martedì 7 dicembre 2010

Il Re dei matti (1)

C'era una volta, in un villaggio alla periferia del regno di Uhr,
un maniscalco di nome Rokian.

Stanco di vedere le ingiustizie del Re abbattersi sui cittadini inermi,
aveva deciso in cuor suo che se fosse diventato Re avrebbe cambiato le cose...

Un giorno, mentre sistemava la carrozza di un commerciante,
questi gli disse "Ho sentito dire che vuoi diventare il Re di Uhr..."
"Cosa fa? Vuol prendermi in giro?" disse, fermandosi col martello a mezz'aria.
"Dico sul serio... credo che sia un obiettivo onorevole" continuò lo sconosciuto.
"Se è così...con tutte le mie forze, signore! Ma è un sogno impossibile..."
sospirò Rokian, continuando a battere sulle ruote.
"Impossibile per chi non sa come fare..." sussurrò il commerciante.

Passò del tempo, e le parole del commerciante giravano nella testa di Rokian,
come un criceto sulla sua ruota.
Finchè un giorno decise di andare al mercato e si imbattè in un banchetto di rarità orientali:
un telo viola faceva da contorno ad una scatola magica.
Elisir dei sogni impossibili era scritto in caratteri arabeschi.
Il bagatto del banchetto la vendeva a un prezzo esorbitante:
facendo due conti, avrebbe dovuto vendere la sua bottega per poterselo permettere.

Notti insonni, grandi dubbi lo assalivano,
ma alla fine decise di vendere tutto e comprare quella strana scatola.
Perse il rispetto dei suoi parenti e degli abitanti del paese;
qualcuno mise un cartello sulla sua porta "Il Re... dei matti".
ma a lui non importava, ormai ciò che contava era provare
se quanto aveva detto quel tale fosse realmente vero ...

CONTINUA

sabato 6 novembre 2010

L'ovvio volante

Un'automobilista perduto, chiede ad un passante:
"Scusi, signore, mi può dire dove mi trovo?"
"Ma certo!" risponde cortese il passante
"Lei è nella sua macchina!".

Quante volte mi sfugge l'ovvio di ciò che mi circonda...

eppure l'essenziale è sempre lì,
ad aspettare paziente
che mi ricordi di me.
XX - XVI - VIIII

mercoledì 3 novembre 2010

La trappola della mela marcia

Mi sento completo, mi sento realizzato: son caduto nella trappola.


Si chiude un ciclo, raggiungo un risultato e... TAC!
La realizzazione diventa presto una prigione,
che cerca di tener fermo qualcosa che fermo non può essere: la Vita.

Come un ruscello che di fronte ad un muretto forma un laghetto,
così la Vita ristagna, gradualmente, di fronte ad un risultato raggiunto.
E mi adagio sugli allori...

Ogni risultato va superato, perchè, in fin dei conti, il risultato non conta.

E' bello vedere gli alberi di autunno che perdono le foglie.
Bello vedere come la natura si concede ogni anno
allo stesso rito di abbandono del superfluo.

La pienezza dell'estate marcisce,
e dopo il frutto vengono i semi,
dopo i rami vestiti di foglie, le radici nella nuda terra.

Dovrei fare come le piante,
dopo aver realizzato un bel risultato,
lasciar andare i frutti del mio impegno,
far si che ne nascano i semi di un nuovo progetto,
affondando le radici nella consapevolezza del profondo.

In fondo il risultato non conta...conta la Vita.

XXI - XVI - XIII

martedì 5 ottobre 2010

Il buio che illumina la vita

Qualcuno disse che, in un tempo lontano,
dei saggi si misero nella gabbia dei leoni
e iniziarono a fissarli nelle palle degli occhi...

Questo fissare il leone negli occhi
mi ricorda da vicino ciò che ho provato tanti anni fa.

E' una sera di inizio inverno,
sotto le coperte calde della mia cameretta di bambino
fisso il buio della stanza.
E il pensiero della morte mi coglie inatteso.

Sento il peso di un invisibile macigno sopra il mio petto,
di colpo il gelo, il respiro ansioso, la necessità di stringermi dentro di me.
L'occhio della mente vuole distogliersi, ma resta per un attimo lì,
fisso su quel macigno.
Solo un attimo, che sembra infinito.

Quella porta spalancata sulla realtà della vita,
ha lasciato il segno d'un mistero che mi affascina e mi atterrisce.
Un mistero che mi sforzo di contattare ogni giorno.

