Camminando per un mercato, Banzan colse un dialogo tra un macellaio e un suo cliente.
"Dammi il miglior pezzo di carne che hai" disse il cliente.
"Nella mia bottega tutto è il migliore" ribattè il macellaio "Qui non trovi un pezzo di carne che non sia il migliore".
A queste parole Banzan fu illuminato.
101 storie zen - N. Senzaki e P. Reps
Per questo lo abbiamo organizzato un anno prima, con calma.
Per questo abbiamo cercato di costruire un programma con le attività che sarebbero piaciute ai nostri invitati, portando attenzione anche ai particolari...
con l'intenzione che tutto fosse perfetto.
Pur sapendo che è impossibile, ho fatto di tutto per governare gli imprevisti.
Ma alla fine, c'è sempre qualcosa che va storto... o per lo meno così sembra.
Così sembra, perchè in realtà non va storto, va diritto... per la sua strada: è la vita.
E la vita ha una concezione peculiare del "diritto".
Avete mai visto un albero diritto?
Non esiste in natura niente che sia diritto, come noi lo intendiamo.
Nonostante questo la Vita è organizzata, segue delle leggi, segue una strada definita.
Rispetto agli alberi siamo noi quelli storti: noi che costruiamo le nostre case tracciando rette e cerchi perfetti; noi che cerchiamo di contenere la Vita dentro tante scatole, fisiche o mentali che siano.
E così, qualche tempo prima del nostro "giorno perfetto",
mi arrivò chiaro il messaggio:
stai tranquillo, tutto è perfetto così com'è.
Certo, è importante essere preparati ma è altrettanto importante essere aperti a ciò che arriva, altrimenti la preparazione diventa una chiusura: impedisce di cogliere la bellezza del reale.
E se si mette a piovere?
E se non riusciamo a fare tutto quello che ci siamo messi in mente di fare?
E se poi .... e se poi ...
Il messaggio è chiaro, ma è una strada in salita: la mente continua meccanicamente a preoccuparsi della perfezione, a cercare il controllo, mentre la cosa più sensata che può fare è semplicemente vivere la realtà, così come viene, di volta in volta, attimo per attimo.
Posso cogliere la perfezione nella macchia di sugo sulla tovaglia pulita, nella nota stonata sotto la doccia, nel sorriso rugoso di mio padre...
Semplicemente increspato,
come specchio d'acqua
accarezzato dal vento.
martedì 21 febbraio 2012
lunedì 13 febbraio 2012
Dal profondo dello stagno
Stanno festeggiando il loro 60° anniversario.
“Cara, c’è una cosa che è da tanto tempo che ti vorrei chiedere. Mi ha sempre colpito il fatto che il nostro decimo figlio non assomigli per niente agli altri nove. Voglio rassicurarti che la vita insieme a te è stata un’esperienza stupenda e la tua risposta non potrà in alcun modo modificare questo mio giudizio; ma io debbo sapere, il dubbio mi assilla da molti anni: ha egli un padre differente?”
La moglie china la testa incapace di guardare negli occhi il marito e commossa dal candore del marito, dopo alcuni secondi di pausa, confessa:
“Sì, caro, perdonami. E’ così”.
Il vecchio è profondamente abbattuto, la realtà di quello che la donna ha appena confessato è più forte di quello che si sarebbe aspettato. Con le lacrime agli occhi le chiede:
“Chi? Chi è il padre?”.
Nuovamente l’anziana donna china la testa, non vorrebbe rispondere, non riesce a trovare il coraggio di dire tutta la verità al marito. Ma alla fine, con un filo di voce, esclama:
“Tu…”
Vedo tante coppie intorno a me che hanno costruito le loro relazioni sulla menzogna e sul tradimento. Addirittura, in alcuni casi entrambi sanno tutto, ma preferiscono far finta di non sapere, preferiscono non parlarne per non affrontare la questione, per evitare il conflitto.
Al di là della retorica da oratorio, il pensiero realmente più diffuso è che la menzogna sia più semplice della verità e che eviti i problemi.
Ma è poi così vero?
Se guardo con attenzione alla mia vita, devo ammettere che la mezogna ha portato un sacco di problemi, di confusione, fuori e dentro di me. Si, perchè continuare a mentire agli altri porta a anche a mentire a se stessi, e viceversa.
Ci ho messo degli anni per districarmi da alcune bugie che mi sono raccontato e alla fine quello che ho ricavato è che dire al verità è più semplice.
