Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto;
Chi ha dato, ha dato, ha dato...
Nel motto popolare c'è una verità che vivo in questi giorni.
Chiudere con un esperienza di lavoro in cui ho dato molto e ho ricevuto molto.
Aprire con un'esperienza di lavoro nuova.
Mentre scrivo é mezzanotte:
tra oggi e domani,
nel momento del passaggio.
Un mio maestro diceva che i momenti di passaggio sono molto importanti.
Nella fase di passaggio dalla veglia al sonno e dal sonno alla veglia
sarebbe importante mantenere una certa attenzione,
una qualità della percezione che possiamo chiamare presenza.
La fase di passaggio chiude un ciclo e ne apre un altro,
ed è propio in questa fase che si concentra una certa energia:
l'energia di ciò che si è concluso e l'energia di ciò che si sta aprendo.
Nel mio caso sento l'importanza di chiudere, completare l'esperienza di lavoro passata,
portar a termine tutte quelle piccole faccende ancora inconcluse,
consegnare gli impegni ordinati nelle mani di chi mi sostituirà.
Questa compiutezza mi permette di chiudere energeticamente con l'esperienza,
raccogliere quanto è maturato e bruciare quanto è marcito,
per avere l'energia necessaria ad aprire la nuova esperienza che si offre.
E se invece di un nuovo lavoro si trattasse di una nuova vita?
XVII - XXI - XIII
mercoledì 29 settembre 2010
domenica 19 settembre 2010
In casa mia ci son gli specchi
Tendenzialmente,
siamo figli dei nostri genitori.
Mostriamo le orme evidenti del loro passaggio sulla nostra infanzia.
Ma facciamo di tutto per non vederle...soprattutto quelle meno piacevoli...
Per quanto riguarda i miei, per esempio,
verso i vent'anni pensavo di essere quanto di più lontano potesse esserci sulla terra.
I miei genitori erano sostanzialmente degli estranei
che avevano avuto la fortuna di condividere la casa con un mezzo genio.
Camminavo con le mie belle fette di salame sugli occhi,
nascondendo gli specchi al mio passaggio,
per non veder riflessa l'immagine dei miei cari genitori.
Oggi li riconosco.
Mi rivedo la poltronaggine, il caos,
quel gusto pieno della critica, e tante altre amenità...
Le ho nascoste per bene, s'intende.
Nelle pieghe delle maschere sociali:
le mostro soprattutto quando si chiude la porta di casa.
Ma portandomi una moglie in casa
(come non averci pensato?)
mi son riempito la casa di specchi...
XIII.III.X
siamo figli dei nostri genitori.
Mostriamo le orme evidenti del loro passaggio sulla nostra infanzia.
Ma facciamo di tutto per non vederle...soprattutto quelle meno piacevoli...
Per quanto riguarda i miei, per esempio,
verso i vent'anni pensavo di essere quanto di più lontano potesse esserci sulla terra.
I miei genitori erano sostanzialmente degli estranei
che avevano avuto la fortuna di condividere la casa con un mezzo genio.
Camminavo con le mie belle fette di salame sugli occhi,
nascondendo gli specchi al mio passaggio,
per non veder riflessa l'immagine dei miei cari genitori.
Oggi li riconosco.
Mi rivedo la poltronaggine, il caos,
quel gusto pieno della critica, e tante altre amenità...
Le ho nascoste per bene, s'intende.
Nelle pieghe delle maschere sociali:
le mostro soprattutto quando si chiude la porta di casa.
Ma portandomi una moglie in casa
(come non averci pensato?)
mi son riempito la casa di specchi...
XIII.III.X
martedì 13 luglio 2010
Il cerchio magico
Mentre girovago su youtube, alla ricerca di qualcosa di interessante
mi "imbatto" in un video di Jodorowsky...
Racconta che ha provato diverse strade spirituali,
da occidente a oriente.
Cos'è che le accomuna tutte?
La necessità di imparare a morire.
Iniziare a morire durante la vita,
per poter rinascere a nuova vita.
"Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto."
Morire vuol dire lasciare andare il superfluo
per dare spazio all'essenziale che è dentro di noi.
Prepararsi quotidinamente a quel grande passaggio che è la morte fisica.
Come se in un grande porto,
indaffarati ad abbellire il molo,
ci dimenticassimo di attrezzare la nave.
Addirittura ci dimenticassimo di avere una nave,
di avere un viaggio da affrontare.