In quella zona d'ombra e di silenzio
c'è un mondo di paure che mi condizionano la vita,
ma c'è anche un mondo creativo
che può cambiarmela.

L'in-conscio, ciò che non è conosciuto,
è una miniera d'oro.
All'inizio il tunnel buio spaventa,
ma abituati al buio,
si riesce a scorgere la brillantezza
delle pietre preziose che lo rivestono.


XI - I - VII

mercoledì 29 settembre 2010

Passaggio a miglior vita

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto;

Chi ha dato, ha dato, ha dato...

Nel motto popolare c'è una verità che vivo in questi giorni.
Chiudere con un esperienza di lavoro in cui ho dato molto e ho ricevuto molto.
Aprire con un'esperienza di lavoro nuova.

Mentre scrivo é mezzanotte:
tra oggi e domani,
nel momento del passaggio.

Un mio maestro diceva che i momenti di passaggio sono molto importanti.
Nella fase di passaggio dalla veglia al sonno e dal sonno alla veglia
sarebbe importante mantenere una certa attenzione,
una qualità della percezione che possiamo chiamare presenza.

La fase di passaggio chiude un ciclo e ne apre un altro,
ed è propio in questa fase che si concentra una certa energia:
l'energia di ciò che si è concluso e l'energia di ciò che si sta aprendo.

Nel mio caso sento l'importanza di chiudere, completare l'esperienza di lavoro passata,
portar a termine tutte quelle piccole faccende ancora inconcluse,
consegnare gli impegni ordinati nelle mani di chi mi sostituirà.

Questa compiutezza mi permette di chiudere energeticamente con l'esperienza,
raccogliere quanto è maturato e bruciare quanto è marcito,
per avere l'energia necessaria ad aprire la nuova esperienza che si offre.

E se invece di un nuovo lavoro si trattasse di una nuova vita?

XVII - XXI - XIII

domenica 19 settembre 2010

In casa mia ci son gli specchi

Tendenzialmente,
siamo figli dei nostri genitori.
Mostriamo le orme evidenti del loro passaggio sulla nostra infanzia.
Ma facciamo di tutto per non vederle...soprattutto quelle meno piacevoli...

Per quanto riguarda i miei, per esempio,
verso i vent'anni pensavo di essere quanto di più lontano potesse esserci sulla terra.
I miei genitori erano sostanzialmente degli estranei
che avevano avuto la fortuna di condividere la casa con un mezzo genio.

Camminavo con le mie belle fette di salame sugli occhi,
nascondendo gli specchi al mio passaggio,
per non veder riflessa l'immagine dei miei cari genitori.

Oggi li riconosco.
Mi rivedo la poltronaggine, il caos,
quel gusto pieno della critica, e tante altre amenità...

Le ho nascoste per bene, s'intende.
Nelle pieghe delle maschere sociali:
le mostro soprattutto quando si chiude la porta di casa.

Ma portandomi una moglie in casa
(come non averci pensato?)
mi son riempito la casa di specchi...

XIII.III.X

martedì 13 luglio 2010

Il cerchio magico

Mentre girovago su youtube, alla ricerca di qualcosa di interessante
mi "imbatto" in un video di Jodorowsky...

Racconta che ha provato diverse strade spirituali,
da occidente a oriente.
Cos'è che le accomuna tutte?
La necessità di imparare a morire.

Iniziare a morire durante la vita,
per poter rinascere a nuova vita.
"Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto."

Morire vuol dire lasciare andare il superfluo
per dare spazio all'essenziale che è dentro di noi.
Prepararsi quotidinamente a quel grande passaggio che è la morte fisica.

Come se in un grande porto,
indaffarati ad abbellire il molo,
ci dimenticassimo di attrezzare la nave.
Addirittura ci dimenticassimo di avere una nave,
di avere un viaggio da affrontare.

Lì su molo, a lucidar catene
sognamo un nuovo mondo,
ma preferiremmo vederlo dal molo,
come se il nuovo mondo potesse venire verso di noi
e non il contrario.

Quando poi s'alza il vento e arriva il momento di mollare le cime
la nave abbandonata è ormai incagliata nel fondale
inesorabilmente inutile...
finchè ci spostiamo su un altro molo,
nella speranza che stavolta vada meglio.

Ho iniziato a cercare quando, nel buio della mia stanza di bambino,
ho sentito il peso di quel mistero chiamato morte.

Mi rendo conto, dopo anni di ricerca,
che a cercar la vita nuova
si può solo incontrare una nuova morte.

E il cerchio
magicamente
si chiude.