Verità è constatazione: ciò che vedo, ciò che sento, ciò che provo. Niente di più, niente di meno.
E' un lavoro duro e costante, questo si, perchè è un lavoro controcorrente: la menzogna è un meccanismo radicato, scatta in automatico.
Ma è anche un lavoro benedetto, perchè aiuta a far emergere il divino che c'è in noi.
Come una bolla d'aria pura
che dal profondo dello stagno
risale l'acqua torbida
e scoppiando
si fonde con il cielo.
lunedì 6 febbraio 2012
Un calore più umano
Ho sentito alla radio che la Russia ha bloccato l'esportazione di gas naturale.
Poi hanno detto che il gas che arriva nelle nostre case viene per un terzo dalla Russia.
E siccome il gas non è come il sale... che quando sei lì che fai il sugo e all'ultimo momento ti accorgi che è finito, lo vai a chiedere al vicino.
Ecco, è un po' più complesso, sembra.
E allora dicono che stiamo facendo fuori le scorte.
"Se tutto va bene, questa crisi dovrebbe finire mercoledì... tempo permettendo".
Cosa vuol dire tempo permettendo?
"La Russia sta vivendo settimane di estremo freddo e preferiscono tenersi il gas per loro".
Ah.
"Comunque stiamo chiedendo più gas alla Libia e all'Algeria...oddio, in Algeria sta nevicando... forse loro ce ne daranno un po' meno. Comunque ci sono sempre le scorte."
Già dimenticavo: le scorte.
Quelle che ci fanno arrivare a mercoledì. E tra una settimana?
Devo ammettere che mi sono preoccupato.
Lo so che capita ogni anno, ormai.
La Russia chiude il rubinetto, scatta l'allarme, poi passa e nessuno se ne ricorda più; ma la prospettiva che il sistema non regga mi sembra abbastanza realistica.
Quello che in questi momenti mi risulta più difficile è spostare l'attenzione dalla preoccupazione per la catastrofe, alla comprensione del fatto che l'equilibrio precario in cui stiamo vivendo avrà una fine. Ed è naturale che sia così.
Non solo è naturale, ma è giusto che sia così.
La Terra non può reggere il peso che le stiamo caricando sulle spalle. Per cui il cambiamento, lento o repentino che sia, è necessario. E' comunuqe un cambiamento che porta ad un nuovo equilibrio.
L'osservazione della natura mi ricorda che non esistono equilibri stabili, che ogni condizione di stabilità è momentanea.
Quindi sta a noi scegliere con coraggio se ostacolare o favorire il cambiamento.
Possiamo scegliere di dare energia ad un diffuso movimento planetario verso un nuovo equilibrio, che ristabilisca un giusto rapporto tra noi e la Terra, a partire da una delle cose che sta alla base della nostra vita, e che a volte diamo per scontata: il calore.
Poi hanno detto che il gas che arriva nelle nostre case viene per un terzo dalla Russia.
E siccome il gas non è come il sale... che quando sei lì che fai il sugo e all'ultimo momento ti accorgi che è finito, lo vai a chiedere al vicino.
Ecco, è un po' più complesso, sembra.
E allora dicono che stiamo facendo fuori le scorte.
"Se tutto va bene, questa crisi dovrebbe finire mercoledì... tempo permettendo".
Cosa vuol dire tempo permettendo?
"La Russia sta vivendo settimane di estremo freddo e preferiscono tenersi il gas per loro".
Ah.
"Comunque stiamo chiedendo più gas alla Libia e all'Algeria...oddio, in Algeria sta nevicando... forse loro ce ne daranno un po' meno. Comunque ci sono sempre le scorte."
Già dimenticavo: le scorte.
Quelle che ci fanno arrivare a mercoledì. E tra una settimana?
Devo ammettere che mi sono preoccupato. Lo so che capita ogni anno, ormai.
La Russia chiude il rubinetto, scatta l'allarme, poi passa e nessuno se ne ricorda più; ma la prospettiva che il sistema non regga mi sembra abbastanza realistica.
Quello che in questi momenti mi risulta più difficile è spostare l'attenzione dalla preoccupazione per la catastrofe, alla comprensione del fatto che l'equilibrio precario in cui stiamo vivendo avrà una fine. Ed è naturale che sia così.
Non solo è naturale, ma è giusto che sia così.
La Terra non può reggere il peso che le stiamo caricando sulle spalle. Per cui il cambiamento, lento o repentino che sia, è necessario. E' comunuqe un cambiamento che porta ad un nuovo equilibrio.