Lì su molo, a lucidar catene
sognamo un nuovo mondo,
ma preferiremmo vederlo dal molo,
come se il nuovo mondo potesse venire verso di noi
e non il contrario.
Quando poi s'alza il vento e arriva il momento di mollare le cime
la nave abbandonata è ormai incagliata nel fondale
inesorabilmente inutile...
finchè ci spostiamo su un altro molo,
nella speranza che stavolta vada meglio.
Ho iniziato a cercare quando, nel buio della mia stanza di bambino,
ho sentito il peso di quel mistero chiamato morte.
Mi rendo conto, dopo anni di ricerca,
che a cercar la vita nuova
si può solo incontrare una nuova morte.
E il cerchio
magicamente
si chiude.
mi "imbatto" in un video di Jodorowsky...
Racconta che ha provato diverse strade spirituali,
da occidente a oriente.
Cos'è che le accomuna tutte?
La necessità di imparare a morire.
Iniziare a morire durante la vita,
per poter rinascere a nuova vita.
"Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto."
Morire vuol dire lasciare andare il superfluo
per dare spazio all'essenziale che è dentro di noi.
Prepararsi quotidinamente a quel grande passaggio che è la morte fisica.
Come se in un grande porto,
indaffarati ad abbellire il molo,
ci dimenticassimo di attrezzare la nave.
Addirittura ci dimenticassimo di avere una nave,
di avere un viaggio da affrontare.
Lì su molo, a lucidar catene
sognamo un nuovo mondo,
ma preferiremmo vederlo dal molo,
come se il nuovo mondo potesse venire verso di noi
e non il contrario.
Quando poi s'alza il vento e arriva il momento di mollare le cime
la nave abbandonata è ormai incagliata nel fondale
inesorabilmente inutile...
finchè ci spostiamo su un altro molo,
nella speranza che stavolta vada meglio.
Ho iniziato a cercare quando, nel buio della mia stanza di bambino,
ho sentito il peso di quel mistero chiamato morte.
Mi rendo conto, dopo anni di ricerca,
che a cercar la vita nuova
si può solo incontrare una nuova morte.
E il cerchio
magicamente
si chiude.
domenica 20 giugno 2010
L'ottava parte due
Un'ottava ascendente passa da una frequenza bassa ad una più elevata:
ho finito di mangiare, mi metto a pulire i piatti e la cucina.
Da una situazione di caos arrivo ad una situazione di ordine.
In altre parole, dal grossolano al sottile.
Gli intervalli, come dicevamo la volta scorsa sono due:
uno poco dopo l'inizio e uno a ridosso della fine.
In un'ottava ascendente il primo intervallo è più o meno questo:
inizio a sistemare...dopo poco mi viene già voglia di lasciar perdere e rimandare a domani mattina (intervallo MI-FA)
poi ingrano e lavare non pesa più, tanto che mi metto pure ad asciugare e rimettere i piatti a posto....finchè arriva il momento di pulire i fornelli...
"beh ho già lavato abbastanza per stasera...e poi i fornelli non sono così necessari, non sono neanche tanto sporchi..." (intervallo SI-DO)
In entrambi i casi se non intervenisse un fattore esterno (il cosiddetto shock), rischio di deviare dalla direzione che mi ero prefisso e rimando magari al giorno dopo (giustificando per benino il tutto con qualche scusa inventata per l'occasione).
Lo shock accidentale può essere per esempio qualcuno che mi osserva.
L'alternativa interessante è fare intervenire un fattore interno, una motivazione autoindotta:
"dai, è poca roba, tra dieci minuti ho finito"
Il primo intervallo è più semplice da colmare, il lavoro è già avviato e sono ad una frequenza bassa, quindi lo sforzo è minore.
Cambia invece il secondo, perchè essendo ad una frequenza più alta, necessita di più energia per colmarlo:
si tratta della famosa ciliegina sulla torta,
l'ultimo tocco dell'artista al quadro,
la tesi per concludere la laurea...
Qua lo shock accidentale o quello autoindotto devono essere più forti, più elevati:
"un ultimo sforzo, così domattina trovo già tutto pulito!"
Qualcuno di voi ci si ritrova?
ho finito di mangiare, mi metto a pulire i piatti e la cucina.
Da una situazione di caos arrivo ad una situazione di ordine.
In altre parole, dal grossolano al sottile.
Gli intervalli, come dicevamo la volta scorsa sono due:
uno poco dopo l'inizio e uno a ridosso della fine.
