sabato 5 dicembre 2009

Il fuoco enciclopedico

Il maestro ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Il maestro servì il tè.
Colmò la tazza del suo ospite,
e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi.
"E' ricolma. Non ce ne entra più!"


"Come questa tazza" disse il maestro
"tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture.
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza".






Una delle qualità del mio amico Vince è che riesce con poche parole ad inquadrare una situazione.
C'è stato un periodo in cui mi chiama " 'o professò".
E rileggendo questa storiella zen mi ritrovo molto nella parte...

Mi accorgo che chi più SA
fa più fatica ad ESSERE.

Sono cresciuto con la convinzione che la cultura potesse farmi essere migliore.
Migliore degli altri, ovviamente.
La mia scuola di vita è stata l'enciclopedia.
Ma non mi ha mai aiutato a portare a termie i miei fantastici progetti.

Trasformare il sapere in essere è un'operazione alchemica:
ci vuole fuoco e perseveranza.

Per il fuoco posso iniziare bruciando l'enciclopedia, no?

Vita da cani

Sapete, nel luogo dove vivo c'è un cane.
Ce ne sono più di uno, a dire il vero, ma questo è particolare.
Si chiama Scianti (anche se non so come si scrive).

Scianti va pazza per i palloni,
tanto che quando giochiamo a calcio
siamo costretti a rinchiuderla negli spogliatoi...

Ad una prima occhiata sembra un cane completamente stupido.
La potete vedere in giardino,
acquattata in mezzo all'erba,
nascosta dietro ad una colonna del portico,
mimetizzata con un albero,
in punta ostinata fissando la palla sdrucita,
nella vana speranza che qualcuno le tiri un calcio.

Da quando ho iniziato a tirarle la palla
ho notato strane coincidenze:
sempre più spesso mi capita di trovare
il suo pallone feticcio abbandonato lungo il mio cammino.

Apro la porta di casa e me lo trovo davanti,
sto andando a prendere la macchina ed eccolo lì,
vado in cucina e me lo ritrovo di nuovo.

Anche se non la vedo,
Scianti è là da qualche parte,
nascosta nei posti più impensabili,
e pronta a scattare come una molla all'inseguimento del suo trofeo.

Prima non ci facevo caso,
ma oggi mi è sembrato evidente:
quella palla, "abbandonata" nel portico,
mi parlava, sembrava vibrare.

Era carica della vibrante attesa di Scianti,
era carica di speranza, aveva dentro di sè un progetto ben studiato.
Ore e ore di appostamenti, che si sciolgono in un balzo di gioia.

Avessi la metà di quella speranza.
La metà di quella determinazione.
La metà di quella pazienza.

Che vita.... impariamo anche dai cani : )

venerdì 4 dicembre 2009

L'inatteso potere

Scoppia il silenzio,
il suono tace
il cuore si dà pace.

Stasera ho visto il film "Una settimana da Dio".
Film spassoso, con ritmo incalzante.

C'è Jim Carrey che si lamenta di Dio:
la sua vita va a rotoli,
nonostante le sue implorazioni,
Dio non fa bene il suo lavoro.

Allora Dio lo convoca e gli cede simpaticamente il posto,
all inclusive, con una serie di poteri, tra cui il "privilegio" di ricevere tutte le preghiere di questo mondo, che riceve puntualmente via mail: milioni al giorno...

Alla fine stanco di dover rispondere una ad una,
decide di inserire un'opzione: rispondi si a tutti.
Il caos.
Le persone hanno soddisfatte le loro richieste e succedono disastri uno dopo l'altro.

"Erano così tanti, che gli ho solo dato quello che volevano."
"Già... Ma da quando in qua le persone sanno quello che vogliono?"

L'attitudine alla preghiera,
la preparazione al silenzio,
lo spazio sacro che si crea,
lasciano il terreno all'espressione di ciò che voglio.

E quel che voglio è un miracolo.
Il sovvertimento della regola, del limite.
E dietro al limite, c'è l'inatteso potere di superarlo.

"Un miracolo non è un trucchetto. Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice sì all'istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo."

mercoledì 25 novembre 2009

La piattaforma solare

continua dal post precedente

Guardando sopra il pelo della nebbia
ci si rende conto che non si è soli a camminare:
altre file di persone stanno solcando lo stesso percorso,
da punti di partenza diversi,
ma verso la stessa meta.

Le file di trampoli giungono ad una piattaforma area:
è una costruzione stabile,
che sormonta lo strato di nebbia,
fatta con il legno dei trampoli di chi è arrivato fin lì.

Mentre il Sole risplende nel cielo,
un gruppo accoglie i nuovi arrivati,
aiutandoli a salire e facendoli accomodare su ampi cuscini.