L'osservazione della natura mi ricorda che non esistono equilibri stabili, che ogni condizione di stabilità è momentanea.
Quindi sta a noi scegliere con coraggio se ostacolare o favorire il cambiamento.Possiamo scegliere di dare energia ad un diffuso movimento planetario verso un nuovo equilibrio, che ristabilisca un giusto rapporto tra noi e la Terra, a partire da una delle cose che sta alla base della nostra vita, e che a volte diamo per scontata: il calore.
martedì 22 febbraio 2011
La faccia della cassiera
Nel mondo del keep in touch e del connecting people
abbiamo sempre più necessità di buone relazioni.
Sarà per questo che uno degli oggetti più acquistati è il cellulare?
La pubblicità punta su una gamma multiforme di prodotti,
potenzia il collegamento con le propria community di amici,
con la propria tribù.
Addirittura ho visto una funzione che permette ai propri amici di sapere dove si è esattamente,
in ogni momento in cui si vuole renderlo pubblico:
in quale locale stiamo bevendo un coca e rum, o dove siamo andati a cena, ecc.
La tribù lancia i suoi segnali di fumo, si localizza, si fotografa, si tagga, si commenta...
Eppure sembra che ci sia sempre più necessità di buone relazioni.
Sane, durature, significative relazioni.
Com'è 'sta storia?
E' più semplice imparare la nuova funzione dell'I-POD
che imparare a costruire una relazione,
fatta di ascolto, di comprensione, di rispetto.
Sarà per questo che quando vado a fare la spesa alla COOP
so a memoria cosa c'è nel reparto hi-tech
ma non ricordo la faccia della cassiera?
domenica 6 febbraio 2011
Il treno sotto la finestra
"Non perdere l'occasione!"
"Cogli l'attimo!"
"Il treno passa una sola volta!"
Quante volte la pubblicità coglie la nostra attenzione con frasi come queste?
Probabilmente fa così presa sul nostro inconscio perchè sappiamo che ci stiamo perdendo qualcosa, ma non sappiamo bene cosa.
Ma cos'è questo treno che abbiamo continuamente la sensazione di perdere?
La nostra vita ci ha insegnato, in qualche modo, che ogni esperienza ha un tempo per esser colta.
Come gli anni che passano, le stagioni che finiscono, il Sole che muore ogni giorno.
E allo stesso modo ci ricorda che le esperienze tornano ciclicamente.
Ma non per sempre.
E allora la saggezza dell'uomo ci ripete da milleni che è meglio oggi, piuttosto che domani.
Se so già cosa voglio fare, perchè farlo domani?
Se non lo so, perchè rimandare a domani la domanda?
La parte di noi che non vuole prendere quel treno, ci dice che domani siamo sempre in tempo.
Il problema è che domani ci siamo dimenticati della destinazione, del treno e anche della stazione.
Ci riappisoliamo, nella speranza che il prossimo fischio di treno ci svegli.
Ma ogni volta il sonno è più profondo e il fischio più debole.
Vegliamo sempre, perchè non sappiamo nè il giorno nè l'ora.
Compriamo il biglietto e andiamo in stazione.
Non ho visto molti treni passare sotto casa : )
"Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero."
Orazio
"Cogli l'attimo!"
"Il treno passa una sola volta!"
Quante volte la pubblicità coglie la nostra attenzione con frasi come queste?
Probabilmente fa così presa sul nostro inconscio perchè sappiamo che ci stiamo perdendo qualcosa, ma non sappiamo bene cosa.
Ma cos'è questo treno che abbiamo continuamente la sensazione di perdere?
La nostra vita ci ha insegnato, in qualche modo, che ogni esperienza ha un tempo per esser colta.
Come gli anni che passano, le stagioni che finiscono, il Sole che muore ogni giorno.
E allo stesso modo ci ricorda che le esperienze tornano ciclicamente.
Ma non per sempre.
E allora la saggezza dell'uomo ci ripete da milleni che è meglio oggi, piuttosto che domani.
Se so già cosa voglio fare, perchè farlo domani?
Se non lo so, perchè rimandare a domani la domanda?
La parte di noi che non vuole prendere quel treno, ci dice che domani siamo sempre in tempo.
Il problema è che domani ci siamo dimenticati della destinazione, del treno e anche della stazione.
Ci riappisoliamo, nella speranza che il prossimo fischio di treno ci svegli.
Ma ogni volta il sonno è più profondo e il fischio più debole.
Vegliamo sempre, perchè non sappiamo nè il giorno nè l'ora.