In un'ottava ascendente il primo intervallo è più o meno questo:
inizio a sistemare...dopo poco mi viene già voglia di lasciar perdere e rimandare a domani mattina (intervallo MI-FA)
poi ingrano e lavare non pesa più, tanto che mi metto pure ad asciugare e rimettere i piatti a posto....finchè arriva il momento di pulire i fornelli...
"beh ho già lavato abbastanza per stasera...e poi i fornelli non sono così necessari, non sono neanche tanto sporchi..." (intervallo SI-DO)
In entrambi i casi se non intervenisse un fattore esterno (il cosiddetto shock), rischio di deviare dalla direzione che mi ero prefisso e rimando magari al giorno dopo (giustificando per benino il tutto con qualche scusa inventata per l'occasione).
Lo shock accidentale può essere per esempio qualcuno che mi osserva.
L'alternativa interessante è fare intervenire un fattore interno, una motivazione autoindotta:
"dai, è poca roba, tra dieci minuti ho finito"
Il primo intervallo è più semplice da colmare, il lavoro è già avviato e sono ad una frequenza bassa, quindi lo sforzo è minore.
Cambia invece il secondo, perchè essendo ad una frequenza più alta, necessita di più energia per colmarlo:
si tratta della famosa ciliegina sulla torta,
l'ultimo tocco dell'artista al quadro,
la tesi per concludere la laurea...
Qua lo shock accidentale o quello autoindotto devono essere più forti, più elevati:
"un ultimo sforzo, così domattina trovo già tutto pulito!"
Qualcuno di voi ci si ritrova?
mercoledì 2 giugno 2010
L'ottava parte uno
Una delle 48 leggi che regolano la nostra vita sulla Terra è la legge del sette o legge dell'ottava.
Una legge conosciuta da alcuni popoli antichi,
che decisero di "fissarla" attraverso la musica creando la scala delle sette note musicali.
Ed è proprio dalla scala musicale che si può comprendere chiaramente come funziona questa legge.
DO RE MI FA SOL LA SI DO
Tra un DO e quello successivo si dice che ci sia un'ottava (otto note).
Un ottava ascendente se salgo di frequenza, un'ottava discendente se scendo.
La frequenza infatti è una caratteristica delle note musicali (e dei suoni in genere).
Tra un DO e quello successivo tale frequenza raddoppia.
Le note che stanno in mezzo sono come i pioli di una scala che permettono di salire o scendere.
La particolarità è che i pioli non sono tutti alla stessa distanza uno dall'altro.
Di solito tra una nota e l'altra si dice che ci sia un "tono" che può essere diviso in due "semitoni" (i famosi bemolle e diesis).
Vi siete mai chiesti come mai tra MI-FA e tra SI-DO invece c'è solo un "semitono"?
Io ho studiato musica e non me lo sono mai chiesto.
Ho dato per scontato che fosse così e basta...
Invece proprio in questo sta la particolarità della legge d'ottava.
Una legge conosciuta da alcuni popoli antichi,
che decisero di "fissarla" attraverso la musica creando la scala delle sette note musicali.
Ed è proprio dalla scala musicale che si può comprendere chiaramente come funziona questa legge.
DO RE MI FA SOL LA SI DO
Tra un DO e quello successivo si dice che ci sia un'ottava (otto note).
Un ottava ascendente se salgo di frequenza, un'ottava discendente se scendo.
La frequenza infatti è una caratteristica delle note musicali (e dei suoni in genere).
Tra un DO e quello successivo tale frequenza raddoppia.
Le note che stanno in mezzo sono come i pioli di una scala che permettono di salire o scendere.
La particolarità è che i pioli non sono tutti alla stessa distanza uno dall'altro.
Di solito tra una nota e l'altra si dice che ci sia un "tono" che può essere diviso in due "semitoni" (i famosi bemolle e diesis).
Vi siete mai chiesti come mai tra MI-FA e tra SI-DO invece c'è solo un "semitono"?
Io ho studiato musica e non me lo sono mai chiesto.
Ho dato per scontato che fosse così e basta...
Invece proprio in questo sta la particolarità della legge d'ottava.
mercoledì 26 maggio 2010
Il Transatlantico
Siamo a due.
Dopo Puzza Puzza è arrivato anche Fra-Terno, il secondo gattino.
E il bello è che ho scoperto di essere allergico ai gatti...
