi avrebbe condotto lo scambio che mi si era voluto imporre. Ma in cima al monte scoprii soltanto un pesante blocco di granito, e questo blocco era Dio.
"E' proprio Lui - dicevo tra me - immutabile e incorruttibile", poichè speravo ancora di non sprofondare nuovamente nella solitudine.
"Signore - gli dissi - istruiscimi. Ecco che i miei amici, i miei compagni, i miei sudditi, non sono più che burattini di legno per me. Io li tengo in mano e li faccio muovere a mio piacimento. Non è per il fatto che mi ubbidiscono, che mi tormento, poichè è bene che la mia saggezza scenda in loro. Ma per il fatto che sono diventati quel riflesso di specchio che mi rende più solo di un lebbroso. Se io rido, essi ridono. Se taccio, diventano tristi. E la mia parola che ben conosco, li riempie come il vento gli alberi. Sono solo a doverli saziare. Per me lo scambio non è più possibile poichè in questo colloquio smisurato sento ormai soltanto la mia voce che essi mi rimandano come echi agghiaccianti di un tempio. Per quale motivo l'amore mi fa paura e cosa mi devo aspettare da questo amore se non una moltiplicazione del mio io?"
Ma il blocco di granito, gocciolante pioggia lucente, rimaneva impenetrabile.
"Signore - gli dissi scorgendo un corvo nero sopra un albero vicino -, io mi rendo conto che il silenzio si addice alla tua Maestà. Tuttavia ho bisogno di un indizio. Quando avrò terminato la mia preghiera, ordina a quel corvo di volare via. Allora sarà come se un altro mi facesse un cenno, e io non sarò più solo al mondo. Sarò legato a te per mezzo di un cenno confidenziale, anche se oscuro. Io chiedo soltanto che mi sia rivelato che forse c'è qualcosa da capire".
Osservavo il corvo. Ma esso rimaneva immobile. Allora mi prostrai davanti alla roccia.
"Signore - gli dissi - tu hai certamente ragione. Non s'addice alla tua Maestà la sottomissione alle mie consegne. Se il corvo fosse volato via mi sarei rattristato ancora di più. Perchè un cenno simile avrei potuto averlo soltanto da un mio pari, quindi ancora da me stesso, come un riflesso del mio desiderio. E avrei incontrato nuovamente la mia solitudine".
Perciò, dopo essermi prostrato, tornai indietro. Ma accadde un fatto strano: alla mia disperazione subentrò una serenità inattesa e singolare. Affondavo nel fango della strada, mi scorticavo tra i rovi, lottavo contro le raffiche di vento, eppure in me si diffondeva una luce serena. Poichè non sapevo nulla ma non c'era nulla che potessi capire senza provare disgusto. Non avevo toccato Dio, poichè un dio che si lasci toccare non è più un dio; né se esaudisce le preghiere. Per la prima volta capivo che la grandezza della preghiera consiste in questo, nel rimanere senza risposta e nel non essere un vile commercio. Capivo che il noviziato della preghiera è il noviziato del silenzio e che l'amore inizia soltanto là dove non si attende più alcun dono in cambio. L'amore è innanzi tutto esercizio della preghiera e la preghiera è esercizio del silenzio.
Ritornai tra il mio popolo, circondandolo per la prima volta del mio amore fatto di silenzio, e stimolando le sue offerte fino alla morte, tanto essi erano ebbri delle mie labbra schiuse. Ero il pastore, il tabernacolo del loro cantico, il depositario dei loro destini, il padrone dei loro beni e delle loro vite, eppure nel mio orgoglio inflessibile ero più povero e più umile di loro. Sapevo bene che in questo scambio non potevo ricevere nulla. Essi divenivano in me, semplicemente, e il loro cantico si fondava sul mio silenzio. E attraverso me, io e loro, non eravamo più che una preghiera fondata sul silenzio di Dio.
(Antoine de Saint-Exupèry - Cittadella)
Difficile. E meravigliosa... .
Buone riflessioni,
Franca
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mercoledì 5 marzo 2008
Pre-senza
Presso la gola di Lu, la grande cascata precipita per centinaia di metri e i suoi spruzzi sono visibili nel raggio di alcuni chilometri. In fondo, tra le acque vorticanti, non si vede una sola creatura vivente.
Un giorno Confucio si trovava nei pressi della sponda, quando scorse un vecchio che veniva sballottato di qua e di là dalla corrente. Chiamò i suoi discepoli e insieme accorsero per trarlo in salvo. Ma quando arrivarono, il vecchio era già uscito dall'acqua e camminava lungo l'argine canticchiando tra sé e sé.
Confucio gli corse dietro e lo raggiunse.