Compriamo il biglietto e andiamo in stazione.
Non ho visto molti treni passare sotto casa : )
"Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero."
Orazio
giovedì 3 febbraio 2011
Stitichezza da ascensore
"Io dall'uovo
non mi muovo
se non so che cosa trovo
fuor dell'uscio
del mio guscio..."
Un pulcin così pensò,
e nel guscio si tappò
tanto ben... che soffocò.
G. Rodari
Una volta c'erano i riti di passaggio.
Prendi quattro stracci, vai nel bosco, a contatto con la natura e con le tue paure.
Se ne esci sano e salvo hai superato la prova e sei pronto ad abbracciare un'altra parte della tua vita.
Ho 33 anni e ho paura dell'ascensore.
Faccio una "fatica" incredibile per prenderlo, e la paura è ancora lì.
E' una paura che mi porto dietro da quando ero piccolo.
Son rimasto chiuso in ascensore due volte di seguito.
Poi ho deciso che basta.
E mi sono raccontato che le scale erano meglio.
Tutta salute.
Quello che mi manca evidentemente è la coscienza del passaggio.
Nel senso che quando vado in ascensore guardo ovunque...
fuorchè dentro di me.
Non sono cosciente di ciò che mi accade.
Il mantra è "adesso arriva, adesso arriva...".
Poi arriva puntuale il contrappunto "E se si fermasse adesso?"
La paura è lì, la sento e rimane ben salda.
A ben guardare, la nostra vita è piena di passaggi.
Ad ogni passaggio ci viene chiesto di mollare qualcosa per accogliere qualcos'altro.
Mi sposo e mollo la vecchia vita, le vecchie relazioni, le vecchie modalità di essere coppia,
per abbracciare una sposa per tutta la vita,
un nuovo modo di costruire relazione,
un nuovo orizzonte da guardare insieme.
Son tanti i passaggi nella nostra vita, ma pochi li riusciamo a vivere come un rito.
E un rito per essere tale ha bisogno di un briciolo di coscienza;
altrimenti rischio di non mollare il passato e accumulare,
e se accumulo non riesco ad accogliere il futuro.
Avete presente uno stitico?
non mi muovo
se non so che cosa trovo
fuor dell'uscio
del mio guscio..."
Un pulcin così pensò,
e nel guscio si tappò
tanto ben... che soffocò.
G. Rodari
Una volta c'erano i riti di passaggio.
Prendi quattro stracci, vai nel bosco, a contatto con la natura e con le tue paure.
Se ne esci sano e salvo hai superato la prova e sei pronto ad abbracciare un'altra parte della tua vita.
Ho 33 anni e ho paura dell'ascensore.
Faccio una "fatica" incredibile per prenderlo, e la paura è ancora lì.
E' una paura che mi porto dietro da quando ero piccolo.
Son rimasto chiuso in ascensore due volte di seguito.
Poi ho deciso che basta.
E mi sono raccontato che le scale erano meglio.
Tutta salute.
Quello che mi manca evidentemente è la coscienza del passaggio.
Nel senso che quando vado in ascensore guardo ovunque...
fuorchè dentro di me.
Non sono cosciente di ciò che mi accade.
Il mantra è "adesso arriva, adesso arriva...".
Poi arriva puntuale il contrappunto "E se si fermasse adesso?"
La paura è lì, la sento e rimane ben salda.
A ben guardare, la nostra vita è piena di passaggi.
Ad ogni passaggio ci viene chiesto di mollare qualcosa per accogliere qualcos'altro.
Mi sposo e mollo la vecchia vita, le vecchie relazioni, le vecchie modalità di essere coppia,
per abbracciare una sposa per tutta la vita,
un nuovo modo di costruire relazione,
un nuovo orizzonte da guardare insieme.
Son tanti i passaggi nella nostra vita, ma pochi li riusciamo a vivere come un rito.
E un rito per essere tale ha bisogno di un briciolo di coscienza;
altrimenti rischio di non mollare il passato e accumulare,
e se accumulo non riesco ad accogliere il futuro.
Avete presente uno stitico?
martedì 25 gennaio 2011
Il rossetto sulle labbra
Dopo tanto tempo abbiamo rivisto il film "Il pianeta verde".
E' uno di quei film che vanno visti almeno una volta nella vita,
ma anche due o tre.
Una visione aliena sulla nostra condizione di esseri umani,
divertente e commovente.
C'è uno scena in particolare che mi piace, e che vi consiglio: quella del rossetto...
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