Che il mio inconscio mi voglia dire qualcosa? : )
Apro il libro di Medicina Analogica alla voce "allergia ai peli di animali":
"considerato che il pelo animale è morbido, caldo, avvolgente e di natura animalesca, tale allergia può comunicare simbolicamente il coinvolgimento della sfera istintiva-sessuale, componente animalesca dell'uomo."
I miei gatti fan quel che gli pare, senza remore nè menate.
Vivono in rapporto diretto con i loro desideri.
Come un marinaio su una barchetta, con il timone saldamente in mano e le gambe ammollo nell'acqua fresca e limpida.
Sarà per questo che in fondo in fondo li invidio e starnutisco?
A me sembra di essere un mozzo su un transatlantico:
troppo lontano dai comandi e troppo in alto per buttarmi in mare.
Eppure anch'io una volta avevo una barchetta a remi...
Dopo Puzza Puzza è arrivato anche Fra-Terno, il secondo gattino.
E il bello è che ho scoperto di essere allergico ai gatti...
Che il mio inconscio mi voglia dire qualcosa? : )
Apro il libro di Medicina Analogica alla voce "allergia ai peli di animali":
"considerato che il pelo animale è morbido, caldo, avvolgente e di natura animalesca, tale allergia può comunicare simbolicamente il coinvolgimento della sfera istintiva-sessuale, componente animalesca dell'uomo."
I miei gatti fan quel che gli pare, senza remore nè menate.
Vivono in rapporto diretto con i loro desideri.
Come un marinaio su una barchetta, con il timone saldamente in mano e le gambe ammollo nell'acqua fresca e limpida.
Sarà per questo che in fondo in fondo li invidio e starnutisco?
A me sembra di essere un mozzo su un transatlantico:
troppo lontano dai comandi e troppo in alto per buttarmi in mare.
Eppure anch'io una volta avevo una barchetta a remi...
martedì 18 maggio 2010
La grande montagna
Da piccolo pensavo che sapere tante cose
sarebbe stato un modo semplice e sicuro per diventare un figo.
Così mi sono messo a divorar libri ed enciclopedie,
nell'attesa che il mio sapere in crescita potesse impressionare qualche ragazza.
La mia ambizione più grande è diventata saper sempre cosa dire,
in qualsiasi situazione.
Questo ha comportato un piccolo svantaggio.
Adesso so cosa dire, ma non so cosa fare,
oppure se so cosa fare...non lo faccio.
Se dovessi cercare dentro di me un'immagine per rappresentarlo,
useri quella del concime.
Il concime si accumula, un po' come il sapere.
Se ne potrebbero fare delle montagne,
ma se poi la terra da coltivare è poca,
si rischia di rimanere immersi nel letame.
E può risultare persino dannoso per la terra stessa.
Il concime va dosato in base alla terra che si ha.
Maggiore è la terra, maggiore il concime che serve.
Il concime non si sparge così com'è,
prima bisogna farlo maturare:
bisogna mischiarlo alla terra e attendere un tempo.
Mischiare il sapere con il fare, col tempo, crea il saper fare.
A quel punto bisogna spargerlo.
Bisogna fare. Essere ciò he si predica.
Altrimenti rimane sempre e soltanto
una gran montagna di merda.
sarebbe stato un modo semplice e sicuro per diventare un figo.
Così mi sono messo a divorar libri ed enciclopedie,
nell'attesa che il mio sapere in crescita potesse impressionare qualche ragazza.
La mia ambizione più grande è diventata saper sempre cosa dire,
in qualsiasi situazione.
Questo ha comportato un piccolo svantaggio.
Adesso so cosa dire, ma non so cosa fare,
oppure se so cosa fare...non lo faccio.
Se dovessi cercare dentro di me un'immagine per rappresentarlo,
useri quella del concime.
Il concime si accumula, un po' come il sapere.
Se ne potrebbero fare delle montagne,
ma se poi la terra da coltivare è poca,
si rischia di rimanere immersi nel letame.
E può risultare persino dannoso per la terra stessa.
Il concime va dosato in base alla terra che si ha.
Maggiore è la terra, maggiore il concime che serve.
Il concime non si sparge così com'è,
prima bisogna farlo maturare:
bisogna mischiarlo alla terra e attendere un tempo.
Mischiare il sapere con il fare, col tempo, crea il saper fare.
A quel punto bisogna spargerlo.
Bisogna fare. Essere ciò he si predica.
Altrimenti rimane sempre e soltanto
una gran montagna di merda.
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