"Per sopravvivere ad una simile esperienza avrei detto che tu fossi uno spirito" - disse - "invece hai tutta l'aria di essere un uomo. Qual'è il tuo potere segreto?"
"Non ho alcun potere speciale" - rispose il vecchio - "ho cominciato a imparare in tenera età e crescendo, ho continuato ad esercitarmi. Ora sono certo di riuscire. Scendo insieme all'acqua e risalgo insieme all'acqua. La seguo, umilmente. Sopravvivo perchè non lotto contro il potere superiore dell'acqua. Tutto qui".
(dagli scritti di Chuang-tzu)
Imparare ad agire di concerto con la nostra essenza e con le leggi naturali che operano intorno a noi, agire insieme all'ordine naturale delle cose e seguire il principio del minimo sforzo.
Poichè segue questo principio, il mondo naturale non sbaglia.
Gli sbagli vengono commessi - o immaginati - dall'uomo, la creatura dotata di cervello sovraccarico che si stacca dalla rete di sostegno delle leggi naturali affannandosi troppo..... .
Dunque, non un procedere meccanico - che, in senso pratico, può significare fare a meno di interventi inopportuni, aggressivi o egoistici - bensì quello che si sviluppa da una sensibilità interiore per il ritmo naturale delle cose.... .
... ogni cambiamento nel modo di comprendere accompagna un cambiamento nel modo d’essere (fdm)... .
Franca
lunedì 3 marzo 2008
Corridoi profumati
Di sito in sito...
la Rete mi lascia lo strano sentimento del giammai esaurito...
qualcosa che sembra non avere fine...
un filare di anime che si perdono nell'orizzonte e brillano alla luce del sole calante.
Ogni pagina aperta mi porta in altre porte...
ogni stanza risuona di un eco lontana: qualcuno mi chiama.
Sento nel cuore profumo del passato, sapore di già vissuto...sentore di sogni arricciati.
C'è una voce dietro alle mie orecchie "Torna da me" mi dice.
Una stanza aspetta il mio ritorno.
La stanza da cui sono partito per questo viaggio e a cui voglio ritornare.
Buona vita
Federico
la Rete mi lascia lo strano sentimento del giammai esaurito...
qualcosa che sembra non avere fine...
un filare di anime che si perdono nell'orizzonte e brillano alla luce del sole calante.
Ogni pagina aperta mi porta in altre porte...
ogni stanza risuona di un eco lontana: qualcuno mi chiama.
Sento nel cuore profumo del passato, sapore di già vissuto...sentore di sogni arricciati.
C'è una voce dietro alle mie orecchie "Torna da me" mi dice.
Una stanza aspetta il mio ritorno.
La stanza da cui sono partito per questo viaggio e a cui voglio ritornare.
Buona vita
Federico
domenica 2 marzo 2008
Complesso o Complicato? La folla
Sabato sera.
Un momento di preghiera meditativa.
Dopo molto tempo, mi trovo ad ascoltare e a conversare con persone che, in qualche modo, mi sono care.
Tante presenze, tanti modi di essere, tante personalità.
La personalità non è mai semplice, nè a una dimensione; spesso sembra che una folla si nasconda nel cuore di un individuo. I greci credevano che le figure che popolano i sogni notturni fossero personaggi che, abbandonato il corpo del dormiente, uscivano nel mondo e vivevano le loro avventure, ritornando in esso prima del risveglio.
Nello strato più profondo del nostro cuore non c'è un io singolo, semplice, ma una galleria di io diversi che entrano in contraddizione e in conflitto tra di loro. Se queste contraddizioni le incontriamo a livello superficiale, questo può provocare una faida intestina che potrebbe perseguitarci per tutti i giorni della nostra vita.
Non possiamo dare forma concreta alla molteplicità di io che incontriamo nelle nostre più intime meditazioni e spesso, per questo motivo, diventa difficile esternare questa concretezza, darla ad altri in parole che non troviamo.
Forse abbiamo bisogno di sviluppare un nuovo senso della meravigliosa complessità dell'io.
Per evitare di cadere nella trappola della pigrizia che ci fa dire "non capisco".
Quando le persone scoprono la complessità - propria e altrui - si spaventano e, con il martello del pregiudizio, abbattono questo ricco paesaggio interiore fino ad appiattirlo; si conformano, si accontentano di andare d'accordo e smettono di essere presenze vive, persino per sè stessi.
Abbiamo bisogno di schemi di pensiero onesti e adatti a questa complessità.... .
(P.S. Complesso= insieme di più elementi, di più parti / Complicato=difficile da interpretare, che richiede impegno)
Buona Vita!
Franca
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