Da qua si possono vedere i voli che partono e rientrano:
macchine costruite appositamente per viaggi aerei.
Alcune, le più sofisticate, riescono a raggiungere il Sole.

I viandanti si preparano per proseguire il viaggio
ad un altro livello.

Buon percorso
a te che cerchi

domenica 22 novembre 2009

Un cielo senza nuvole

continua da post precedente...

Il percorso procede in fila indiana,
senza più torce.
Il primo della fila è quello più alto,
che riesce a svettare sopra la nebbia,
gli altri stanno "a ruota",
tenendo ben fisso lo sguardo sui trampoli di chi sta davanti.

I trampoli si estendono a diverse altezze,
chi impara a camminare ad una certa altezza
lo ricorda per tutta la vita.

Solo che a volte qualcuno scende e se la fa a piedi.
Prevale infatti il pensiero che andare sui trampoli sia faticoso e artificiale:
in realtà si deve faticare di più per stare al passo con chi ha la gamba più lunga,
e bisogna portarsi pure i trampoli sulle spalle...
In alcune situazioni di questo genere
può capitare che qualcuno mandi al diavolo trampoli e fila
e si perda di nuovo nella nebbia,
alla ricerca di una torcia.

Chi riesce ad estendere i trampoli in misura sufficiente
inizia a vedere un chiarore sopra la nebbia
un chiarore che cresce e in alcuni momenti diventa luce...
e vede qualcosa che da tempo cercava,
una sensazione familiare pervade il cuore:
un cielo senza nuvole si staglia oltre la nebbia,
rischiarato dalla luce del Sole.

Lì si vede la reale differenza tra la nebbia e l'aria tersa,
e si prova reale orrore per quella coltre grigia che ci avvolge.

To be continued...

mercoledì 18 novembre 2009

La scuola di trampoli

continua dal post precedente...
Si arriva in un posto speciale:
molti fuochi intorno,
grandi e piccoli,
fanno da corona ad un pozzo di acqua cristallina.

L'acqua del pozzo ha tanti utilizzi.
Disseta,
Pulisce,
Rispecchia.
E talvolta nasconde tesori nelle sue profondità.

Perchè tanti fuochi circondano il pozzo?
Un fuoco da solo rischia di spegnersi,
ma tanti fuochi possono tenersi accesi a vicenda.

In questo luogo apprendiamo l'arte dei tampoli,
per camminare sopra il livello della nebbia,
per poter raggiungere la luce del Sole.

Sono trampoli di diverse altezze:
più si è in alto più la caduta fa male,
ma ad ognuno vengono assegnati i trampoli secondo le proprie capacità.
La regola principale quando si cade è rialzarsi subito e riprendere.

Una palestra per trampolieri:
ognuno deve curarsi di imparare a stare in equilibrio, e per stare in equilibrio bisogna camminare (chi sta fermo sui trampoli...cade).
I trampolieri devono aiutarsi l'un l'altro, quando uno rischia d cadere gli altri devono sorreggerlo (se un trampliere cade...rischia di tirarne giù tre o quattro degli altri).
I fuochi vanno tenuti accesi, l'acqua pulita, i trampoli in ordine (se non si cura la scuola di trampoli...si perde una possibilità per molti).

Appoggiati ai lunghi sostegni di legno,
le gambe, un tutt'uno col legno,
un nuovo gruppo di trampolieri si incammina lungo il percorso,
verso la prossima meta.

To be continued...

lunedì 16 novembre 2009

Cercando il Sole

Cammino nella nebbia, senza una direzione.
Sto cercando chiarezza, sto cercando la luce del Sole.
Davanti a me il manto candido riflette luci di fuoci fauti, inconsistenti e fuorvianti.
Si spacciano per il Sole, ma svaniscono in pochi minuti, lasciandomi ancor più confuso.

D'un tratto una luce più sanguigna,
un falò acceso per la strada,
intorno, accovacciate, altre persone che ascoltano.
Il calore rinfranca i nostri cuori stanchi,
la luce dirada la nebbiolina e permette di vederci in faccia.

Si parla di come arrivare alla luce del Sole,
tracce di un percorso sulla sabbia,
la necessità di alzarsi e camminare,
seguendo quello con la torcia.

La torcia non è il Sole,
ma permette di camminare nella nebbia.
Chi ha la torcia ha già visto il Sole e sa come raggiungere la sua luce.

Il percorso è lungo:
qualcuno si perde,
ingannato da fuochi fauti,
gli altri rimangono vicini
e si aiutano a vicenda per non perdersi di nuovo.

La torcia illumina la strada,
spezzoni di vita di persone perse,
che non riconoscono la luce
neppure quando gli passa davanti al naso.
Adesso so perchè:
tengono gli occhi chiusi.

To be continued...